Tra i risultati dei sedicesimi di finale di Europa League, che si sono giocati giovedì sera, uno su tutti ha catturato l’attenzione: la clamorosa sconfitta dell’Arsenal in Bielorussia, sul campo del Bate Borisov. La partita si è conclusa con il risultato finale di 1-0 grazie al gol di testa di Dragun al 45’ minuto, servito su punizione da Stasevič che ha siglato così il suo 7º assist in questa competizione.

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L’ultima volta che le due compagini si affrontarono l’incontro finì con un netto 6-0 per gli inglesi. Dopo questa sconfitta, invece, per l’Arsenal si tratta di una vera e propria crisi nera: i Gunners hanno perso la terza partita negli ultimi 5 match disputati dopo le disfatte contro lo United all’Emirates e a Manchester contro il City.

Dall’altra parte, per il Bate Borisov quella di giovedì è stata sicuramente la vittoria più importante della loro storia, essendo un club ad oggi prestigioso solo nella propria patria. I bielorussi inoltre, non giocavano una partita ufficiale da ben due mesi, avendo concluso il loro campionato ad inizio dicembre: la Vyšėjšaja Liha che quest’anno li ha visti trionfare con tre giornate di anticipo. Pur non essendo la squadra della capitale, il Bate è infatti il club più importante della nazione con 15 titoli conquistati, di cui 13 negli ultimi tredici anni.

La squadra, solitamante composta per 9/11 da giocatori bielorussi, ha uno stile di gioco semplice ed essenziale. Il modulo di riferimento è un classico 4-3-3, con il bomber della squadra Maksim Pjatrovič Skavyš a fare da boa al centro dell’attacco (11 gol in 29 presenze nell’ultimo campionato), l’ala-assistman Ihar Stasevic, che oltre agli 8 gol segnati ha fornito ben 15 assist in tutte le competizioni, e il serbo Nemanja Milić, arrivato qualche mese fa dalla Stella Rossa, a completare il tridente.

Il manager è il giovane Aljaksej Baha, alla sua prima stagione da allenatore dopo 7 anni da vice sempre nella panchina dei gialloblu. Il tecnico ha da subito fatto bene con la vittoria del titolo nazionale e che sembra voler fare ancora meglio in Europa, dopo il passaggio della fase a gironi, dove hanno affrontato Mol Vidi, Paok e soprattutto Chelsea. Da calciatore, sempre per il Bate, è stato il difensore centrale di riferimento per ben otto anni, vincendo anche due titoli e una coppa nazionale, ma non riuscendo mai a fare quel salto di qualità a livello europeo che probabilmente oggi spera di realiazzare da  allenatore. Una simpatica curiosità è quella che, fra gli altri, oggi allena anche il fratello minore Dzmitryj, uno dei titolari della squadra.

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Al di là del rettangolo verde, uno dei punti di forza degli uomini di Baha e della piazza in generale è la caldissima tifoseria, che proprio giovedì sera più che mai, ha accompagnato la squadra verso un incredibile trionfo. Erano in più di 13.000 i suppotters bielorussi presenti alla Barysaŭ-Arėna (o Borisov Arena), uno stadio moderno, molto particolare dalll’esterno e che quando gioca il Bate si trasforma in una vera e propria bolgia. Per questo motivo, ormai da diversi anni, la trasferta a Borisov è notoriamente una tappa ostica per qualsiasi squadra: stavolta ne ha fatto le spese addirittura una big come l’Arsenal.

Tuttavia, nonostante la grande vittoria di giovedì sera, nella storia recente del Bate Borisov possiamo trovare altre “imprese” di questo genere.

Già nel 2008-2009, il club registrò un piccolo primato divenendo la prima squadra bielorussa a raggiungere la fase a gironi di Champions League. Il club riuscì a centrare l’obiettivo eliminando al primo turno preliminare gli islandesi del Valur, al secondo turno i quotati belgi dell’Anderlecht e al terzo turno i bulgari del Levski Sofia. Quell’anno purtroppo il sorteggio della fase a gruppi non fu benevolo per la squadra di Borisov, posizionata nell’urna in quarta fascia e abbinata a Real Madrid, Juventus e Zenit.
Tornarono nei gironi di Champions League nell’edizione 2011-2012, nel gruppo con Barcellona, Milan e Viktoria Plzen non andando oltre l’ultimo posto e ottenendo gli unici punti in casa del Viktoria all’esordio (1-1) e del Milan (1-1).

La prima vittoria nella fase a gironi della Champions arrivò invece nella stagione 2012-2013, in casa del Lille, all’inagurazione europea del nuovo stadio, con la partita che terminò con un 3-1 finale a favore dei bielorussi. Qualche settimana più tardi, i gialloblù si ripeterono in casa del Bayern Monaco futuro vincitore, sempre con lo stesso risultato.
L’ultima impresa prima della vittoria contro i Gunners arrivò nel 2015 proprio contro un’italiana, la Roma: in quell’occasione, i giallorossi allora allenati da Rudi Garcia schieravano un tridente composto da Gervinho, Salah e Iturbe, ma gli uomini di Aljaksandr Ermakovič (il tecnico che ha preceduto Baha) riuscirono a imporsi alla Barysaŭ-Arėna dopo un rocambolesco 3-2 con la decisiva doppietta del terzino Filip Mladenovic.

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Queste grandi imprese di “piccole” realtà europee come il Bate inevitabilmente ci fanno notare come spesso e volentieri queste squadre, che sono top club nelle loro nazioni e che quindi per questo motivo cercano nuovi stimoli nelle competizioni europee, una volta passati i turni preliminari, riescano ad andare avanti nei loro cammini grazie ad un pubblico caloroso e ad una semplice ma efficace organizzazione di squadra in campo, nonostante affrontino compagini nettamente più blasonate e preparate anche da un punto di visto tecnico e di uomini in campo.

Le differenze sono anche dal punto di vista economico: squadra come il Bate hanno disponibilità minori sotto ogni punto di vista. Un chiaro esempio di ciò è arrivato anche l’altra sera, quando i giocatori e tutto lo staff, il giorno dopo la vittoria contro i Gunners, sono andati all’aereoporto con destinazione Londra per preparare al meglio la gara di ritorno, e a differenza di qualsiasi altra squadra a questi livelli, non hanno viaggiato su un aereo privato, ma bensì si sono imbarcati in un normalissimo aereo di linea.

Sulla carta se queste squadre dovessero giocare in uno dei top 5 campionati europei, stanzierebbero con molta probabilità nelle zone medio-basse della classifica, lottando per la salvezza, ma nella storia della Champions League ci sono state due squadre dell’est che sono riuscite ad andare ben oltre i loro pronostici, riuscendo addirittura a vincere la “coppa dalle grandi orecchie”.

A compiere quest’impresa sono stati i rumeni dello Steaua Bucarest nel 1986 e la Stella Rossa di Belgrado nell’edizione 1990-1991, dove giocava anche Siniša Mihajlović. Dopo queste due vittorie, sul tetto d’Europa sono arrivate solo squadre dei top 5 campionati europei, alternandosi con la vittoria dell’Ajax nella stagione 1994-1995 e quella del Porto di Jose Mourinho nel 2004.

Il Bate sta attraversando uno dei momenti più grandiosi della sua storia dopo la vittoria più importante di sempre. Essendo una piccola realtà, non hanno mai affrontato queste emozioni e quindi, per questa volta magari non vinceranno la coppa, ma per loro andare avanti e continuare a far sognare i propri tifosi, sarebbe già una vittoria.

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