In un paese in cui tutto gira verso ciò che porta danaro o che smuove il maggior numero di persone, ci sono realtà belle e di nicchia ma che viaggiano a velocità supersoniche.

Una fra le tante è il curling che, a suon emozionanti prestazioni dei nostri porta colori, ultima in ordine cronologico il bronzo Europeo di pochi giorni fa, cerca di sfatare alcuni miti che da anni imperversano di bocca in bocca, distruggendo, vista la poca ironia, la sua identità sportiva.

Corea del Sud 19 2 2018
XXIII Olimpiadi Invernali Pyeongchang 2018
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Foto di Ferdinando Mezzelani e luca pagliaricci GMT

Il curling è uno sport nobile per natura. Profonde radici in terra scozzese e il suo grande sviluppo sia nel vecchio continente che oltre Oceano, ne delineano immaginari confini geografici. Tutti paesi in cui la cultura sportiva è molto più ampia della nostra e dove ogni sport gode della sua dignità senza essere in alcun modo denigrato.

Guardare ogni disciplina con lo stesso occhio critico, permetterebbe di capire come il curling abbia la sua unicità nei valori che porta avanti, il rispetto al centro che viene prima delle prestazioni.

Per abbattere le barriere bisogna distruggere le leggende. In primis, forse la più simpatica, è quella della definizione come le bocce del ghiaccio. Accostare i suddetti sport è forse la cosa più naturale, ma la verità è che non c’entrano nulla, se non nella logica del conteggio dei punti.

Una disciplina comparabile ad un disegno tecnico in cui ogni forma geometrica è permessa. Il ghiaccio, il suo foglio bianco, pronto a subire ogni disegno affinché ne vengano esaltate le proprie qualità. Le stone, la matita, dura e fredda nella sua natura, ma sempre pronta a levigare il ghiaccio.

L’obbiettivo finale è arrivare con quante più stone possibili vicino al centro della casa, il punto d’incontro nel disegno delle nostre rette.

Ciò che spesso ha scatenato, facendolo ancora adesso, l’ironia della gente sono le scope agitate a più riprese sul ghiaccio. Sarà forse l’ostilità verso le pulizie di casa, ma l’importanza di questo attrezzo nel curling è grande. Tanto per tornare al paragone con il disegno, le scope sono le squadre che indirizzano la matita verso il punto esatto, andando a formare linee quanto più esatte possibili. L’azione delle scope scioglie il ghiaccio creando una patina acquosa in cui i sassi trovano terreno più fertile per scivolare.

Altro aspetto tecnico che fa sorridere è la tanto strana quanto elegante posizione da cui viene dato l’abbrivio alla stone. Un movimento sinuoso, studiato nei minimi dettagli per riuscire a dare sia forza che precisione all’attrezzo.

L’intero gioco, infine, si sviluppa lungo dieci mani. In ogni mano, ognuno dei 4 componenti del team, ha due sassi da tirare e deve farlo consecutivamente. Finite le stone di una squadra e dell’altra, alternate nel tirarle, si conteranno i punti. La partita non può mai finire in parità, quindi se necessario viene assicurata una mano aggiuntiva.

Ogni partita è una storia a sé, ma è la stessa stone ad averne tante diverse al suo interno che, unite, vanno a formare un unico disegno. Un disegno in cui l’attenta posizione delle righe esalta la tecnica del singolo della squadra.

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