11 novembre 2018. Dopo che Max Verstappen aveva messo le proprie ruote davanti a quelle di Lewis Hamilton, il Gran Premio del Brasile sembrava ormai destinato a una vittoria in pompa magna del pilota della Red Bull. Poi, improvvisamente, colpo di scena al 44esimo giro: Esteban Ocon, 14esimo e ampiamente al di fuori della zona punti, forte del nuovo treno di Supersoft montato 4 giri prima, sfrutta il maggior grip delle gomme fresche, prende la scia al leader della gara e tenta di sdoppiarsi. Verstappen non desiste e i due, toccandosi, vanno in testacoda: il francese viene punito con una penalità di stop&go; l’olandese, col fondo danneggiato, vede sfumare la vittoria a vantaggio del solito, cinico Hamilton, e deve accontentarsi del secondo gradino del podio. A fine gara, furioso, si scaglia verbalmente e fisicamente contro Ocon, procurandosi, oltre al danno, la beffa, ossia 2 giorni di lavori socialmente utili imposti dalla FIA.

Tornando all’incidente, i commissari di gara non hanno lasciato molto spazio a dubbi sull’identificazione del responsabile: è vero che Ocon era stato più veloce di qualche decimo rispetto a Verstappen nelle tornate successive al proprio pit-stop, così come è altrettanto vero che il regolamento non vieta di sdoppiarsi, ma la mossa del francese, seppur autorizzata via radio dal muretto Force India, è stata fin troppo azzardata, con effetti ancor più amplificati perché effettuata ai danni del leader del gran premio, in piena lotta per tagliare il traguardo prima di tutti gli altri.

Diversa è invece l’interpretazione dell’incidente da parte dell’opinione pubblica e di molti media, che hanno dato una chiave di lettura diversa all’episodio. Sotto questo punto vista, Esteban Ocon non è più, in maniera chiara e netta, il colpevole, bensì
il colpevole principale. Questa affermazione lascia intendere che ce ne sia un altro, di colpevole, in misura minore ma pur sempre responsabile del momento chiave della domenica carioca. E a chi ci si riferisce, se non a Max Verstappen? Secondo l’opinione di molti, l’olandese, una volta subito l’attacco da parte di Ocon all’esterno di curva 1 (che sarebbe poi diventato interno di curva 2 per la conformazione della famosa “S di Senna”), avrebbe dovuto alzare il piede dall’acceleratore e lasciare passare il francese per poi superarlo nuovamente nel rettilineo tra curva 3 e curva 4, approfittando delle bandiere blu che sarebbero state esposte all’indirizzo della Force India numero #31.
A questo punto, però, è necessario distinguere due diversi aspetti della vicenda…

Per quanto riguarda il punto di vista utilitaristico, strettamente legato all’esito della gara, ci sono pochi dubbi: se Max non avesse forzato la chiusura su Ocon, probabilmente avrebbe festeggiato il terzo successo stagionale: la sua RB14 girava più forte della W09 di Hamilton e il tempo perso per doppiare Ocon l’avrebbe recuperato una volta superatolo.

La questione cambia se la si osserva da una prospettiva più ampia, che consideri il principio dell’azione, e non la sua conseguenza. Commettere un’azione irregolare, nella fattispecie quella di Ocon su Verstappen, non implica che chi la subisce debba accettarla suo malgrado e rinunciare al corpo a corpo, perché “altrimenti è peggio per lui”. Ragionando così per ogni episodio di questo tipo, chi subisce l’irregolarità diventa vittima di una sorta di “ricatto”, mentre chi la commette rimane impunito se trova l’accondiscendenza di chi, preoccupato per le conseguenze di un eventuale incidente, preferisce piuttosto demordere e… alzare il piede.

Ad ogni modo, non resta che augurarsi che l’incidente Ocon-Verstappen possa essere d’insegnamento per tutti: specialmente per il #33, che in passato si era infelicemente guadagnato il soprannome di “Crashtappen” a causa della propria irruenza in pista, e che in Brasile, ripagato con la sua stessa moneta, potrebbe aver imparato una lezione importante per il raggiungimento della maturità sportiva.

Un auspicio più a lungo termine, inoltre, è che il regolamento si esprima più chiaramente in merito a situazioni come queste, per evitare spiacevoli circostanze controverse.

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