Durante la fase finale dell’Europa League 2018-19, il nostro Simone Galdi seguirà una partita per ogni giornata, cambiando città ad ogni incontro: un viaggio per l’Europa, sulla strada della passione per il football.

La prima tappa del nostro cammino europeo è stata ieri a Glasgow per la sfida fra il padroni di casa del Celtic e gli spagnoli del Valencia.

Dal nostro inviato Simone Galdi.

La sera di San Valentino è una scatola di cioccolatini scaduti per i tifosi del Celtic, all’inizio serrati e calorosi sulle splendide tribune di Celtic Park, ma delusi e affranti al triplice fischio.

I ragazzi in verde allenati da Brendan Rogers perdono per due reti a zero l’andata dei sedicesimi di finale di Europa League, al cospetto di un Valencia tutt’altro che impressionante, ma soprattutto affatto romantico, data la ricorrenza.
Vince il cinismo, insomma, ed è persino difficile dire immeritatamente.

La partita ha un suo tema della vigilia, il Celtic arrembante e coraggioso contro il Valencia sornione ma raffinato. Lo dimostra anche la coreografia delle Brigate Verdi, un enorme disegno dell’Enigmista (sì, quello di Batman…) che a caratteri cubitali si chiede “Chi ha paura del grosso pipistrello nero?”. 110 e lode a chi ha pensato questa immagine per presentare la partita.

L’enigma del Celtic si può riassumere così: coraggio nel possesso palla e nel provare a inserirsi (Forrest sulla fascia destra il migliore dei suoi), ma quanto si può reggere al cospetto di chi il possesso palla lo terrebbe anche sotto la doccia?

La risposta non arriva subito. Il Celtic prova a rompere l’equilibrio: con Callum McGregor a pochi minuti dall’inizio, un tiro da fuori respinto da Neto in tuffo; con una combinazione verticale Sinclair-Burke, ancora Neto a chiudere, stavolta in scivolata al limite.

Il pipistrello valenziano risponde con un cross di Soler, prolungato da Sobrino e girato in porta da Wass. Tutti i muscoli del collo del danese non bastano a battere Scott Bain, agile a saltare verso l’incrocio.

Così l’enigma lo scioglie suo malgrado McGregor stesso, che perde la classica palla sanguinosa sulla tre quarti avversaria. Gliela soffia Cheryshev, che fa partire il contropiede. Sobrino e Parejo scambiano rapidi, poi il mediano lancia in verticale il suo capitano. Tutto il Celtic Park chiama l’offside, peccato che quella sciagura di Izaguirre (peggiore in campo) tenga in gioco tutti. A Sobrino non sembra vero di trovarsi davanti Bain, ha persino il tempo di dare un’occhiata sulla destra, dove il suo russo preferito sta arrivando. Cheryshev ha iniziato l’azione, Cheryshev la conclude, uno a zero Valencia, e mancano quattro minuti all’intervallo.

Si avverte lo shock fin lassù, nella Jock Stein stand, detta Paradise, perché una tribuna più in alto rispetto al terreno di gioco è difficile trovarla. Rodgers e i suoi ragazzi pensavano di spaventare gli spagnoli giocando con la solita foga scottish e aggiungendo il giro palla continentale. Piano in fumo, serve un’idea per la ripresa.

Purtroppo l’idea è pessima, un’altra palla persa sulla trequarti avversaria (stavolta è Christie) e un nuovo contropiede dei pipistrelli. Wass per Cheryshev sulla sinistra, il russo alza la testa e vede il traforo centrale che fa viaggiare Sobrino fino al centro dell’area. Altro che TAV: tocco comodissimo di destro da due passi, e due reti a zero.

Al Celtic resta l’orgoglio, con l’ingresso di Weah Jr. (di cui avevamo parlato in un nostro approfondimento qualche settimana fa) che purtroppo regala poco del suo promettente talento, mentre il Valencia fa calcoli e si copre. Quel furbacchione di Kondogbia, diffidato, si fa ammonire per saltare il ritorno, considerato ormai una formalità.

Finisce tra lo scoramento dei tifosi in verde, passionali nell’intonare “You’ll never walk alone” e pronti ad applaudire anche una chiusura in angolo dei Bhoys in green.
Purtroppo per loro, sono stati traditi dall’amore, proprio a San Valentino.

Foto di Simone Galdi

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