Il 2019 rappresenta un grande punto interrogativo in casa Red Bull. La scuderia di Milton Keynes si appresta ad iniziare la nuova stagione, che scatterà a Melbourne il prossimo 17 marzo, insieme ad Honda.

Dopo anni di litigi e polemiche con Renault (col quale ha vinto anche 4 mondiali tra il 2010 ed il 2013), il team austriaco ha deciso di dare fiducia al motorista nipponico, fin qui piuttosto deludente dal suo ritorno nel circus.

Si tratta di una delle novità più attese del nuovo anno e, la grande domanda che tutti gli addetti ai lavori e fan della F1 si pongono è la seguente: riuscirà Honda a fornire un propulsore all’altezza, tale da consentire alla Red Bull di poter essere protagonista nel prossimo campionato e contendere così il titolo a Mercedes e Ferrari?

I giapponesi, rientrati in F1 nel 2015 dopo tre stagioni totalmente fallimentari con McLaren, nell’ultimo campionato hanno fornito i propulsori alla Toro Rosso, junior team della Red Bull. Scelta intelligente quella dei bibitari, che hanno deciso di testare la bontà dei progressi del motore nipponico sulla vettura della scuderia minore, per poi valutare l’opportunità di estendere la partnership coi giapponesi anche per quanto riguarda il team diretto da Christian Horner. E così è stato.

Effettivamente nel corso del 2018 i miglioramenti in termini di affidabilità e soprattutto di potenza del motore Honda sono stati evidenti. Toto Wolff, team principal Mercedes, in una recente intervista ha risposto anche ad una domanda relativa alla nuova power unit giapponese che, a parer suo, sembra essere potente. Nello specifico le sue parole: ”Sì, potrebbero fare bene perché abbiamo visto che non c’è più un unico modello. Non c’è una squadra che domina su un tipo di circuito. La situazione è cambiata ed il motore Honda sembra certamente molto potente ora”.

Christian Horner ed Helmut Marko faranno senz’altro gli scongiuri di fronte a queste parole del team principal di Stoccarda, vincitore degli ultimi 5 mondiali.

Certamente, se la Red Bull dovesse confermare quanto di buono fatto vedere nell’ultima parte della scorsa stagione, (dove Max Verstappen riuscì ad aggiudicarsi il Gran Premio del Messico e, senza la sciagurata ed ingiustificabile manovra di Ocon ad Interlagos, avrebbe bissato il successo anche in Brasile) allora reciterà un ruolo da protagonista nel prossimo campionato, Honda permettendo appunto.

Dopo l’addio a sorpresa di Daniel Ricciardo, a condividere il box con Max Verstappen ci sarà il francese Pierre Gasly, nel 2018 in Toro Rosso.

Il pilota olandese sarà impaziente di provare in pista la nuova monoposto per capire se finalmente, al quinto anno in F1, avrà l’opportunità di giocarsi le sue carte in chiave mondiale.
È innegabile che Verstappen, 21 anni, 5 vittorie e 22 podi all’attivo, sia uno dei talenti più cristallini del circus (ed anche il più giovane vincitore di un Gran Premio nella storia della F1) e non è da escludere il fatto che, di fronte ad una Red Bull poco performante o comunque non in grado di lottare con Mercedes e Ferrari, lo stesso giovane pilota possa iniziare a cercare fortuna altrove per il 2020.

Già dai primi test che apriranno ufficialmente la nuova stagione e che si svolgeranno a Barcellona il mese prossimo, si inizieranno ad avere i primi riferimenti cronometrici per provare a capire se questo matrimonio Red Bull-Honda è destinato a funzionare.
L’ultima parola spetta, come sempre, alla pista.

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