Il 15 febbraio, da qualche anno a questa parte, è convenzionalmente considerato la “Festa dei single”. Chi è privo di una dolce metà, può sopperire a tale mancanza in svariati modi. Con rimedi autoreferenziali che portano alla cecità (così si dice, e secondo Fabrizio Moro ci si trova addirittura il senso della vita…), affogando in tonnellate di cioccolata e serie tv, ascoltando canzoni strappalacrime di qualche cantautore indipendente disperato.

Gli appassionati di calcio, invece, grazie a Youtube possono trovare rifugio in giocate che accendono il cuore e ricoprono la pelle da un sottile strato di pelle d’oca. E in questa speciale categoria ai limiti della pornografia, ciò che si avvicina di più al mondo dell’ “autoerotismo calcistico” sono i calci di punizione.

Fermandosi al circiuto mainstream Pirlo, Zico, Juninho Pernambucano, Mihajlovic. Allargando la visuale sui “punizionisti indie di provincia”, la lista si allunga e annovera artisti del calcio piazzato che nella loro nicchia hanno fatto esultare decine di tifosi lontani dai riflettori del grande calcio. Sfidando ogni legge della fisica e sovvertendo ogni previsione di malcapitati estremi difensori avversari, di opere d’arte finite nel sacco dopo aver superato la barriera ce ne sono in ogni angolo del calcio di periferia. Da Trieste a Bari, da Pordenone a Catania. Senza dimenticare Livorno, Frosinone, Latina.

La nostra lente oggi finisce dunque su cinque “artisti della punizione” diventati beniamini dei propri tifosi.

“Alino” Diamanti, specialista… internazionale

Il fantasista pratese è sicuramente il più noto in questa lista, grazie ad una carriera che l’ha portato dai dilettanti della toscana a diventare l’idolo della curva livornese, passando per le magie con il claret&blue del West Ham, l’esilio dorato di Guangzhou e la maglia azzurra della nazionale. Le punizioni attribuite al trequartista toscano sono più di trenta. In particolare, i capei d’oro di petrarchiana memoria hanno dato il meglio di sé quando nell’aria c’era odore di derby. La prima punizione finita in gol arrivò infatti in un sentitissimo Pistoiese-Prato 1-4. Se a Prato l’entusiasmo si accende quando si intravedono i colori arancio e blu dei rivali di sempre, a Livorno accade lo stesso alla sola vista di maglie nerazzurre. Per Diamanti, due derby contro il Pisa e due gol. Su calcio di punizione, non serve nemmeno dirlo. Oltre a Livorno, dove nel frattempo è ritornato in questa stagione, Alino ha segnato dalla sua mattonella anche a Bologna, Londra, Guangzhou. E a Salvador – in Brasile – in occasione della finale di consolazione della Confederations Cup 2013 contro l’Uruguay quando Diamanti segnò il suo primo e unico gol in Nazionale. Su calcio di punizione, non serve nemmeno dirlo.

Ciccio Lodi, piedi d’oro ai piedi dell’Etna

Il nostro viaggio tra gli specialisti della punizione è una crociera di piacere che scende il mar Tirreno e da Livorno giunge a Catania. Francesco Lodi, tifoso del Napoli innamoratosi delle punizioni vedendo le magie di Maradona, arriva a Catania nell’ultimo giorno del mercato di gennaio 2011. Una decina di giorni più tardi, nel giro di cinque minuti fa innamorare per sempre di sé la tifoseria etnea.
In una delicatissima sfida-salvezza, il Catania sta perdendo 1-2 in casa contro il Lecce di De Canio che ha più volte sfiorato il gol che chiuderebbe la partita. All’89° minuto il Papu Gomez involato verso la porta viene atterrato e l’arbitro concede punizione dal vertice dell’area alla destra di Rosati. Posizione impossibile, in una mattonella da dove – solitamente – col mancino si può al massimo crossare in mezzo all’area. Impossibile per tutti tranne che per i folli. Lodi calcia di sinistro sul primo palo, l’estremo difensore salentino non ci arriva e Ciccio Lodi riproduce sul rettangolo verdi l’Encomio della Follia che ha reso celebre Erasmo da Rotterdam. Clamoroso al Cibali, due pari. Cinque minuti dopo, un’altra punizione viene concessa al Catania per fallo su Maxi Lopez poco fuori dall’area nella zona centrale. Per i più una semplice punizione dal limite, per lui un rigore da lontano con (ininfluente…) barriera. Calcia di nuovo col mancino, di nuovo sul palo alla destra del portiere. Clamoroso al Cibali, secondo atto. One more time, ancora una volta, “n’autra vota” come dicono a Catania.

In tutto, ad oggi, nelle due parentesi catanesi sono già sedici i gol segnati su calcio piazzato da Lodi, compresa una punizione da incorniciare che valse il 2-2 a tempo scaduto contro la Juventus e sulla quale non potè nulla nemmeno Gigi Buffon.
Piedi d’oro ai piedi dell’Etna. To be continued…

Nicolas Cordova, missili made in Cile

Il viaggio marittimo all’insegna della magia applicata il calcio circumnaviga punta e tacco dello Stivale ed arriva a Bari, dove per due stagioni il pubblico del San Nicola risucì a godersi le magie di un centrocampista arrivato dal Cile e capace di inventare traiettorie impensabili facendosi beffe delle più semplici leggi della fisica. Si tratta di Nicolas Cordova, altro maître à penser della punizione. Portato in Italia dal Perugia di Gaucci, in Umbria trova poco spazio e finisce a Bari dove prende possesso della cabina di regia dei galletti. In due stagioni nella città del Levante timbra sei volte il cartellino da calcio di punizione. Suo marchio di fabbrica made in Cile il gol dalla distanza, ingannando i portieri che non pensano nemmeno all’eventualità che una punizione da 30/40 metri possa rappresentare un pericolo. Solo un pazzo tirerebbe direttamente in porta da così lontano. Lucida follia, quella di Cordova, che però conquista così un posto nel cuore dei tifosi baresi in due stagioni non certo gloriose per la squadra che fu di Fantantonio Cassano. Le altre punizioni da capogiro Cordova le regala ai tifosi di Grosseto, Messina e Brescia, prima di ritirarsi proprio il 15 febbraio di sei anni fa. In particolare, i tifosi delle rondinelle portano nel cuore la punizione che a tempo scaduto regalò al Brescia il Derby del Garda del 2012 contro il Verona.

Riccardo Allegretti, detto “Bubba”: se supera la barriera è gol!

La nostra barca risale tutto l’Adriatico e arriva a Trieste. Porto del nordest d’Italia e porta del centro Europa. Oggi, 15 febbraio, non è solo la festa dei single ma anche il compleanno di un artista del calcio che da queste parti ha messo la firma sulle sue migliori magie da fermo: Riccardo Allegretti. Ora fa l’allenatore in Promozione nella squadra di Prosecco (il Primorje FC, ndr), un tempo faceva brindare la tifoseria alabardata con le sue punizioni che sembravano rigori. In quattro stagioni con la maglia della Triestina il regista milanese, che nella Primavera del Milan relegò in panchina un certo Patrick Vieira, segna 15 reti su punizione. Alcune memorabili, come quella che regalò alla Triestina il successo contro la Cremonese al novantaquattresimo nella C1 2011/12. Altre decisive, come la punizione all’ultima giornata in un Piacenza-Triestina 1-1 del 2007 che venne festeggiata anche da tutto il pubblico di Marassi. Triestina salva, Genoa in Serie A senza passare dai playoff grazie ai dieci punti di vantaggio sul Piacenza stesso.

B come Burrai, piedi fatati al servizio di una Pordenone che sogna

A poca distanza da Trieste, la piccola Pordenone sogna la storica promozione in Serie B. E se i ramarri vantano nove punti di vantaggio proprio sulla Triestina, gran parte del merito è di Salvatore Burrai. Regista partito dalla Sardegna e ora leader dei neroverdi, dal suo piede sono nati nati 14 dei 38 gol segnati dal Pordenone in questa stagione. Tra questi, due punizioni. Il gol vittoria contro la Ternana e quello del momentaneo vantaggio contro il Vicenza nella gara poi pareggiata dai berici. Una manna per i friulani ed un incubo per i giuliani, Burrai. A renderlo tale, non solo il suo apporto decisivo nella fin qui impeccabile cavalcata pordenonese ma anche un precedente nefasto alla tifoseria Triestina. Il primo gol su punizione del playmaker cagliaritano arrivò proprio a Trieste. Era il maggio 2012, ritorno del playout di C1 2011/2012 tra Triestina e Latina. Burrai, dal limite, segnò la punizione che gelò il Rocco, salvò i pontini e condannò alla retrocessione gli alabardati che poi fallirono sprofondando fuori dalla geografia del calcio che conta. Sarà rinvicita alabardata o consacrazione per Burrai?

Diamanti, Lodi, Cordova, Allegretti, Burrai. Cinque nomi capaci di rendere vana l’esistenza della barriera.

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