Qualche settimana fa, abbiamo provato ad elencare i possibili vincitori dei vari premi della stagione NBA, e in particolare ci siamo soffermati sull’MVP (dove la “rincorsa” del campione in carica James Harden sembra cosa conclusa, collocandolo ora nuovamente tra i più papabili nomi) e sul ROY, dove la vittoria di Luka Doncic pare sempre più scontata.
Per quanto riguarda gli altri premi, è sempre un po’ difficile individuarne i reali favoriti perché il giudizio diventa più soggettivo. Tuttavia, proveremo a stilare una piccola classifica con la maggior oggettività possibile.

Sesto uomo dell’anno

Louis Williams (Clippers) è il campione uscente del premio (vinto anche nel 2015) e sarebbe impossibile non considerarlo uno dei favoriti per quest’anno, nel quale viaggia a 18.2 punti e 4.8 assist a partita, rimanendo uno dei pochissimi giocatori in attività ad avere la capacità di far svoltare l’equilibrio sul parquet entrando dalla panchina.

Un altro dei possibili favoriti è il suo compagno di squadra, Montrezl Harrell, lungo atipico per definizione, visti i suoi “soli” 203 cm; grazie all’energia e al suo atletismo le partite dei Clippers di quest’anno svoltano e, insieme al suo compagno di “panca” Lou-Will, è capace di dare quella marcia in più alla formazione di Doc Rivers, che permette loro di essere una contender al trono a Ovest. Le sue statistiche son le migliori della carriera sotto ogni aspetto: 15.7 punti con 6.6 rimbalzi e il 63 % dal campo.

Il vero favorito di quest’anno, a nostro parere, è Domantas Sabonis. Il lettone, figlio d’arte del grande Arvydas, ha una media di quasi 15 punti a sera con 9.5 rimbalzi e 2.8 assist, con una presenza dominante soprattutto nella metà campo offensiva, dove aiuta una squadra compatta e solida come Indiana ad aver una maggiore pericolosità sotto canestro.

L’ultimo nome che facciamo tra i nostri possibili vincitori è un nome romantico e nostalgico, ma non per questo meno meritevole di essere nominato tra gli appetibili: Dwayne Wade. Uno dei giocatori più forti della NBA negli ultimi vent’anni, il #3 degli Heat, capace di vincere 3 titoli NBA e 1 MVP delle Finals nel 2006, dove ha trascinato, insieme a Shaq, la franchigia della Florida al primo titolo della loro storia. Tornato agli Heat dopo una brevissima e sfortunata parentesi ai Cavs lo scorso anno, ha fatto suo, nel migliore dei modi, il nuovo ruolo di sesto uomo di esperienza e di guida per i giovani interessantissimi di Miami. 14.1 punti conditi da 3.6 rimbalzi e 3.9 assist di media ogni notte. Tuttavia, non sono i numeri a candidare così fortemente DWade al premio di Sixth Man of the year, ma la sua leadership, evidentissima sia dentro che fuori dal campo, e il suo carisma, che gli permettono di essere sempre e comunque l’uomo di riferimento degli Heat nei momenti decisivi delle partite. Ultimi possessi del match? Nessuna paura, palla a DWade. Ci pensa lui. Ci pensa Flash. Sarebbe un premio alla carriera bellissimo per uno dei più grandi, sebbene “sfortunato” ad aver giocato nelle epoche cestistiche di Kobe Bryant prima e di LeBron James poi.

Difensive Player of the year

Se dovessimo guardare il reale impatto che hanno i giocatori nella metà campo difensiva, questo premio verrebbe sempre assegnato a Kawhi Leonard. Provando però ad analizzare anche le statistiche però, abbiamo stilato una possibile classifica dei papabili vincitori del premio, composta non solamente dai “lunghi” che hanno dalla loro parte statistiche gonfiate da rimbalzi e stoppate:

Rudy Gobert, vincitore dello scorso anno, è serio candidato pure per il 2019, visto che le sue cifre sono rimaste pressoché invariate e il suo impatto difensivo rimane di altissimo livello: senz’altro il centro più intimidatore della Lega grazie alle sue braccia di dimensioni irreali e al tempismo nel stoppare la maggior parte dei penetratori avversari.

Jrue Holiday e Marcus Smart sono due tra i migliori difensori della lega: tra le loro caratteristiche più determinanti c’è la capacità di entrambi di poter difendere sia su guardie atletiche e veloci sia su ali più alte e grosse di loro. Marcus Smart è uno dei segreti di Pulcinella dei Celtics, che fecero benissimo l’anno scorso e che stanno provando a riprendersi anche quest’anno. Grazie alla sua energia e allo spirito di sacrificio che mette in campo in ogni partita, rimane uno di quei giocatori che ogni allenatore vorrebbe avere al proprio servizio. Jrue, oltre ad essere un difensore fenomenale sulla palla (memorabile e commovente lo scorso anno ai Playoff la sua difesa a intermittenza su Durant e Curry), è la seconda scelta offensiva della sua squadra e viaggia a oltre 20 punti e 8.5 assist a gara, candidandosi seriamente per una convocazione (meritatissima) all’All Star Game.

Clint Capela e Andre Drummond hanno statistiche e impatto simile nelle partite, con la sola piccolissima differenza che uno gioca per il titolo NBA e l’altro un po’ meno.
12.7 rimbalzi per il primo e 14.9 per il secondo (primo in NBA), con un aggiunta di circa due stoppate a gara per entrambi e una capacità intimidatoria evidente e riconosciuta per tutti e due.

“Last, but not least” c’è Draymond Green, giocatore simbolo e trascinatore dei Warriors grazie al suo carisma e alla sua leadership ma non solo, perché è probabilmente l’unico giocatore in NBA capace di difendere su ogni ruolo e su ogni giocatore ( ce ne sarebbe pure un altro ma ha il numero 23 sulla maglia e preferisce dedicarsi maggiormente alla fase offensiva), dai playmaker alla Westbrook fino ai centri alla Gasol passando per le Ali come Antetokoumpo. Dotato di un fisico importante e di un atletismo troppo spesso sottovalutato, riesce ad abbinare anche una intelligenza difensiva di valore assoluto,  rivelandosi, senza alcun dubbio, il miglior difensore al mondo in aiuto dal lato debole per modi e tempi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here