Negli anni Cinquanta fu introdotto il termine “centro-campista”, scritto dapprima con il trattino e, in seguito, tutto unito. Il vocabolo venne utilizzato da Gianni Brera nel momento in cui gli allenatori italiani adottarono un modulo di gioco più difensivo, intenzionato a proteggere la difesa. Lo stesso Brera fu il teorico del “gioco all’italiana”, fatto di difesa chiusa e contropiede.

“Santo catenaccio mille volte reietto e pur sempre da esaltare – scriveva Brera – elementare tattica della difesa in forze, del corridoio chiuso, dell’uomo di riserva sulla seconda battuta di dribbling. Ora che sono appannati i riflessi e le forze mancano, difendersi è più facile che attaccare“. 

Le squadre italiane furono per anni definite catenacciare, proprio per indicare questo stile di gioco incentrato su una difesa forsennata che coinvolgeva tutti gli 11 giocatori a stazionarsi negli ultimi 30 metri di campo. Questa tecnica, adottata dalle squadre minori per difendere il risultato o per evitare le cosiddette goleade, ha fatto si che la nostra Serie A diventasse troppo tattica e, a tratti, noiosa.

Nel week end del 10-11 novembre 2018, il campionato italiano ha registrato il maggior numero di gol a pari merito con la Liga spagnola. Sono stati segnati in totale 33 gol, una media di 3,3 gol a partita. La notizia più risaltante è che sono andate a segno ben 19 squadre su 20. Solamente il rigore parato di Szczęsny in Milan-Juventus ha impedito che venisse eguagliato il record del 35° turno di campionato del 2014/15, quando tutte le squadre andarono in gol. Sarebbe stata la seconda volta in assoluto nell’era del campionato a 20 squadre.

Liga e Serie A hanno staccato di un gol la Bundesliga (32) e di ben 14 gol Ligue 1 e Premier League (19). Ora la domanda sorge spontanea: sono migliorati gli attacchi o peggiorate le difese? Non è una questione di miglioramento o peggioramento ma più una questione di mentalità: è vero, la Serie A può vantare la presenza di mister 662 gol in carriera, così come quella di Dybala, Icardi, Immobile, Higuain e Dzeko. Ma a far la differenza non sono le “Big”, ma quelle squadre che, se qualche anno fa si accontentavano di difendere il risultato, ora non rinunciano ad attaccare. Vedi Spal e Cagliari, 2-2, o Chievo-Bologna, finita con lo stesso risultato. Il medesimo discorso vale per Empoli-Udinese e Torino-Parma, entrambe finite con 3 gol, dove nessuna delle due squadre ha rinunciato ad attaccare o ad “abbassare la testa” in situazione di svantaggio.

Altro esempio ce l’ha dato la Sampdoria, proveniente da 2 sconfitte e 7 gol presi, che all’Olimpico avrebbe potuto fare una partita più difensiva e che invece ha continuato ad esprimere il proprio gioco, subendo la goleada giallorossa. L’altro 4-1 di giornata viene da Bergamo, dove l’Atalanta ha tenuto per 90 minuti un ritmo “all’inglese”, non lasciando spazio d’azione al gioco di Spalletti.

L’auspicio è che la Serie A diventi un campionato sempre più spettacolare e ricco di gol, raggiungendo, piano piano, i livelli della Premier League.

 

 

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