“E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.”
Prospettiva Nevski – Franco Battiato

Per Fabio Quagliarella, che il prossimo 31 gennaio spegnerà 36 candeline, quella attuale è senza dubbio la fase finale della carriera. L’imbrunire. Ma il capitano della Sampdoria è riuscito a trovare, dentro l’inevitabile crepuscolo che ogni calciatore professionista si trova prima o poi a fronteggiare, una luminosa alba.

Miglior marcatore in attività della Serie A, con 132 reti, davanti a fenomeni quali Icardi e Higuain. Trentasei di queste marcature – oltre un quarto del totale – sono arrivate nelle ultime due stagioni e mezza delle quattordici trascorse a fare gol su e giù per il Bel Paese. Tante le maglie indossate nella massima serie: Ascoli, Sampdoria, Udinese, Napoli, Juventus, Torino e ancora Samp. Tanti, sebbene non tantissimi – fino alla scorsa annata il record stagionale era 13 – i gol. Raramente banali, però. Impossibili, spesso. Conclusioni a sorpresa dalla lunga distanza, come in Chievo-Sampdoria del 2007 o Atalanta-Napoli del 2010. Gol in acrobazia, dalla sforbiciata in Pescara-Juventus del 2012 alla girata al volo in Napoli-Udinese del 2009. Nel campionario del bomber originario di Castellammare di Stabia non manca davvero nulla.

Ma aldilà dei gol spettacolari, da vedere e rivedere su YouTube, è in questa fase che stiamo ammirando il miglior Quagliarella di sempre. E la sua seconda giovinezza sportiva ha un’origine ben precisa. Febbraio 2017: da circa un anno Fabio è tornato a Genova, sponda Samp, dopo l’esperienza nella Torino granata. Al termine di SampdoriaCagliari, conclusa sul punteggio di 1-1 proprio grazie a una sua rete, si presenta davanti ai microfoni per la classica intervista post-gara. E scoppia in lacrime. Un pianto liberatorio, di gioia: dopo lunghi anni di indagini e processi Raffaele Piccolo, l’uomo che gli stava rovinando la vita, è stato da pochi giorni condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per stalking.

Facciamo un passo indietro: nell’estate del 2009, per l’allora ventiseienne Quagliarella arriva la chiamata del Napoli, la squadra per cui tifa da sempre. Un Napoli che sta gettando le basi per tornare grande. Il sogno di una vita si è realizzato, ma è destinato a durare poco. Lo stalker Piccolo, ai tempi agente della Polizia Postale, avvicina Fabio aiutandolo a risolvere una grana informatica. I due diventano “amici”. E iniziano le richieste: autografi, maglie, biglietti gratis. Non appena Quaglia cerca di porre un freno a queste attenzioni sempre più morbose, inizia l’incubo. Telefonate, minacce anonime, lettere minatorie e intimidazioni di stampo mafioso a Fabio e ai suoi famigliari. Lo stesso agente si offre di aiutarlo a scovare il colpevole, ma il materiale raccolto finisce – innocuo – nel suo cassetto. Solo dopo un anno l’attaccante capisce che qualcosa non torna, e si rivolge in prima persona alle forze dell’ordine, che avviano vere indagini. Nel frattempo, però, all’attenzione del Presidente De Laurentiis è arrivata una lettera che accusa Quagliarella di rapporti con la Camorra e, addirittura, di pedofilia. Accuse gravissime, che lo allontanano da Napoli. Per lui si fa avanti la Juventus: tradimento! La sua gente gli volta le spalle, lo fischia ogni volta che torna al San Paolo. E Fabio, per non interferire con il lavoro degli inquirenti e – in seguito – dei magistrati, non può rivelare nulla. Segna spesso, da ex, e non esulta mai. Soffre, in silenzio, fino ai primi mesi del 2017.

Dopo la condanna, la Serie A conosce un nuovo Quagliarella.

La mente finalmente sgombra conta molto più di muscoli che non hanno la forza dei giorni migliori. La stagione 2016-2017 si chiude con 8 gol nelle ultime 13 giornate, ed è solo l’inizio. In estate i tifosi del Napoli – pentiti – spingono per il suo grande ritorno, che però non si concretizza. Fabio resta alla Samp, dove eredita la fascia di capitano da Angelo Palombo e accoglie un nuovo partner d’attacco: al posto di Luis Muriel, passato al Siviglia, arriva il gigante Duván Zapata. L’intesa tra i due è immediata e, alla tenera età di 35 anni, arriva il record di marcature in campionato: nel 2017-2018 infatti Quagliarella va a segno per ben 19 volte, a cui vanno aggiunti 6 assist. Grazie al lavoro di Zapata, capace di proteggere palla come di attrarre su di sé raddoppi di marcatura con le sue discese sulla corsia laterale, Fabio può concentrarsi sulla finalizzazione: non è un caso che tutti i suoi gol su azione siano arrivati da dentro l’area di rigore.

Tuttavia, l’accoppiata si divide dopo una sola stagione: Zapata passa infatti all’Atalanta, mentre alla Sampdoria arriva Grégoire Defrel. Un giocatore, il francese, molto diverso dal colombiano: più leggero e votato alla ricerca della profondità, più adatto al fraseggio stretto palla a terra. E Quagliarella adegua rapidamente il suo gioco al nuovo compagno: arretra il raggio d’azione, scendendo maggiormente a raccogliere palla a centrocampo, per poi innescare Defrel. Le statistiche ci confermano il trend: nel campionato 2018-2019 i passaggi chiave a partita sono 1.5, contro gli 1.1 della stagione precedente. Crescono anche i falli subiti, 1.7 contro gli 1.3 del 2017-2018. E gli assist, dopo 14 giornate, sono già 5. Più uomo di manovra quindi, che finalizzatore. Per quanto – nonostante una Samp non esaltante in questa prima parte di stagione – Quagliarella abbia all’attivo comunque sette reti, di cui cinque nelle ultime quattro uscite, coincise con un calo di forma di Defrel.

L’obiettivo sul campo resta la doppia cifra, ma il fuoco che sembra davvero muovere Fabio è la voglia di recuperare quegli anni persi a causa di una vicenda molto gravosa sul piano umano. A suon di gol e assist, come ha sempre fatto nonostante tutto.

E se qualcuno si stesse chiedendo se sia ancora in grado di realizzare gol meravigliosi come un tempo, può rivolgersi a Ospina…

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