Ci sono sconfitte scottanti che segnano negativamente il cammino di una squadra e rendono visibile la necessità di un cambio di rotta. È proprio quello che è successo all’Udinese del tecnico spagnolo Julio Velàzquez: per far saltare la sua panchina, è stata decisiva la sconfitta per 2-1 in casa dell’Empoli, diretta concorrente dei friulani nella bagarre salvezza. Un insuccesso pesante, troppo brutto per essere vero, che fa da cornice ad un periodo in cui l’allenatore bianconero aveva cercato di impuntare ai suoi un gioco basato sull’intensità e sul sacrificio, ma che come conseguenza ha invece portato a quella “frenesia” che non ha permesso ai friulani di giocare con la serenità giusta e soprattutto con la concentrazione sufficiente per gestire le partite e i risultati.

Per questi motivi, è stato quasi automatico l’esonero del tecnico iberico, in modo da consentire l’avvicendamento di un mister che fa invece della psicologia e dell’aspetto motivazionale il mantra per raggiungere traguardi importanti. Si sa bene, infatti, che Davide Nicola, che avevamo visto l’anno scorso lasciare un po’ all’improvviso il “suo” Crotone, sia stato più volte dipinto come l’uomo del destino: l’allenatore torinese, d’altronde, è sempre stato legato alle emozioni, perché è una persona che vive i sentimenti e assapora le sensazioni, come pochi fanno nella vita. Già dalle prime sedute d’allenamento, peraltro, si è potuto osservare chiaramente il suo metodo di lavoro, basato sull’approccio individuale nei confronti del singolo giocatore, misto all’analisi dei movimenti e dell mansioni che ogni calciatore deve compiere nel ricoprire il proprio ruolo, così da amalgamarlo ad un contesto di squadra molto più ampio.



Nicola può cambiare davvero l’Udinese. Lo si può affermare dopo aver contemplato a fondo il suo spessore umano, segnato da una tragedia familiare a cui lo stesso mister è riuscito a sopravvivere, imparando a conviverci e continuando ad affrontare la propria vita al massimo. Ne sanno qualcosa proprio a Crotone, quando appena due anni fa fu condottiero verso una salvezza insperata, compiendo un vero e proprio miracolo sportivo. Indimenticabili le dichiarazioni rilasciate prima del match decisivo vinto allo “Scida” contro la Lazio:
“La storia del Crotone è una storia semplice, eppure non è facile da raccontare. Negli ultimi mesi hanno parlato di noi come una favola e se devo pensare che sia una favola beh, allora è ovvio che voglia il lieto fine. Però a me piace pensare che il Crotone sia il risultato di un durissimo lavoro, di una passione incredibile, di un gruppo splendido, di una grandissima motivazione. E trovarsi davanti a questa conferenza ad una giornata dalla fine a giocarsi la salvezza è un qualcosa di molto gratificante. Credo che questo sia stato il più bel messaggio che il Crotone abbia dato alla gente quest’anno. Partiti con pochi soldi, partiti da inadeguati, con tutti che ci davano già retrocessi prima ancora di iniziare, arrivare a giocarsi tutto all’ultima giornata è già fantastico. Però questo non deve essere un messaggio solo per la gente, vorrei che sia un messaggio soprattutto per i giovani. Vorrei che i loro desideri non rimangano solo nei loro cuori. Vorrei che anche quando nello sport o nella vita ci sono delle difficoltà, perché la vita è piena di difficoltà, loro non smettano mai di inseguire i nostri sogni, che poi sono anche i loro sogni. Perché anche se non eravamo nessuno per questa categoria, anche se tutti ci davano per inadatti alla categoria, noi non abbiamo mai smesso di pensare in grande. Non bisogna mai smettere di pensare in grande, mai. Bisogna avere coraggio e ambizione, perché sono queste due virtù a costruire le certezze di ognuno di noi. Chi riesce a perseverare nel tempo, ad avere un’ambizione, ad avere coraggio, prima o poi, che sia domani o tra cinque anni, ce la può fare. Ho riletto un pensiero di Giovanni Falcone l’altro giorno, che rende proprio bene quello che ha fatto il Crotone. Il concetto più o meno diceva ‘Se le cose sono così, non è detto che debbano andare per forza così. Ma il problema è che quando c’è da rimboccarsi le maniche, quando c’è da mettercela tutta per attuare un cambiamento, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza delle persone preferisce lamentarsi piuttosto che fare’. Ecco, posso dire che il Crotone abbia fatto. Nelle sue possibilità ha fatto, sta facendo e farà tutto il possibile, per potersi salvare e per me, questa, è una cosa meravigliosa. Noi vogliamo salvarci a tutti i costi, ma comunque vada, spero sia da insegnamento. Comunque vada spero sia un’esperienza da non dimenticare mai”.

E le parole del mister, infatti, nessuno le ha mai dimenticate, così come tutti ancora ricordano la sua impresa, seguita subito dopo dalla promessa mantenuta in virtù della salvezza dei calabresi. Perché Nicola non è una persona qualunque, ma vuole insegnare ai più giovani come comportarsi, ancor prima che affermare il proprio modo di fare calcio e, per tale ragione, ha deciso di correre in bici per ben 1300 km complessivi, da Crotone a Torino: aveva preso un impegno con la gente che aveva creduto in lui e perciò non avrebbe mai potuto tirarsi indietro.

L’uomo del destino, dicevamo… e in effetti è proprio così. Il nuovo allenatore dei friulani è uno che intende il calcio come metafora della vita, perché determinazione e forza di volontà rappresentano le uniche chiavi per raggiungere gli obiettivi prefissati. La lotta salvezza è da sempre una delle più difficili competizioni appartenenti al campionato della massima serie, perché la storia della Serie A racconta di squadre che, magari essendo meno dotate sul piano tecnico, sono riuscite comunque a non retrocedere, mostrando più fame e cattiveria agonistica sul campo. Perciò le motivazioni stanno alla base di tutto e questo Nicola lo sa bene, perché solo chi è più motivato fra le pericolanti, alla fine conquista la salvezza.
Negli ultimi anni l’Udinese è stata strapazzata dai continui cambi in panchina e, seppur abbia evitato la Serie B, la società non è più stata in grado di invertire il trend per puntare a zone più alte di classifica, laddove i bianconeri hanno meritato di stare in passato. Adesso c’è bisogno di dare una continuità al progetto tecnico dei Pozzo e per farlo bisogna studiare la psicologia dei calciatori, lavorare sulla loro testa, farli crescere non solo professionalmente, ma anche caratterialmente. È questo il vero compito di Davide Nicola, che attraverso questa nuova esperienza potrebbe finalmente consacrarsi nel calcio che conta.




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