Se ad un appassionato di ciclismo si chiedesse di menzionare l’ultimo corridore italiano in grado di stabilire il record dell’ora, non avrebbe alcun dubbio nel rispondere Francesco Moser. Il corridore trentino infatti, nel 1984 riuscì per ben due volte nel giro di pochi giorni a compiere l’impresa di battere il primato detenuto fino ad allora dal “Cannibale” Eddy Merckx, ottenuto dodici anni prima. Oggi a distanza di 35 anni da quell’incredibile giorno, vogliamo celebrare il campione italiano ripercorrendo i passi che l’hanno portato a diventare il primo ciclista della nuova era tecnologica capace di percorrere la massima distanza in un’ora.

Era da tempo che lo sognava e ci vollero mesi per prepararlo al meglio, senza lasciare nulla al caso: allenamenti specifici, alimentazione mirata, equipe medica dedicata ed un mezzo in grado di fare la differenza dal punto di vista aerodinamico, questi gli ingredienti principali per raggiungere l’obiettivo. Fu scelta Città del Messico come luogo in cui tentare l’assalto, nella stessa località in cui vi riuscì Merckx dodici anni prima, ma in un centro sportivo differente dotato di una speciale resina stesa sul fondo della pista per favorirne la scorrevolezza, al posto del più classico cemento. Già nel dicembre 1983 Francesco Moser, soprannominato “lo Sceriffo”, decide di trasferirsi in Messico insieme alla famiglia ed al suo team di preparatori per adattarsi al meglio alle condizioni climatiche del posto e soprattutto per abituare il proprio corpo all’altitudine ed alla rarefazione dell’aria, fatto non banale che invece venne trascurato dal campionissimo belga.

19 Gennaio 1984, tutto ha inizio qui: sveglia al mattino presto, pista resa umida dalla nebbiolina che ha accompagnato la notte messicana ed il vento che spira in direzione contraria al senso del velodromo. In questa occasione Moser intende sostenere unicamente una prova preliminare in cui verificare la propria condizione fisica in vista dell’evento clou del 23 Gennaio, giorno in cui tutta la sua “tribù paludera” accorrerà dall’Italia per vederlo sfrecciare nella “terra dei sombreri”. Non ci si attende che batta il record, ma nel caso in cui a metà gara si dovesse trovare in vantaggio sul precedente tentativo del Cannibale, proverebbe comunque a portarlo a conclusione. E così successe: partì ed a metà dello sforzo si ritrovò in grande vantaggio sulla distanza da battere; decise di proseguire portando a termine i 60 minuti e riuscì a stabilire ufficialmente il nuovo primato di 50 km e 808 metri percorsi in un’ora.

Ma questo non fu sufficiente perché ormai tutto il mondo aspettava con ansia il 23 Gennaio, la data prefissata, il giorno storico per il ciclismo mondiale che si apprestava a consacrare un grandissimo di questo sport. A nessuno interessava il fatto che Moser avesse già frantumato il precedente record di Merkcx, tutti si aspettavano che ci riuscisse nel giorno prestabilito, davanti agli occhi di tutte le persone sintonizzate.

23 Gennaio 1984, il grande giorno è arrivato! Si attendono le 10.54, ora in cui il caldo tepore americano riscalda la pista e scioglie i cuori ghiacciati degli italiani presenti al Centro Deportivo Olimpico di Città del Messico, mentre il vento pian piano scema lasciando spazio ad una brezza che sa di liberazione. L’ansia per l’entourage del campione aumenta, la folla inizia ad animarsi e acclama il nome di Moser, i giornalisti ed i fotografi si danno da fare per documentare ogni centimetro percorso, per riportare a coloro che non sono presenti ogni particolare in grado di rendere speciale quella giornata. Tutto è pronto, anche Francesco lo è! Una volta indossato il body ed inforcata la bicicletta, dal rivoluzionario telaio aerodinamico studiato in galleria del vento con le ruote lenticolari, parte per cercare di scrivere nuovamente il proprio nome nella storia. I primi minuti si rivelano una vera e propria apoteosi: l’asso trentino riesce a mantenere una media mostruosa superiore ai 54 km/h, lasciando presagire che quel giorno stava per compiersi qualcosa di magico. Pochi attimi e l’euforia lasciò spazio allo sgomento quando il vento iniziò ad alzarsi impetuoso soffiando contro Moser ed il suo tentativo, facendo vacillare in molti spettatori la convinzione che un nuovo record fosse possibile.

Ma chi mastica ciclismo sa che il duro lavoro, la perseveranza e soprattutto la forza mentale nel non mollare mai la fanno da padrone ed in questo “lo Sceriffo” non è secondo a nessuno; a tal punto che mantenendo i nervi saldi riesce a superare il momento critico ed a mantenere una tabella di marcia che nella migliore delle ipotesi lo porterebbe a fissare il nuovo primato appena sopra ai 51 km. Il tempo scorre inesorabile, i chilometri si susseguono in maniera incessante, il clamore del pubblico si fa sempre più insistente fino a sfociare in un boato generale nel momento in cui Francesco Moser entra nell’Olimpo del ciclismo mondiale tagliando il traguardo e stabilendo così il nuovo record dell’ora con 51 km e 151 metri percorsi.

Da allora i miglioramenti di questo primato si sono succeduti anno dopo anno, sia mediante nuove tecniche di allenamento e di alimentazione sia grazie ad uno sviluppo tecnologico che nel corso del tempo ha visto un notevole incremento delle prestazioni ciclistiche dei corridori. Ma ciò che rende indelebile nella mente dei tifosi questo record più di altri è senza alcun dubbio il marchio che lo stesso Francesco Moser ha voluto dedicare a questo numero a lui così caro. Appassionato di vino fin da bambino, una volta ritiratosi dal mondo delle corse, decise di dedicare anima e corpo alla produzione vinicola. Fra la ricercata selezione di vini che la sua azienda produce, ve n’è uno che eccelle in particolar modo a cui Moser ha voluto dare maggior risalto attribuendogli proprio il nome“51.151” in onore dello storico risultato.

Ecco così che un momento storico per il movimento ciclistico italiano viene ripreso nell’ambito dell’enologia dando risalto a quanto successe quel 23 gennaio 1984, cercando di mantenere fresca nella mente di ogni appassionato l’immagine di Francesco Moser che taglia il traguardo trionfante.

Quando si menziona 51.151 si parla di storia.

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