Questa sera alle 20:30 allo Juventus Stadium va in scena il Derby d’Italia tra bianconeri e nerazzurri. Per l’occasione, nel corso di questa settimana vi abbiamo accompagnato giorno per giorno raccontandovi le varie sfaccettature di questa grande classica del calcio italiano.
Siamo partiti lunedì con focus sui doppi ex storici delle due squadre, per poi passare ad un breve excursus sulle esultanze più particolari che sono state fatte nell’ultimo ventennio e ad approfondimento sulle divise più iconiche, fino ad arrivare ad una vera e propria analisi storica dell’incontro.
Per chiudere il cerchio e attendere solo il fischio d’inizio di questa sfida unica, oggi abbiamo deciso di portavi un’intervista in cui abbiamo scambiato due chiacchiere con un grande giornalista e telecronista italiano che nel corso della sua carriera di partite importanti come questa ce ne ha raccontate parecchie.

Cesare Barbieri è un giornalista professionista e un telecronista di Vigevano (PV) che vive e lavora Milano. Nel corso della sua lunga carriera ha collaborato per otto anni con Sky Sport (dal 2008 al 2015), con Sport Mediaset (dal 2006 al 2008) e con La Sette Carta Più (2005-2006). Ha esordito come telecronista nel 2001 con la “Confederations Cup”, commentata per il network 7Gold, quindi ha collaborato con Gioco Calcio (2003-04) e ESPN Classic Sport (più di 100 partite commentate).
Attualmente è collaboratore di Infront Sport Media e della rivista “B Magazine”, edita dalla Lega Serie B, ed è inoltre telecronista della Serie A Tim TV.

Ciao Cesare, stasera è una di quelle occasioni in cui l’Italia si divide: nonostante passino gli anni, anche quando non sono stati in ballo scudetti o coppe varie, Juventus-Inter rimane una sfida unica.

“Juve-Inter e Inter-Juve è sempre stata ‘La partita’, perchè c’è un’acerrima rivalità tra i tifosi dell’una e dell’altra squadra, tra le due società e via dicendo. Per questo motivo, sia che ci sia in palio uno scudetto o una finale di coppa, sia che non ci sia di fatto in palio nulla a livello di classifica se non magari semplicemente cercar di far perdere lo scudetto al diretto avversario, questa partita è sempre stata una partita molto sentita in cui nessuna delle due vuole perdere. È una rivalità storica che risale ai tempi delle Guerra Mondiali e che si è trascinata a lungo e che continua tutt’ora. In mezzo, ci sono delle ferite difficilmente sanabili: penso ad esempio a quando l’Inter volle la partita vinta a tavolino negli ’60 a Torino per un’invasione di campo sul 2-0 per i neroazzurri e che poi si risolse con la decisione della Federazione, ai tempi guidata da Agnelli, di rigiocare la partita. In quell’occasione i neroazzurri, stizziti, mandarano in campo la primavera, fra cui spiccava il nome di Mazzola, e perderano 9-1 con i famosi 6 gol di Sivori. C’è stata poi la grande lacerazione di Calciopoli con tutte le conseguenze che conosciamo. Insomma, fra i vari momenti storici, amore tra le dirigenze e amore fra le tifoserie non ce n’è mai stato. Il Derby d’Italia è la partita che ogni tifoso della Juve e dell’Inter attende perché va a fotografare in quel momento chi è superiore all’altro, a prescindere da come andrà poi a finire il campionato.”

Entrando un po’ più nello specifico, secondo te come come arrivano le due squadre all’impegno di stasera? La Juventus continua ad essere inarrestabile, mentre l’Inter adesso ha degli impegni da non fallire.

“A questa partita la Juventus arriva in un ottimo momento di forma perché di fatto in campionato le ha vinte tutte tranne l’1-1 contro il Genoa e in Champions ha fatto altrettanto bene ed è già qualificata dopo cinque giornate. Ma secondo me la Juve, dopo lo schiaffone subito nella partita contro lo United in cui aveva praticamente dominato la gara, adesso diventerà ancora più concreta e questo la rende, se possibile, ancora più forte. Riguardo l’Inter, invece, posso dire che è una squadra che quando è in casa a San Siro gioca bene, mentre quando però quando si tratta di alzare un pochino l’asticella, incontra va in difficoltà. Contro il Tottenham ad esempio, la squadra non mi è piaciuta; contro la Roma possiamo dire che i giallorossi rispetto ai neroazzurri hanno giocato meglio nonostante avessero diversi assenti. L’Inter, al momento, è riuscita a far bene in molte occasioni, però la prova del nove secondo me l’ha fallita, giocando maluccio anche contro il Barcellona e interpretando ancor peggio la partita con gli inglesi, in cui nel primo tempo praticamente non sono stati in campo, mentre nel secondo non sono riusciti a pungere come avrebbero voluto facendosi beffare nel finale. Per loro quindi questa è un’ulteriore verifica della reale forza della squadra e dei giocatori a disposizione di Spalletti.”

Allegri sembra aver trovato la coppia perfetta con Mandzukic e Cristiano Ronaldo, i due si trovano a memoria. Spalletti invece ancora non è riuscito a ritagliare uno spazio per Lautaro Martinez, un giovane che ha fatto intravedere spiragli di grande talento.

“Massimiliano Allegri non c’ha messo molto a capire che Mandzukic era l’uomo ideale per Cristiano Ronaldo, con il croato che, giocando largo, va ad aprire degli spazi nella difesa e il portoghese che in molti momenti gioca anche da seconda punta per favorire gli inserimenti del primo. Mandzukic poi non è un giocatore egoista, anzi è un attaccante che spesso si mette al servizio della squadra, la fa salire facendo da sponda ai compagni e si rende utile anche per Cristiano Ronaldo. Questo lo si era capito già dalla prima giornata. E ormai è anche chiaro quanto sia più importante Mandzukic rispetto allo stesso Dybala per giocare a fianco di CR7. Per quanto riguarda Spalletti invece, va detto che fino a questo momento onestamente non ha fatto granchè per provare a far coesistere Lautaro Martinez con Icardi, se non facendoli giocare insieme la prima giornata contro il Sassuolo. In generale poi, con pochissima convinzione ha cercato di trovare un modo per coinvolgerli entrambi, anche perchè, dall’altro lato è ovvio che se dovesse farlo, l’Inter si ritroverebbe a dover giocare probabilmente con 4-3-1-2, dovendo così rinunciare agli esterni offensivi, di cui invece dispone in abbondanza. Quindi al momento Spalletti sembra intenzionato a voler continuare per questa strada giocando con una punta sola, e quando Lautaro Martinez entra dalla panchina non può che adattarsi a giocare alle spalle del compagno argentino come trequartista pur non essendo quello, almeno per il momento, il suo ruolo ideale.”

Possiamo ancora parlare di “sfida scudetto”? Anche se il campionato è lungo, forse questa è davvero l’ultima spiaggia per le inseguitrici dei bianconeri.

“Mah, io non definirei Juve-Inter una “sfida scudetto” perché al momento i punti di distacco fra neroazzurri e bianconeri sono veramente troppi per parlare di scontro al vertice. Quello che possiamo dire è che ad oggi questa è una sfida fra una squadra che lo scudetto lo vincerà, e cioè la Juventus, e una che si sta attrezzando per farlo ma a partire probabilmente dall’anno prossimo o fra due anni. L’Inter è evidentemente almeno due passi alle spalle della Juventus ma come d’altra parte lo è anche il Napoli e la differenza è marcata da quanto si è visto anche in questi primi mesi di campionato con i bianconeri che non hanno sbagliato un colpo. I neroazzurri invece hanno saputo dimostrato di poter giocare un buon calcio, di poter vincere bene, di poter ribaltare anche delle partite, ma da lì ad essere veramente una squadra dominante come di fatto lo è la Juve, ne passa parecchio. Quindi onestamente, anche se l’Inter stasera dovesse vincere, io penso che la Juventus potrebbe catagolare questa sconfitta come un semplice incidente di percorso.”

Secondo te, adesso il gap si sta colmando? Perché l’impressione è che la Juventus comunque aggiunga ogni anno qualcosa in più.

“Questa domanda è particolarmente intrigante perché, secondo me il gap non si va colmando, però entrambe le squadre quest’anno sono evidentemente più forti di quelle dell’anno scorso, e questo comunque è già importante perchè vuol dire che tutt’e due sono alla costante ricerca di una crescita sul campo. Nello specifico poi, la Juventus quest’anno è partita da una base altissima di rendimento a cui ha aggiunto il giocatore più forte del mondo probabilmente. Inoltre, non va dimenticato che sono arrivati anche Emre Can, che purtroppo al momento ancora non ha avuto la possibilità di mettersi del tutto in mostra ma fortunatamente è guarito e resta un giocatore di livello, e Joao Cancelo, il quale è un giocatore che assolutamente non può essere dimenticato perché sulla fascia destra è un vero e proprio incursore ed è costantemente una spina nel fianco delle difese avversarie perché crea tantissimo avendo un piede fantastico. Come detto, anche l’Inter rispetto alla squadra dell’anno scorso è sicuramanete più attrezzata: è una squadra in grado di mettere in difficoltà gli avversari ed in continua crescita, ma non è ancora al livello della Juve e questo ce lo dice anche l’ampio distacco in classifica.”

Riguardo l’Inter, che idea ti sei fatto dell’operato Suning in questi anni?

“Suning in questi anni secondo me ha operato benissimo anche perché si è trovato a fare i conti con un debito molto elevato che ha ereditato dal club. Innanzittuto, secondo le regole del FairPlay finanziario, prima ha cercato di limitare le perdite e di appianare, per quanto possibile, le spese di bilancio e il rosso in bilancio soprattutto. La proprietà cinese ha già investito diversi introiti per l’Inter, e molti di questi soldi sono di fatto invisibili perché sono andati a coprire le perdite pregresse della gestione Moratti e della gestione Thohir. Quindi, noi non vediamo e non percepiamo fino in fondo quanto ha fatto Suning fino adesso per l’Inter, ma loro hanno fatto veramente moltissimo, salvandola dal fallimento, andando a coprire dei costi che erano in eccesso e migliorando anche le infrastrutture. La Pinetina ad oggi, infatti, è molto più bella e si sta cercando di mettere a posto anche la sede del settore giovanile che si trova nella periferia di Milano. Quindi per ora questi proprietari secondo me hanno operato benissimo, quando poi sarà possibile spendere sul mercato e muovere pedine di alto valore sono sicuro che dimostreranno ancora di più quella che la loro forza e la loro importanza.”

Adesso arriverà anche Marotta, proprio uno che viene da quel modello-Juve e sa come si costruiscono squadre vincenti.

“Marotta per l’Inter ovviamente sarà importante, però lo sarà in sede, lo sarà sul mercato, ma non potrà esserlo sul campo. Marotta dovrà cercare di migliorare, se possibile, l’organizzazione dell’Inter. Soprattutto dovrà far crescere i ricavi, tramite sponsorizzazioni e modelli di business che riguarderanno anche l’esportazione del brand Inter in tutto il mondo. I soldi in più che verranno guadagnati dall’Inter con il merchandising e vendendo la licenza del proprio nome su alcuni mercati, saranno introiti importanti perché andranno a bilancio, copriranno le perdite e potranno essere utilizzati ovviamente anche per l’acquisto di giocatori di valore nel prossimo futuro. Marotta però in questa stagione, in questi primi mesi neroazzurri, più di tanto non può incidere, a meno che non abbia dei colpi in tasca per il mercato di gennaio ma penso che non sia semplicissimo.”

Cambiamo argomento, tu di grandi sfide ne hai raccontate diverse. In merito al “Derby d’Italia”, qual è la partita più bella che hai vissuto in telecronaca?

“Io penso di aver commentato quattro Juventus-Inter. Uno che ricordo è quello con il gol di Del Piero nel 2006 su calcio di punizione a San Siro, quando poi il capitano bianconero “tirò fuori la linguaccia” e di fatto si prese beffe del pubblico avversario. Ricordo di aver commentato un 1-1 quando la Juventus era appena risalita dalla Serie B alla Serie A e quello fu un momento importante per la Juve perché quella partita tutto volevano tranne che perderla, dimostrando ai suoi tifosi di essere ancora una squadra forte e di essere in grado di reagire a tutte le avversità. Il più bello e stimolante, fu invece quello del 2010 con il gol di Maicon e la chiusura di Eto’o, quando l’Inter vinse per 2-0 e proseguì il suo cammino verso quello che poi è diventato il Triplete.”

E da “semplice spettatore”, quella che ti ricordi con maggiore affetto?

“Di Juve-Inter o Inter-Juve chiaramente ne ho visti parecchi, soprattutto allo stadio e a San Siro. In particolare, ne ricordo bene uno nel ’77 con gol di Tardelli per i bianconeri. Quello al quale sono invece più legato è del ’76, sempre a San Siro e con gol di Bertini per l’Inter sul finire di partita. Ricordo molto bene la gioia di mio padre al gol di Bertini, che segnò un calcio di punizione con la palla che si infilò alla sinistra di Zoff. Noi eravamo seduti nel secondo anello ma proprio nella zona della curva in cui si vedeva benissimo che la palla sarebbe entrata in porta. Ho questo bellissimo ricordo di questa partita vissuta insieme a mio padre.”

Un ringraziamento speciale a Cesare Barbieri.

Qui potete trovare la nostra intervista a Stefano Borghi.
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Intervista di Marcello Mazzari e Giacomo Zaffagnini

Grafica di Francesco Daniel Severi

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