Il 2 Agosto 2008 all’Old Trafford si gioca Manchester United-Espanol e, nonostante l’incontro non sia di cartello e in palio non vi sia nulla, i presenti al teatro dei sogni sono 68mila. A rendere ancora più particolare la situazione è il fatto che Jimmy Nesbitt, noto attore nord irlandese, abbia appena preso in mano il microfono. Le parole di quest’ultimo però spiegano il contesto: “Today we are paying tribute to one of the true heroes of Manchester United’s history”. I 68mila tifosi sono lì per salutare la leggenda Ole Gunnar Solskjaer, da ieri neo allenatore dei Red Devils. Il discorso di Nesbitt nella frase seguente a quella sopracitata, riporta una data precisa in riferimento alla carriera di Gunnar con lo United: 26 Maggio 1999.

Data che per tutti i supporters dello United ha un significato ben preciso: la clamorosa rimonta da 1-0 a 1-2, in soli 3 minuti, contro il Bayern Monaco nella finale di Champions di Barcellona. Partita che rappresenta il crocevia della carriera del calciatore norvegese, poiché fu proprio quest’ultimo, dopo il gol di Sheringam al 90’, a ribaltare il risultato a soli 11’ minuti dal suo ingresso, con una zampata vincente che portò a Manchester il titolo che mancava per arrivare ad uno storico Treble.

Oltre ad essere probabilmente il momento più importante della sua vita calcistica, tale partita è l’emblema della carriera di Solskjaer.
La sua storia con lo United è caratterizzata da numerosi sacrifici e tanta pazienza. Dato il livello della squadra, la concorrenza è sempre stata molto elevata e di fatti le presenze da titolare per l’attaccante norvegese con la maglia dei Reds Devils, non sono tante. Ma il numero delle reti uscito dalla panchina, è invece il più alto della storia del club: 28. Ciò rappresenta la grande capacità che il numero 20 aveva di entrare e cambiare la partita in poco tempo, come fece a Barcellona in finale e molte altre volte. Tale dote, che venne così descritta da Sir Alex Ferguson: “Gunner studia la partita dalla panchina, così quando entra gli basta un attimo per cambiarla”, gli valse la nomea di “Super riserva”. Pazienza che venne premiata dal tecnico scozzese nella stagione 2004- 2005, quando Solskjaer ricevette il suo primo incarico da titolare fisso, dopo numerose panchine.

L’opportunità venne però stroncata da un brutto infortunio al ginocchio, il quale fu il primo di tanti. Infortuni che misero ancora una volta alla prova la pazienza di Ole Gunnar e che lo portarono a dire basta nel 2008. Il “Baby faced assassin” , soprannome che gli venne dato dai tabloid inglesi all’inizio dell’ avventura con il Manchester per rappresentare il suo spiccato fiuto per il gol nonostante la giovane età, chiuse la sua carriera con 366 presenze e 126 gol. Quando Nesbitt gli passò il microfono nel suo discorso d’addio all’Old Trafford, le prime tre parole che Gunner pronunciò furono: “Thank you Boss”, riferendosi a Ferguson, “Voglio allenare e senza il suo esempio non sarei in grado di farlo”.

Anche la sua carriera da allenatore comincia dalla panchina, ma nel senso che gli venne affidata la squadra B dello United. E quale miglior uomo della “Super riserva” Ole Gunnar per allenare le riserve stesse. Tuttavia, dopo aver avuto – per l’ennesima volta nella sua vita calcistica – tanta pazienza, la chiamata per una panchina ad alti livelli non arriva e così “torna a casa” per allenare il suo Molde, club di prima divisione norvegese, con cui riesce a vincere due titoli nel 2011 e nel 2012. La grande occasione per il ritorno in Premier arriva invece nel gennaio 2014, precisamente dal Galles, dove diventa il nuovo tecnico del Cardiff City. Purtroppo per lui, l’esperienza si rivelerà abbastanza negativa, con la squadra che a fine stagione retrocederà in Championship. A quel punto si concede un terzo ritorno al Molde nel 2015 e dove resta fino a qualche mese fa.

Terminata anche questa esperienza, il 2018 sembrava dover essere per lui un altro anno di attesa a sognare e studiare da lontano le grandi panchine europee, ma a 22 anni dal suo esordio, l’attesa per Ole Gunnar Solskjaer è finalmente finita. La chiamata di Ed Woodward, amministratore delegato dello United, ha dato al norvegese ciò da tempo sognava: una maglia da titolare come allenatore dei Reds Devils.
La missione è subentrare e cambiare la stagione della squadra, più o meno quello che gli veniva chiesto da Sir Alex prima di entrare in campo. E chissà se sia stato proprio quest’ultimo a consigliare a Woodward il nome di Solskjaer, notando una squadra con tanti campioni ma poco attaccamento alla maglia. La sua pazienza è tanta ma quella dei tifosi di una squadra che è sempre stata abituata ad essere grande, potrebbe esserlo di meno, per cui ancora una volta a Solskjaer viene dato poco tempo per agire.
Ma la “super riserva” è sempre stata abituata a queste situazioni: oggi, finalmente, spera di cogliere l’occasione per diventare definitivamente “titolare”.

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