Otto medaglie d’oro olimpiche, primatista mondiale nei 100 e 200 metri piani oltre che nella 4 x 100 m: Usain Bolt è senza dubbio il più grande velocista della storia. Ma oltre l’atletica, il giamaicano non ha mai fatto mistero della sua grande passione: il calcio. E dopo il suo ritiro dalla scena internazionale, con i Mondiali di Londra 2017, sta provando a fare sul serio anche con il pallone tra i piedi. Un provino con il Borussia Dortmund, complice lo sponsor comune, non ha dato le risposte sperate dal campione: “Penso abbia del talento, ma c’è molto lavoro da fare. Nel calcio è tutta questione di movimenti e applicazione, ma è importante che Bolt si sia divertito” ha dichiarato Stöger, l’allora tecnico dei gialloneri.

Quanto deve essere difficile, per chi è abituato ad essere il migliore per distacco, prendere coscienza di non poter ottenere altrettanto anche nel calcio? Ma Usain non si è arreso: una breve esperienza con i norvegesi dello Strømsgodset poi, nelle scorse settimane, un periodo di prova in Australia, nelle fila dei Central Coast Mariners: tanta attenzione mediatica, un paio di gol in amichevole, un’offerta di contratto giudicata troppo bassa. Il rapporto con gli australiani si è così interrotto, e il sogno di diventare calciatore professionista sembra allontanarsi. Per ora..


Bolt è solo l’ultimo esempio di campioni che provano a mettersi in gioco in discipline diverse da quelle che li hanno resi grandi: che cosa li spinge?

E poi se la gente sa
E la gente lo sa che sai suonare
Suonare ti tocca
Per tutta la vita

“Il suonatore Jones” F. De Andrè

Quando sai fare qualcosa meglio di molti altri, magari meglio di tutti gli altri, viene dato per scontato che tu faccia quello: giorno dopo giorno, competizione dopo competizione, fino a quando resti un vincente. Fino a quando non arriva qualcuno più bravo di te, o il corpo non presenta il conto. Nulla da obiettare, si dirà: essere uno sportivo professionista è una gran fortuna, un qualcosa che solo pochissimi riescono a realizzare. Ma per qualcuno, può diventare una prigione.

C’è chi, in qualche modo, tiene duro. Andre Agassi, otto titoli dello Slam, uno dei più forti tennisti di sempre, non ha mai fatto mistero di odiare il tennis: “Ho odiato il tennis di una passione oscura e segreta. Nessuno mi ha mai domandato se volessi giocare a tennis e ancor meno se volessi renderlo la mia vita”, ha scritto nella sua autobiografia. Solo in tempi recenti, trascorsi anni dal ritiro, ha dichiarato: “Ora che mi sono ritirato sono felice dei miei anni passati nel tennis. Non lo odio più“.

Oppure c’è chi prende decisioni drastiche. Pablo Daniel Osvaldo: testa difficile da registrare, ma sul talento non si discute. Non si indossano infatti per caso le maglie di Roma, Inter, Juventus, senza dimenticare quella della Nazionale azzurra. Nonostante ciò nel 2016, a soli 30 anni, arriva il ritiro. Per dedicarsi alla musica: “Il calcio non era più il mio mondo. Solo un business senza passione che iniziavo a odiare. Ora c‘è la musica. Con Sergio, Taissen, Julen e Agustin abbiamo fondato i ‘Barrio Viejo’. Vorrei ci ascoltassero per il nostro valore, non per il mio nome”.

C’è chi invece, cerca altre vie. Florent Manadou, oro olimpico nei 50 stile libero a Londra 2012, dichiarava nel 2014: “Il nuoto? Non è la mia passione. Nuotare tanto per nuotare non mi piace. Sarei stato altrettanto contento di vincere in un’altra disciplina”. Il fratello d’arte, dopo due argenti a Rio 2016, ha così preso una pausa dalle piscine: ora si diletta con la pallamano, provando a diventare un professionista. Nel febbraio di quest’anno ha rilasciato un’intervista a Le Parisien, affermando di darsi “un anno e mezzo per capire se posso far parte di una squadra pro. Nello sport, se sei capace ti prendono, se non lo sei no. È anche per questo che mi piace”.

In questo senso, l’esempio più famoso resta quello di Michael Jordan. Nel 1993, quando Michael ha già tre anelli di campione Nba al dito, il padre viene assassinato. Per Jordan è un colpo durissimo, che lo porta a una profonda riflessione conclusa con uno scioccante addio al basket, per tentare la carriera nel baseball, vera grande passione paterna. “Voglio dimostrare di poter primeggiare anche in un’altra disciplina“, annuncia His Airness. I risultati sono però modesti e la chiamata della Major League Baseball, la più importante lega professionistica del mondo, non arriva. Michael torna così sul parquet, e non certo per onore di firma: tra il 1995 e il 1998 ottiene infatti – con i suoi Chiacago Bulls – altri tre titoli, entrando per sempre nella leggenda.

Ma chi ha avuto davvero successo passando da una disciplina ad un’altra?
Ester Ledecká – alle recenti Olimpiadi di Pyeongchang 2018 – ha compiuto un’impresa straordinaria, mai riuscita prima a una donna: medaglia d’oro nello slalom gigante di snowboard, sua specialità di elezione e, a sorpresa, nel supergigante di sci alpino.


Il migliore in assoluto è però uno sportivo poco noto alle nostre latitudini: Deion Sanders, ex giocatore di football americano e parallelamente di baseball. Già, perché durante le sue 14 stagioni sui campi della Nfl – in cui ha conquistato due Super Bowl, guadagnando l’ingresso nella Hall of Fame – Sanders ha giocato anche nella Major League, prendendo parte alle World Series: un po’ come se Cristiano Ronaldo, dopo le Champions conquistate a Madrid, in questa stagione disputasse la finale di Eurolega con l’Olimpia Milano! 

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