Nel 1933, l’allora campione dei pesi medio massimi della federazione tedesca, perde il titolo. Il suo nome è Erich Seelig, agilissimo pugile 24enne che si era meritatamente guadagnato la cintura due anni prima. Inoltre, quest’ultimo, è obbligato ad emigrare dalla Germania. Andrà in Francia e poi negli Stati Uniti, dove continuerà la sua carriera. Il motivo di queste due ingiustizie è il suo credo religioso, poiché Erich era ebreo e tale caratteristica non è contemplata dal nuovo cancelliere del Reichstag, Adolf Hitler.

A sinistra Erich Seelig, a destra il protagonista della nostra storia Johann Trollmann

Il titolo è quindi vacante, ma così ovviamente non può restare. Il 9 Giugno del 1933, la birreria Bock di Berlino trabocca di gente. Sono tutti in attesa dell’entrata dei due contendenti. Il primo ad entrare è: Adolf Witt, tedesco. A lui segue un esile e poco slanciato pugile di origine polacca, Johann Trollmann. Quando quest’ultimo compare la folla è in visibilio. Il genere femminile è affascinato dalla bellezza di questo ragazzo 26enne, quello maschile invece dalla sua ormai famosa tecnica di Boxe.

Johann, date le sue caratteristiche fisiche, non può sfruttare le modalità di combattimento tipiche della Boxe di quei tempi, le quali si concentrano sul colpire l’avversario più che schivare i colpi che da esso arrivano. Cosciente di ciò, il suo allenatore, escogita una tecnica rivoluzionaria, basata non sulla forza ma sulla mobilità continua all’interno del quadrato. Infatti il polacco è conosciuto come colui che sul ring ci danza. Negli anni ’30 è l’unico a fare ciò, ed ecco spiegata la sua enorme popolarità, ma più avanti tale tecnica verrà assorbita e magistralmente eseguita dal Boxer per eccellenza, Mohamed Alì.

Il nazismo incombe e l’aria che si respira nel continente europeo inizia a farsi pesante, ma in quella notte di Giugno agli occhi del pubblico presente all’incontro , l’unica cosa che passa per la testa è l’incredibile leggerezza con la quale i piedi di Trollman accarezzano velocemente il suolo del ring. Il povero Witt finisce al tappeto al sesto round, Rukeli è il nuovo campione tedesco. Questo è il nome con il quale il polacco viene soprannominato. Significa albero. Non in tedesco però, ma il lingua sinti, poiché Johann è zingaro. Stavolta il problema non è il credo religioso, come lo era per Seelig, ma la razza. Di fatti nel bel mezzo dei festeggiamenti il presidente della federazione tedesca di Boxe, Georg Radam, spiccatamente nazista, alza la voce ed afferma: Uno zingaro non può essere campione tedesco. Pareggio ai punti e match annullato. La folla non concorda. Tanto da obbligare il presidente a confermare il verdetto del ring. Il titolo è ufficialmente del polacco, il quale piange dalla commozione. Quest’ultima sarà la motivazione che porterà la federazione a strappare, ancora una volta, il titolo dalle mani di Johann. Piangere non è ammissibile nella Boxe, l’incontro è da rifare. Ma non è tutto, poiché l’ex campione, oltre a dover combattere contro un altro avversario molto più pesante di lui, non potrà danzare e la motivazione di ciò è la medesima della precedente.

Le condizioni per una sconfitta ci sono tutte e il polacco, cosciente, all’entrata nel ring è diverso rispetto al solito. Si è coperto la pelle olivastra con uno spesso strato di farina bianca e per meglio apparire come un vero e proprio ariano si è dipinto i capelli scuri rendendoli biondi: è una caricatura perfetta, ma Georg Radam non sembra essere affatto simpatica. Durante l’incontro Johann fa esattamente quello che gli era stato imposto. Rimane fermo immobile nel mezzo del quadrato e al quinto round, per la diciannovesima volta in carriera finisce al tappeto per KO. La reazione del polacco alle ingiustizie ricevute gli costerà la licenza da professionista e l’entrata in vigore delle Leggi Razziali lo costringerà a lasciare le due figlie e la moglie. Inoltre la necessità di uomini del Wehrmacht, impegnato ormai su tutti i fronti, fa si che Rukeli venga spedito sul fronte orientale, dal quale farà ritorno solo nel 1941.

La ferita al braccio che gli impedisce di tornare a servizio dell’esercito, lo porta nel campo di concentramento di Neuengamme, in cui Johann torna finalmente a combattere. In tali incontri però la posta in palio non è una cintura, ma un qualcosa che in quel momento vale molto più di essa: una doppia razione di cibo. A Neuengamme, il talentuoso pugile polacco era conosciuto e questa sua caratteristica incuriosiva soprattutto Emil Cornelius. Una guardia tedesca con un passato da boxer amatoriale, il quale fremeva dalla voglia di mettersi alla prova con un professionista. Quest’ultimo colse l’occasione una sera di febbraio del 1943 in cui obbligò il detenuto 721/1943 Johann Trollman a salire sul ring e a sfidarlo. In un primo momento, Rukeli sembra essere ancora schiavo degli ordini che Georg Radam gli aveva imposto. Rimane fermo consapevole di cosa avrebbe causato una sua eventuale reazione. Nonostante il comportamento arrendevole del suo avversario Cornelius non riesce a chiudere l’incontro e stizzito urla: “Vai giù zingaro”. Queste tre parole risuonano come musica nella testa di Johann, il quale seguendo quest’ultima, riprendere a danzare sul ring con la leggerezza che lo contraddistingue. Cornelius dura ancora pochi secondi, per poi finire al tappeto dopo un diretto al volto di una rapidità unica.

La vita del detenuto 721/1943 si concluderà pochi giorni dopo per mano della guardia stessa, la quale però non riuscirà a porre fine alla storia di Johann Wilhelm Trollmann. Una storia all’insegna di un uomo che tramite lo sport ha combattuto eroicamente contro una dittatura e le ingiustizie da essa create.

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