Dopo avervi parlato della corsa all’MVP e al ROY, al Sixth Man e al Difensive Player of the year, continua il nostro percorso all’interno dei possibili premi stagionali.

Coach of the year

Il premio per l’Allenatore dell’anno è spesso un titolo che viene assegnato al coach di una delle squadre più vincenti della regular season o di una delle sorprese dell’anno, e provando dunque a formulare alcune previsioni potremmo individuare questi favoriti: Mike Budenholzer dei Milwaukee Bucks, Nick Casey dei Toronto Raptors, Michael Malone dei Denver Nuggets e Billy Donovan degli Oklahoma City Thunder. Le possibili sorprese potrebbero essere Nate McMillan di Indiana, capace di continuare il processo di crescita dei giovani Pacers portandoli in terza posizione a Est, e Coach Dave Joerger dei Sacramento, che sta riuscendo nella non facile impresa di rendere i Kings una franchigia credibile all’interno della lega e con un obbiettivo playoff che – incredibilmente – quest’anno pare credibile, dopo anni di perenni nei bassifondi della classifica.

Mike Budenholzer, da fedele allievo di Popovich, sta cercando di costruire una mentalità e una squadra vincente in quel di Milwaukee e, aiutato dal favorito MVP Giannis Antetokounmpo, sta riuscendo nel suo scopo, come testimonia il miglior record della Lega. Nuovo modo di giocare per i Bucks che si dispongono con 4 tiratori sul perimetro (Brook Lopez su tutti) e con il greco capace di penetrare e scaricare o concludere al ferro per un sistema con la massima resa possibile a livello offensivo. Favorito numero 1.

A Toronto il premio è stato vinto già l’anno scorso quando sulla loro panchina c’era ancora Dwayne Casey (attualmente capo allenatore a Detroit), che condusse la franchigia canadese al miglior record della lega: quest’anno, in termini di risultati, non è cambiato poi tanto avendo comunque il secondo miglior record della NBA. Ciò che è cambiato è il roster e soprattutto il modo di giocare. Via DeRozan in estate e dentro Leonard e Danny Green. L’abilità del nuovo coach Nick Casey è stata quella di cambiare identità alla squadra modificando il quintetto, togliendo il “doppio lungo” Ibaka-Valanciunas, dando molto più spazio al camerunese Pascal Siakam e maggiore pericolosità al tiro perimetrale grazie all’inserimento di Danny Green.

Risultati? Leonard candidato per l’MVP, Siakam per il MIP, e lui stesso per il Coach of the year. Se in molti quest’estate destavano non pochi sospetti sul cambiare un meccanismo già perfettamente oliato come quello dei Raptors degli anni scorsi, che avevano come unica sfortuna quella di scontrarsi contro il signor LeBron James, sicuramente ora avranno un po’ più dubbi a riguardo…

Spostandoci a Ovest, troviamo, oltre ai “soliti” Warriors, due squadre come Denver e Oklahoma City che stanno facendo benissimo e buona parte del merito va dato ai propri allenatori, rispettivamente Micheal Malone e Billy Donovan.

Il primo sta confermando i miglioramenti continui della squadra negli ultimi anni, costruendola attorno al leader indiscusso e futuro All-star Nikola Jokic, uno dei centri più dominanti della lega più atletica del mondo, pur saltando “forse”, e sottolineo “forse”, un foglio di giornale. Il serbo è un giocatore d’altri tempi per moltissimi aspetti, quali la tecnica e i fondamentali, e sembra intendersi perfettamente coi giovani talenti (di assoluto livello) che lo circondano, come Jamal Murray e Gary Harris: 23 anni Jokic, 21 Jamal Murray, 24 Gary Harris. I tifosi dei Nuggets possono sperare in un futuro roseo.

Okc, guidata da Donovan in panchina e da Westbrook e George in campo, sembra finalmente aver trovato l’alchimia di squadra che mancava da anni: tutti a remare nella stessa direzione, sopratutto “BeastBrook”, capace, almeno in questo periodo, di mettere da parte le proprie ambizioni personali per quelle della squadra. A vederlo dall’esterno infatti il leader vero sembra essere George, rinato grazie alla maggiore responsabilità e al coinvolgimento in partita, senza però dimenticare il leader silenzioso (e difensivo) Steven Adams.

 

Most Improved Player

Parlando del Most Improved Player, il grande favorito resta De’Aaron Fox, leader dei Kings, ma oggi proveremo ad analizzare anche gli altri grandi favoriti.

Zach Lavine sta vivendo la stagione dell’assoluta consacrazione con la maglia Bulls viaggiando a oltre 23 punti di media con 4.5 rimbalzi e 4.5 assist, divenendo il leader della franchigia dell’Illinois e candidandosi per un posto all’All Star Game di quest’anno, ma forse, per una volta, non per la “sua” gara delle schiacciate ma per la partita di domenica.

Nikola Vucevic sta disputando una stagione incredibile con una doppia doppia di media da 20.3 punti e 11.8 rimbalzi, alzando significativamente tutte le sue cifre, provando a portare i suoi Magic dopo tanti anni di “Tankaggio” ad una stagione positiva. Ecco, nemmeno Nikola però può fare i miracoli. Quello che può fare però è continuare a giocare in questo modo, anche e soprattutto perché quest’estate il suo contratto scadrà, e queste cifre lo possono aiutare e non poco ad “acchiappare” un bel po’ di soldi. Coincidenze?

Javale Mcgee, centro due volte campione Nba in carica coi Warriors, si è trasferito questa estate alla corte di LeBron James ai Lakers, provando a cambiare il suo status e quello della franchigia californiana. Da riserva comunque importante ma pur sempre riserva per Golden State, è divenuto il quinto titolare dei Lakers arrivando a giocare più di 23 minuti con 12 punti (massimo in carriera), 7 rimbalzi e 2.5 stoppate di media a gara; cifre di assoluto livello per un giocatore che a 31 anni sembra finalmente aver trovato la completa maturazione come uomo/atleta.

Ultimo, ma non ultimo, nome interessantissimo per il premio è il camerunese Pascal Siakam, ala dei Raptors letteralmente esplosa nell’attuale stagione, passando dai 7 punti e 3 rimbalzi dello scorso anno ai 15.1 e 6.4 di questo, con l’aggiunta al proprio bagaglio tecnico del tiro da 3 punti, particolare non indifferente nella pallacanestro moderna.
Siakam è un giocatore solidissimo in entrambe le metà campo, forte fronte a canestro e in contropiede, e anche capace di sfruttare i “mismatch” spalle a canestro contro i più piccoli. Incarna alla perfezione lo spirito dei Raptors, fatto di duro lavoro e safrificio, perché nessuno, al suo arrivo in Nba tre anni fa, avrebbe pronosticato che diventasse un 4 titolare e per di più invidiato da tutte le franchigie.

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