Ieri vi abbiamo introdotto la nostra rubrica settimanale sulla Formula 1, il cui campionato 2018 si è concluso domenica col Gp di Abu Dhabi. Siamo partiti analizzando la cavalcata trionfale dei campioni in carica Mercedes, mentre oggi vi parleremo dei secondi classificati in questo mondiale, ovvero la “nostra” Ferrari, che ha vissuto un’annata piena di alti e bassi perdendo ancora una volta l’occasione di vincere un titolo che per la scuderia di Maranello manca dal 2007.

Il bilancio della stagione

“Il secondo è il primo dei perdenti” diceva Enzo Ferrari, ed è probabile che a Maranello, anche molti anni dopo, la filosofia sia la stessa, perché per la terza volta nelle ultime 4 stagioni la Ferrari si colloca al 2o posto della classifica costruttori e mai come quest’anno il retrogusto del piazzamento ottenuto è stato così amaro. In realtà, a voler ripercorrere gara per gara tutto il campionato, la SF-71H è stata quasi sempre competitiva quanto la rivale Mercedes, se non addirittura superiore per diversi tratti di stagione; ciononostante, la monotona musica dell’era ibrida non è cambiata, nemmeno per il campionato piloti. Con un Kimi Raikkonen quasi subito escluso dalla lotta per il titolo, nemmeno Sebastian Vettel, dopo un’entusiasmante prima metà di stagione, è riuscito a tenere testa ad Hamilton cadendo in una serie di errori (quello di Hockenheim su tutti, ma anche quelli di Monza e Suzuka) che hanno compromesso significamente le sue velleità di vittoria del campionato. A ciò si sono aggiunti anche la triste scomparsa di un leader come Sergio Marchionne, gli errori strategici del muretto e un’involuzione prestazionale delle Rosse rispetto alle Frecce d’Argento dal GP di Singapore in poi: ingredienti di una ricetta infelice che ha deluso le aspettative dei sostenitori del Cavallino.

Il duello interno

Per il quarto anno consecutivo da compagni di scuderia, il confronto tra Vettel e Raikkonen vede emergere Seb come vincitore indiscusso: per pole e vittorie (5-1 per il tedesco in entrambi i casi), per i duelli in qualifica (15-6), per quelli in gara (13-8) e naturalmente per il piazzamento finale in classifica (2o il tedesco con 320 punti, 3o Kimi con 251). Sorprendentemente però, il finlandese, nonostante i 4 ritiri (1 per Seb), complice il periodo negativo di Vettel da Hockenheim in poi, ha collezionato 12 podi proprio come il compagno, e ha chiuso positivamente la sua seconda – e non brillantissima, a dir la verità – avventura in Ferrari, coronando l’annata con la strepitosa vittoria nel GP di Austin, e interrompendo un digiuno di successi che durava da marzo 2013.

In ottica 2019

È tempo di cambiamenti in casa Ferrari: a raccogliere l’eredità di Raikkonen (che col trionfo del 2007 rimane pur sempre il più recente campione del mondo con le monoposto di Maranello) sarà Charles Leclerc. Il monegasco, dopo la vittoria del campionato di GP3 nel 2016, di F2 nel 2017 e in seguito ad una straordinaria stagione da rookie a bordo dell’Alfa Romeo Sauber, sembra finalmente pronto per il grande salto: guidare la macchina rossa per eccellenza, quella che tutti i bambini sognano, e affiancare Vettel per dare la caccia a un titolo che manca da troppo tempo. Nella speranza che Enzo Ferrari avesse ragione quando affermava:
“La migliore Ferrari che sia mai stata costruita è la prossima”.

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