Giambattista Vico, grande e sottovalutato filosofo napoletano vissuto a cavallo del 17° e 18° secolo, è ricordato per aver avuto il primo approccio scientifico alla storia, definendola la “Scienza Nuova”. Nello specifico, uno dei cardini del pensiero vichiano fu il principio secondo il quale la storia si ripresenta attraverso dei continui corsi e ricorsi.

E così come ebbe modo di scoprire il filosofo partenopeo, la squadra della sua città a distanza di trecento anni si ritrova involontariamente a partecipare da protagonista ad uno dei tanti ricorsi storici che rendono affascinante il calcio.

Questa sera gli azzurri dovranno infatti difendere la qualificazione sul campo del Liverpool che torna così un’altra volta in veste di ostacolo sulla strada europea di Carlo Ancelotti. Ad Anfield Insigne & co non dovranno confrontarsi solamente con le scorribande di Salah, Manè e Firmino ma anche con i fantasmi del passato del proprio mister, che in campo internazionale contro i reds ha vissuto un trionfo e due autentiche disfatte. Non il massimo per Napoli, per antonomasia città della scaramanzia.

Notti di sogni di coppe di campioni

La prima delusione europea ad opera dei Reds per l’allenatore di Reggiolo arriva nel 1984. La Roma del maestro Nils Liedholm, alla prima partecipazione, raggiunge la finale della Coppa dei Campioni ed affronta il Liverpool. Il destino vuole che la finale si giochi proprio a Roma. Ciò non basta però ai giallorossi che vengono sconfitti ai rigori a causa dei due errori di Conti e Graziani, infastiditi e sconcentrati dal balletto in porta del portiere del Liverpool, il zimbabwese Grobbelaar.

Roma cadde nello sconforto di un incubo dal quale non sembra essersi mai ripresa, mentre Ancelotti rimase col rimpianto di non aver potuto nemmeno dire la sua, a causa di un infortunio che a novembre gli fece terminare anzitempo la stagione.

L’incubo di Istanbul

Ventuno anni dopo, quasi a rimarcare il dogma sancito da Vico, la storia si ripete. Questa volta Ancelotti è in panchina alla guida del Milan con il quale ha già vinto una Champions ed uno Scudetto nei due anni precedenti. I rossoneri dopo aver eliminato Manchester, Inter e PSV arrivano alla finale di Istanbul, dove ad aspettarli c’è il Liverpool di Benitez autentica sorpresa del torneo. Una squadra di onesti mestieranti e niente più. E soprattutto, niente di paragonabile ad un Milan straripante. Il primo tempo lo evidenzia, con i rossoneri che chiudono la prima frazione in vantaggio 3-0 e recriminano per un gol annullato ingiustamente. Sembra fatta, ma Ancelotti e suoi ragazzi non hanno fatto i conti con l’immenso cuore dei reds già fatale alla Juve di Capello e al Chelsea di Mourinho nei turni precedenti. Ad inizio ripresa, in sei minuti il Liverpool pareggia. La gara prosegue e la maledizione acuisce quando Shevchenko si divora il 4-3 a porta vuota. Si va ai rigori, ed è qui che Ancelotti rivive l’incubo dell’84. Il portiere degli “scouser” Dudek balla in porta come Grobbelaar e condanna il Milan a gettare alle ortiche una coppa già vinta.

Dopo Istanbul c’è sempre Atene

Il destino è beffardo due anni dopo quando le due squadre si ritrovano nuovamente in finale, in quell’Atene dove il Milan aveva già distrutto il Barcellona tredici anni prima (a proposito di corsi e ricorsi…). I rossoneri arrivano all’appuntamento decisivo dopo aver eliminato il Manchester di CR7 sulle ali di un Kakà inarrestabile, mentre i Reds sono stati ancora fatali al Chelsea dello Special One. In finale però il menù è diverso rispetto a due anni prima. Ancelotti, amante del buon cibo, sa perfettamente che la vendetta è un piatto da servire freddo. E così sia. Gli uomini di Benitez vengono sconfitti dalla freddezza di Superpippo Inzaghi, che segna un gol di natica/anca e uno partendo dalla linea del fuorigioco rendendo inutile il 2-1 di Crouch arrivato nei minuti finali. Maldini alza ancora la coppa e l’incubo è scacciato.

E stasera?

Con l’incontro di oggi arriviamo alla quarta puntata: il tecnico azzurro torna ad Anfield, questa volta per fare due a due e pareggiare il conto. Non ci saranno i rigori, dunque non ci saranno nemmeno portieri che ballano. Solo tanti scongiuri dalle parti di Fuorigrotta…

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