Con la sconfitta subita ieri notte a Detroit, Golden State si trova ad aver perso la settima partita nelle ultime undici, ma quel che maggiormente preoccupa è il netto peggioramento del livello di gioco evidenziato in questa serie di partite. Ad aggiungersi a ciò, si può notare come questa involuzione coincida con l’infortunio di Steph Curry – tornato proprio nell’ultimo match contro i Pistons – e con la “questione lite Durant-Green”, accesasi circa due settimane fa nel corso del match a Los Angeles contro i Clippers.

Per quanto riguarda il primo fattore, le statistiche parlano chiaro: gli Warriors senza Steph sono un’altra cosa. I dati sono esplicativi: 301 partite con Curry in campo, 254 vittorie (ovvero l’84 % di successi), a discapito delle 44 partite senza il loro leader in cui gli Warriors hanno perso per 22 volte (esattamente il 50%).

Se a discolpa della franchigia californiana possiamo dire che in questo periodo manca pure l’orso ballerino Draymond Green, vera anima difensiva e caratteriale della squadra, di certo non possiamo non soffermarci su tali dati e ritenere che qualcosa di strano ci sia. Analizzando le voci tecniche e statistiche che possono sostenere questa “scomoda” tesi, vediamo come l’attuale stagione degli Warriors sia la peggiore per quanto riguarda quasi tutte le voci statistiche del gioco. Tali numeri sono nettamente peggiorati dal giorno dell’infortunio di Steph: uno su tutti il pace, ovvero il ritmo dell’attacco degli Warriors, calato drasticamente trascinando in basso anche il numero di triple messe a segno, nonostante la presenza di giocatori dal calibro di Durant e Thompson, costretti ad aumentare comprensibilmente il loro volume di tiri.

È cambiato inoltre il modo di giocare degli Warriors, i quali ora giocano una pallacanestro fatta di isolamenti (Durant) e molto meno di circolazione palla: proprio l’antitesi del modello di gioco che ha reso grande Steve Kerr e gli Warriors in queste stagioni, quel “Rhythm and Space”, che ha rivoluzionato in maniera definitiva il gioco del basket del ventunesimo secolo.

Quel che si nota infatti guardando le partite dei Golden State in questo periodo è la mancanza di energia e coinvolgimento di tutti i suoi giocatori, una sorta di prerogativa dei campioni in carica, sempre capaci di attingere dalla propria panchina e da tutti i membri del proprio roster: che possa essere questo il segno di una possibile frattura? È tutto iniziato con quella litigata Green-Durant? Il non abbiamo bisogno di te” detto da Draymond Green a Durant e il conseguente litigio che ha coinvolto tutta la panchina Warriors, ha definitivamente rotto gli equilibri di una delle squadre più forti di sempre?

Nessuno al momento può dare una risposta e non resta che aspettare di vedere se la loro coesione torni ad essere solida come sempre. L’idea di non vederli quest’estate a contendersi il titolo inizia ad essere sempre più viva, ma con 4 All Star come Curry, Durant, Thompson e Green pare davvero impossibile.

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