È uscita pochi giorni fa la dichiarazione di Donte DiVincenzo, guardia classe 97 dei Milwaukee Bucks, il quale si professava pronto a ottenere la cittadinanza italiana in estate, grazie alle sue evidenti origini italiane… Un “nuovo” italiano in NBA quindi, ma chi è Donte DiVincenzo realmente? E soprattutto chi, oltre a lui, può essere il futuro della nazionale italiana di basket?

Donte DiVincenzo è una guardia tiratrice, 196 cm per 93 kg, uscita lo scorso anno dall’Università di Villanova, dopo aver vinto due titoli NCAA con i Wildcats nel 2016 e nel 2018. Lo scorso anno è stato quello della consacrazione per lui, dopo che ha letteralmente trascinato la sua squadra alla conquista del titolo, con una prestazione da 31 punti in finale, che gli è pure valsa la vittoria del premio di “Most Outstanding player” delle Final Four. Dalla March madness dello scorso anno, l’ascesa di “The Big Ragù” (soprannome affibbiatogli proprio a causa delle sue chiare origini italiane) non si è più fermata ed è stato chiamato al Draft NBA dai Milwaukee Bucks con la diciassettesima scelta assoluta, dando così inizio alla sua carriera professionistica: questi primi mesi in NBA lo stanno confermando come un giocatore solido e molto affidabile, capace di tirare dal perimetro e di difendere con atletismo su tutte le guardie avversarie, divenendo già un importante membro nelle rotazioni di coach Budenholzer in una delle migliori franchigie attuali.

Se si parla di DiVincenzo, non si può non citare l’altro grande americano naturalizzato italiano: Nico Mannion.

Niccolò “Nico” Mannion è un classe 2001 che gioca in America per la Pinnacle High School e si è già promesso l’anno prossimo per uno dei college più importanti della nazione per quanto riguarda il basket, Arizona. Per lui si prospetta una scelta al primo turno nel Draft NBA del 2020 (alcune fonti lo danno addirittura tra i primi 10) ma come si sa queste classifiche sono in continua rielaborazione e cambiamento. Tuttavia quello che rimane certo è che il tuo talento è sotto gli occhi di tutti e in America si crede in lui come a una delle possibili future pointguard di riferimento, paragonandolo spesso a Stephen Curry (diventata questa più che altro quasi una moda negli ultimi tempi…).

Pure l’Italia e gli italiani non possono non essere rimasti impressionati dalle statistiche e dalle giocate di Nico, sia con l’Italia giovanile, dove con la Under 16 è stato il miglior marcatore dell’europeo nel 2017, che con la nazionale maggiore, dove ha esordito lo scorso 1 luglio a soli 17 anni 3 mesi e 17 giorni, divenendo il quarto più giovane esordiente della storia dell’Italbasket.

I giovani interessanti non si limitano ai due citati precedentemente. In NCAA i due nomi più rilevanti sono Davide Moretti e Alessandro Lever. Moretti è un playmaker di 188 cm che a Texas Tech già da un anno e mezzo, ma ha anche giocato in Italia dove ha esordito in Serie A con il Pistoia nel 2014 e successivamente ha disputato due stagioni con il Treviso Basket in A2, dove ha pure vinto il premio di miglior Under 22. Abile tiratore, possiede ottime doti di ball handling che lo rendono un perfetto playmaker moderno; con la sua Texas Tech sta viaggiando a 10 punti e 2 assist di media, contribuendo in maniera significativa allo straripante inizio di 8-0 dell’Università.

Fever è invece un lungo di 2 metri e 8 che gioca per l’Università di Grand Canyon. Alessandro sta sorprendendo chiunque per i miglioramenti che sta mostrando di giorno in giorno e per le cifre che è capace di registrare ad ogni partita: 13 punti e quasi 5 rimbalzi di media che si aggiungono è la sua bidimensionalità offensiva, che gli permette di essere un solido giocatore di post basso, ma anche di allargare il campo e di giocare Pick and Pop sfruttando la sua abilità al tiro da 3. Ciò lo rende perfettamente inquadrabile come uno dei possibili lunghi del futuro, in un basket dove il poter allargare il campo e le difese col tiro da 3 sembra l’unica soluzione intrapprendibile.

Se a tutta questa abbondanza di talento, aggiungiamo che giocatori del calibro di Melli e Gentile (rispettivamente ‘91 e ‘92), Dallavalle e Abass (‘93), sono ancora giovani ma già molto esperti, ciò che ci aspetta non sembra esser così negativo. Se la crescita di giocatori come Flaccadori (‘96), miglior Under 22 della Serie A nelle ultime 3 edizioni, e di Fontecchio (‘95), possiamo dire che la separazione futura degli “Azzurri” dai mostri sacri Belinelli (32 anni), Gallinari (30 anni) e Datome (31) sarà meno dura, per quanto questi tre siano considerati i migliori giocatori di sempre della pallacanestro italiana.

In conclusione, aspettando pure la completa maturazione di diamanti grezzi come Paul Eboua e Federico Miaschi, entrambi classe 2000 e già con minuti giocati in A2, si può sperare anche in quella giovane stella che porta il nome di Matteo Spagnolo, classe 2003, appena trasferitosi in estate alla corte del Real Madrid per seguire le orme dell’ultimo grande bambino prodigio, ormai già definitivamente esploso, Luka Doncic.

Rimpiangendo quindi di non aver ancora scoperto l’elisir per il non invecchiamento dei 3 attuali leader della nazionale italiana, possiamo “accontentarci” dei numerosi giovani promettenti e sperare in un futuro roseo per l’ItalBasket.

E se questo è un accontentarsi, poi…

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