Mercoledì 16 gennaio gli occhi di molti appassionati saranno puntati sulla 31a edizione della Supercoppa Italiana, che si disputerà a Gedda, in Arabia Saudita. Ad affrontare la Juventus, detentrice di Scudetto e Coppa Italia, ci sarà il Milan, in quanto finalista perdente proprio della Tim Cup. L’avvicinamento a un grande classico del nostro calcio però, non è stato accompagnato dai soliti argomenti pre-partita quali formazioni, precedenti tra le due compagini e discorsi affini, bensì ha tenuto banco la polemica in merito alla disparità di trattamento per le spettatrici donne rispetto agli uomini.

Facciamo chiarezza e riavvolgiamo il nastro. La scorsa settimana è emersa la notizia che ha suscitato l’indignazione di molte persone: alle donne che vogliono assistere al match è consentito di acquistare biglietti esclusivamente nei settori dello stadio denominati ”Families” (ai quali possono accedere anche gli uomini), mentre i settori ”Singles” sono destinati soltanto agli spettatori di sesso maschile. Sono state inevitabili, dunque, le numerosissime polemiche che si sono scatenate in merito alla vendita dei tagliandi. Già da un paio di mesi, comunque, l’Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai) insisteva affinché la partita non si giocasse in Arabia Saudita per via dell’omicidio del giornalista Kashoggi, giornalista oppositore del regime ucciso (si sospetta l’omicidio di Stato) nell’ambasciata saudita di Istanbul.

Il nuovo caso-biglietti, dunque, non ha fatto altro che alzare i toni delle polemiche portando la questione al centro del dibattito pubblico, coinvolgendo anche il Codacons (che chiede un improbabile cambio di location in cui disputare l’incontro) e la politica. Non si è fatta attendere la risposta alle critiche da parte di Gaetano Micciché, presidente della Lega Serie A, che, oltre ad aver messo in evidenza gli ottimi rapporti commerciali tra l’Italia e l’Arabia Saudita, ha voluto far notare l’altra faccia della medaglia, quella positiva: per la prima volta le donne saudite potranno assistere a un evento sportivo internazionale senza dover avere un accompagnatore maschio.  Al coro dei ”reazionari” si è aggiunto anche il presidente del CONI Giovanni Malagò, che ha definito la querelle dei biglietti ”il trionfo dell’ipocrisia”, e ha ricordato che ”stiamo facendo la danza della pioggia per riuscire a rivedere la Nazionale ai prossimi Mondiali in Qatar, un paese che ha leggi anche più restrittive dell’Arabia Saudita”.

Non è la prima volta che una competizione italiana viene giocata in paesi con background culturali molto diversi dal nostro. Proprio la Supercoppa Italiana è stata giocata 2 volte negli Stati Uniti, 4 volte in Cina, 2 volte in Qatar e la prossima, per l’appunto, si terrà in Arabia Saudita. Ciò che ha, lecitamente, provocato l’indignazione di tante persone infatti, non è stata la disparità di trattamento tra uomini e donne in sé e per sé, bensì il fatto che ciò avvenga a poche settimane di distanza da una nobile (ma a questo punto smascheratasi come ipocrita) iniziativa della Lega Serie A che alla 13a giornata di campionato, in concomitanza con la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, aveva fatto scendere in campo i giocatori di tutte le squadre con un simbolico segno rosso sul viso.

Se decontestualizzata, la polemica sulla questione biglietti poteva sembrare piuttosto superficiale considerando che di situazioni del genere, in cui i valori culturali sono subordinati al dio denaro, ce ne sono parecchie specialmente nella società globalizzata di oggi; ciò che però lascia con l’amaro in bocca è l’ipocrisia di chi si riempie la bocca di belle parole e porta avanti certe iniziative, ma nella sostanza non attua ciò che predica con tanto zelo. Sarebbe stato di gran lunga preferibile far ospitare la Supercoppa all’Arabia Saudita rispettando le norme vigenti in quel paese, senza scomodarsi a impartire lezioni di uguaglianza dei sessi, per poi perdere clamorosamente credibilità accettando di giocare in un Paese in cui le donne, fino a pochi mesi fa, non potevano nemmeno avere la patente per guidare. Stavolta, la Lega Serie A si è fatta un autogol.

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