Dopo avervi parlato dell’ultimo libero Lambrughi, oggi torniamo a Trieste per raccontarvi la parabola – presente e futura – di un calciatore che sta regalando alla platea del Rocco giocate da grande calcio. È Manuel Hidalgo, brevilineo fantasista argentino con passaporto italiano classe 1999.

Manuel Federico Hidalgo Gasparini – questo il nome completo – nasce a Olivos, cittadina di 70mila abitanti in provincia di Buenos Aires, il 3 maggio 1999. Dopo un’infanzia passata in simbiosi col pallone – caratteristica congenita di ogni argentino che si rispetti – approda al Ferro Carril Oeste, la squadra del barrio di Caballito dove giocò anche il campione del mondo 1986 Oscar Garrè. Il talento c’è, la colla per tenere il pallone attaccato al piede pure, e così il nostro protagonista vola in Europa nel 2016 per giocare nelle giovanili del Benfica.

Un solo anno in terra lusitana e nel 2017 approda alla Triestina, appena ritornata in Serie C dopo due fallimenti e 5 anni di purgatorio nei campionati locali. A portarlo a Trieste sul finale di mercato è Mauro Milanese, già fautore nella sua esperienza da dirigente del Varese delle esplosioni di giocatori come Achraaf Lazaar, Aljaz Struna, Giuseppe De Luca e Andrea Barberis.

A Trieste Hidalgo trova in panchina Giuseppe Sannino col suo dogmatico 4-4-2, non certamente oro colato per un giovane ed eclettico talento sudamericano. Nonostante ciò, il tecnico torinese prova a gettarlo nella mischia e gli concede alcuni spezzoni di gara dove però Hidalgo non riesce ad incidere. Ancora troppo acerbo o inadatto a fare l’esterno di fascia nel centrocampo a 4? Probabilmente entrambe le cose. Così, tra un infortunio e l’altro, Hidalgo finisce nella squadra Berretti dove è l’uomo incaricato a creare scompiglio nelle difese avversarie. Ci riesce alla grande nella sfida contro l’Inter, quando i giovani alabardati escono sconfitti per 3-2 ma l’argentino fa ammattire in tutti i sensi la difesa nerazzurra e sigla due gol di pregevole fattura. In prima squadra, nel frattempo guidata da Princivalli dopo le dimissioni di Sannino, Hidalgo colleziona in tutto 11 presenze per un totale di 188 minuti. Ed un espulsione nei minuti finali della gara di Teramo, segno tangibile di un temperamento da sudamericano doc.

La stagione attuale di Hidalgo sembra seguire lo stesso canovaccio, con un infortunio alla caviglia che gli impedisce di potersi esprimere e qualche panchina. Il proprietario di quella panchina, però, è cambiato. Alla guida della Triestina c’è Massimo Pavanel, scelto da Milanese principalmente per due motivi. Il primo è il suo trascorso da giocatore-bandiera dell’Unione, il secondo la sua quinquennale esperienza nel settore giovanile dell’Hellas Verona corredata da risultati incoraggianti. Così ad Hidalgo basta mantenere la calma, da sempre virtù dei forti, ed attendere l’occasione giusta.

La svolta, Triestina-Imolese

La grande occasione arriva, finalmente, l’1 dicembre scorso. Con l’infermeria piena, la Triestina ospita l’ostica Imolese di Dionisi. I romagnoli addormentano alla perfezione la partita nel primo tempo e complice l’infortunio di Mirco Petrella, nella ripresa Pavanel decide di dare spazio al giovane argentino che con la sua tecnica può scardinare e mettere in difficoltà l’organizzatissima fase difensiva dei romagnoli. Detto fatto. Hidalgo ubriaca costantemente il terzino ospite Fiore e crea spesso la superiorità numerica necessaria a cambiare l’inerzia di una partita che poi la Triestina vince con un gol di Granoche su rigore. L’azione-simbolo della partita di Hidalgo è al minuto 66: recupero palla, finta di corpo per eludere due difensori e filtrante rasoterra per mandare in profondità il centravanti. Durante i minuti finali, la Triestina resiste al forcing degli ospiti con un buon contributo dello stesso Hidalgo che si sacrifica spesso per aiutare i compagni.

La conferma, Triestina-Gubbio e Fermana-Triestina

Dopo l’esaltante spezzone con i romagnoli, Pavanel gli offre l’occasione di partire tra gli undici titolari per la prima volta in campionato nella sua esperienza alabardata. Ed anche in questo caso, Hidalgo regala giocate di alto livello come un lancio millimetrico di sinistro per Procaccio e alcune magie da giocoliere per mandare a vuoto i difensori eugubini. Lo stesso accade a Fermo nella partita successiva, quando Hidalgo entra in campo per tentare di raddrizzare una partita dove la Triestina si trova in svantaggio. Gli alabardati non riescono a raggiungere il pari, ma aldilà del risultato negativo Hidalgo propone comunque spunti interessanti davanti agli osservatori dell’Ascoli curiosi di vederlo all’opera da vicino.

Triestina-Feralpi, tango in mezzo ai difensori

La magia che manda veramente in visibilio il Rocco arriva però nell’ultima partita giocata, la sfida alla FeralpiSalò nonché partita del centenario. La Triestina, in dieci, è in vantaggio per 2-0 e Pavanel manda nuovamente in campo il ragazzino col compito di tenere alta la squadra e costringere a ripiegare una Feralpi che sta pericolosamente alzando il baricentro in cerca di un gol che potrebbe riaprire la partita. Hidalgo recepisce gli input del mister e svolge il suo lavoro alla perfezione. Utile in fase difensiva ed esaltante quando decide di mandare pazzi i difensori gardesani. Come al minuto 80 quando si rende protagonista della scena. Umilia letteralmente 4 difensori ospiti in un personalissimo torello nascondendo loro la palla in un fazzoletto di pochi metri quadrati e quando perde palla entra a gamba tesa per impedire qualsiasi velleità di ripartenza dei verdezzurri. Tecnica sopraffina e foga, un condensato di pura argentinità.

Caratteristiche che non sono passate inosservate agli occhi degli addetti ai lavori. Un nome che rapidamente sta finendo sul taccuino di molte squadre. L’Ascoli su tutte, ma hanno chiesto informazioni anche Perugia, Pescara e Sassuolo. Oltre a quelle che si aggiungeranno in corso d’opera.

L’Argentina è sbarcata a Trieste. Con un tango tra i difensori e, in pieno ossequio alla tradizione albiceleste, numerosi soprannomi. El Muleto, corrispettivo dialettale di Niño, si farà!

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