Cosa ci sia dopo questo mondo qua non ci è dato saperlo. Un pub, un ristorante, un salotto, non sappiamo dove fossero Gaetano e Davide ieri sera. Forse al Franchi, su qualche seggiolino, un po’ in disparte, un po’ defilato, un po’ più in alto. Scirea e Astori, difensori di una fede, di una nazione, di un’umanità e di un senso del calcio perduto.

“(…) mi sono permesso di paragonarlo, come uomo, al mio amico Gaetano Scirea. Anche lui ci manca e Dio sa quanto. Mai cattivi con i colleghi, mai una voce con toni troppo alti, mai scorretti con gli avversari.” queste le parole di Marco Tardelli, uno di quelli che può raccontarci Scirea. Noi che dovremmo raccontare Astori siamo pronti? 

Ho incontrato Davide a Fiumicino cinque anni fa, lui militava ancora nel Cagliari, io ero una semplice liceale. Volevo fare una foto ma era mattina presto e non è mai bello parlare prima del caffè.
Era il Cagliari di Nainggolan, Sau, Ibarbo, Conti, Cossu, Pinilla ma io, con tanta timidezza in spalla, andai spontaneamente da lui. Era il più alto di tutti ma aveva l’aria familiare, l’aria del cugino bravo a scuola che si incontra al pranzo con i parenti. Gli chiesi una foto e rimasi stupita dalla bella e strana confidenza che dedicò ad un semplice saluto. Sorridente, come dicono tutti, un ragazzo normale. Un professionista d’altri tempi, niente creste, lamentele, gossip e giochi di ruolo. Mai avrei pensato di associarlo a Gaetano, a quella foto appesa in cameretta, ai racconti e ai ricordi.

Di ieri, più dell’omaggio dei calciatori, il coro del settore ospiti dedicato all’eterno Capitano Viola, è stato la rivincita dei tifosi di qualsiasi squadra, di quelli che credono al calcio come credono all’amore. Chi, ieri come in altre occasioni, ha oltraggiato le morti e i morti non merita e non avrà visibilità se non per giustizia e punizione.

A Davide e Gaetano, Capitani di quella parte del calcio che amiamo.

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