Non è retorica, non è buonismo. È solo che a tutto dev’esserci un limite.

Ieri, 25 novembre 2018, abbiamo assistito ad un ossimoro sportivo, un confronto tra due (o quattro) realtà lontane 16 ore di volo. Cosa divide Genova da Buenos Aires? Sì, ci sono 4 ore di fuso orario, l’Oceano Atlantico, ma non è questo il punto. A dividere la città della lanterna dalla capitale argentina c’è la dignità.

Genova sa bene cosa significa vedere un territorio diviso, un popolo spezzato in due per questioni ben più importanti di quelle sportive. Genova è una città che ha visto la morte, quella vera, quella che ha incontrato 43 persone nella tragedia del Ponte Morandi. Genova ieri è stata simbolo di resilienza e di unione, perché appunto la ferita è ancora aperta e forse non si ricucirà a breve.

Alle 20:30 allo Stadio Ferraris il derby tra Genoa e Samp è stato un momento surreale, 90 minuti in cui si è pensato al calcio, consapevoli del fatto che fuori da Marassi i problemi sono ben più seri. Al termine di una partita piacevole conclusa 1-1 con gol di Quagliarella e Piatek le due squadre hanno fatto il giro di campo ricevendo applausi da tutti.

Questo non significa che nel calcio le rivalità non debbano farsi sentire, non significa che durante le partite non possano volare insulti contro gli avversari, perché questo è il calcio, questo è lo sport più seguito al mondo e che ha fondato le sue radici sulle contrapposizioni. Si fanno cori, si fanno sfottò, si usano parole anche poco eleganti, ma dopo il triplice fischio arbitrale tutto finisce, restano solo le emozioni (belle o brutte a seconda del risultato).

A Buenos Aires, invece, è stato superato quel limite che va oltre la sana rivalità sportiva. A Buenos Aires si è verificato un episodio di decadenza umana dove la dignità è venuta a mancare.

Finale di ritorno di Libertadores, River e Boca erano finalmente pronte a sfidarsi dopo il primo rinvio per alluvione e il secondo per lo scempio dell’aggressione al pullman delle Xeneizes da parte dei tifosi Millionarios. Ma lo scempio, quello vero doveva ancora verificarsi. Una città a soqquadro, forze dell’ordine armate che sembravano “testuggini” romane, donne che nascondevano cinture di bengala sotto la maglia delle figlie per eludere i controlli, lacrimogeni tossici e giocatori feriti.

Penso non servano molte parole, commenti sofisticati di natura sociologica, arrivati a questo punto dove l’onore delle persone e la dignità umana hanno lasciato spazio alla delinquenza nuda e cruda basta il silenzio. Perché questo va oltre allo sport, non è scappato il morto fortunatamente ma non si è fatto nulla per evitare quell’eventualità.

I tifosi escono dallo stadio dopo l’annuncio del rinvio

Cosa si farà ora? Per il momento la Conmebol ha rinviato la partita, respingendo parzialmente la richiesta del Boca di vittoria a tavolino. Martedì si riuniranno i due presidenti e Alejandro Dominguez per stabilire ora e data del recupero. In ogni caso la soluzione non sarà sufficiente a cancellare lo scempio dei fatti di sabato.

Si sono dimenticati cosa fosse: una semplice seppur importante partita di calcio, il mondo andava avanti prima e sarebbe andato avanti anche dopo; a Genova l’avevano capito, doveva essere una festa.

Era solo una partita di calcio. 

Fue solo un partido de futbol.

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