I derby nel mondo del calcio sono tantissimi.
Tuttavia, non sono tutti uguali: ci sono quelli sentiti, come quello di Teheran, dove le donne per aggirare la legge che non gli permette l’ingresso allo stadio, si travestono da uomo o, senza andare troppo lontani, come i derby italiani, spagnoli, inglesi, tedeschi ed europei in generale che viviamo e di cui sentiamo parlare ogni anno.
Purtroppo però, gli avvenimenti del 24 novembre scorso nella stracittadina fra River e Boca, ci confermano l’esistenza anche di derby pericolosi, in cui la “passione sportiva” supera dei limiti civili ed umani che dovrebbero essere invalicabili. In situazioni come queste, spesso si arriva a contese talmente intestine da portare ad accaduti come il tentato rapimento di un giocatore della squadra rivale, per la sola motivazione dell’aver segnato. Sfortunatamente non è fantascienza, ma un fatto successo davvero solo 7 anni fa a Mostar, in Bosnia: una sfida, quella tra Velez e Zrinjski, che risente ancora delle faccende che infuocarono i Balcani negli anni ’90.

La parola derby intima quindi una divisione, una scelta: o dall’una o dall’altra parte.
Ma non sempre è così.

Questo può essere dimostrato da ciò che accade ad esempio in Spagna, nel Derbi Vasco, ossia quello fra Atletic Bilbao e Real Sociedad poiché, sia che si giochi al San Mamès (lo stadio dei primi) che all’Anoeta (lo stadio dei secondi) le sfumature cromatiche differenti delle due squadre si fondono in un colore unico: quello della bandiera Ikurrina Basca. A creare unione, in questo caso, è il sentimento e nonché obiettivo comune dell’indipendenza.

Tale nesso, che unisce due fedi differenti, nella Contea del Merseyside non è invece da ricondurre a fattori religiosi o politici. Poiché l’autore della concordanza tra le fazioni di Liverpool ed Everton è il “soccer”.
Quest’ultimo sebbene abbia a che fare con due delle “firm” (tifoserie) più calde presenti negli stadi inglesi (i “The Scouser” e i “The Country road Cutters”), riesce a creare una situazione amichevole, quasi familiare e di rispetto reciproco per la quale
la suddetta sfida assume il nome di “Friendly derby”.
Questo incontro, altro non è che l’ennesima caratteristica sfida del calcio d’oltre manica, la quale, anch’essa, come l’Old Farm Derby fra Norwich City ed Ipswich Town da noi recentemente raccontato, presenta una storia del tutto particolare.

Everton e Liverpool, nonché i loro stadi (Goodison Park per i Tuffies e Anfield Road per il Reds), distano di appena un miglio. A dividerli, c’è il solo Stanley Park, un luogo di tranquillità caratterizzato dal tipico prato inglese.
Tale sfida rappresenta come in realtà non sempre una vicinanza fra due differenti squadre sia sintomo di antinomia fra di esse e fra i rispettivi supporters. Due amici che vivono rispettandosi, nella stessa casa.

Anche qui, i “bisticci” ci sono stati: negli anni ’50 e ’60 i Blues erano considerati la fazione dei cattolici, mentre i Reds invece rappresentavano quella dei presbiteriani. Tuttavia, la tensione fu sempre minima e mai sfociò in episodi violenti, nonostante il perdurare di questa situazione per 20 lunghi anni. In quel periodo, il Liverpool decise di non avere in rosa nessun componente cattolico.
Tutto ciò finì, come fra due veri amici, con una stretta di mano quando nel 1979 la società di Anfield acquisì il cattolico Ronnie Whelan. Da tale data in poi non vi sarà nessun altra divisione, ma solo tanto “soccer” ed un forte spirito di solidarietà.

Ciò è riscontrabile nell’atteggiamento dei tifosi dei Blues dopo la tragica strage di Hillsborough, la quale provocò nel 1989, a causa di un malinteso organizzativo, la morte di 96 supporters del Liverpool. Nella partita seguente all’accaduto, due bambini, uno con la maglia blu e l’altro con la maglia rossa, le quali sulla schiena riportavano rispettivamente i numeri 9 e 6, entrarono per mano sul prato di Anfield, in una splendida immagine che inevitabilmente è stata richiamata sabato sera nel derby di Genova.

La motivazione della stretta di mano fra i due bambini però non è esclusivamente riconducibile alla tragedia, poiché Everton e Liverpool da sempre condividono un astio comune: quello per Manchester. Sponda City o United non ha importanza, l’avversione è diretta alla città intera, soprattutto per delle motivazioni storico-economiche risalenti alla crisi economica degli anni ’70. A quei tempi infatti, la costruzione del Manchester Ship Canal fece diventare il porto della città stessa uno dei più importanti in Europa, penalizzando pesantemente quello di Liverpool.
L’emblema dell’amicizia autentica e combinata all’antipatia verso il nemico, è il coro inneggiato simultaneamente dalle due tifoserie della contea del Merseyside nella finale di Coppa di Lega del 1984. La location di quest’ultima fu l’ex casa dei Citizen, lo storico Maine Road, dove per una sera il classico “Let’s go City” fu sostituito da un irrisorio “Where is Manchester?”.

La mancanza di qualsiasi preoccupazione sugli spalti ha sicuramente agevolato la genesi dei grandi spettacoli sportivi che questo derby ha visto: se il derby vinto dai Reds 7 a 4 nel lontano 1935 fu il principale indizio di questa tendenza, i 584 gol totali siglati in 230 stracittadine (circa 2,5 a partita) ne fanno da prova.
Spettacoli che hanno visto come protagonisti campioni del calibro di Ian Rush, leggendario centravanti gallese, top-scorer all time dei Reds con 25 gol segnati nel Derby del Merseyside, e di un certo William Ralph Dean, detto Dixie, sponda Everton, che fu uno dei simboli del calcio anglosassone degli anni ’30, nonché uno degli attaccanti inglesi più prolifici di sempre e secondo in questa speciale classifica delle reti siglate nella stracittadina con 19 reti.

Tuttavia, nonostante il confronto fra i due bomber-simboli delle rispettive squadre possa sembrare quasi “alla pari” e, sebbene il primo incontro in assoluto, giocato del 1894, si sia concluso con un netto 3-0 in favore dei Blues, storicamente l’Everton vive nell’ombra di un amico molto più vincente. Questo però non sembra pesargli affatto, anche perché in realtà l’ultima tra le due squadre a retrocedere nella serie cadetta inglese fu proprio il Liverpool, nel 1954, per poi rimanerci per ben otto stagioni, con il “friendly derby” che non si giocò quindi fino al 1962.

Da quella data in poi, la sfida si disputò per 134 volte consecutivamente, che diventeranno 135 con l’incontro in programma domenica pomeriggio alle 17:15 ad Alfield.
Ciò incorona il Derby del Merseyside come quello più longevo della storia della Premier League.

Ma d’altronde tra veri amici non ci si lascia mai indietro.

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