Dal nostro inviato Simone Galdi.

L’umida notte di Leverkusen abbraccia i tifosi del Bayer, colti da una nuova delusione, l’ennesima: sciamano silenziosi verso il fiume Reno, che scorre ad un paio di chilometri dalla BayArena.

Cammino tra loro e sul loro inverno traccio un bilancio. Dopo l’eliminazione in Coppa di Germania da parte del piccolo Heidenheim (2. Bundesliga), per le aspirine arriva il pareggio per 1-1 in casa contro il meno quotato Krasnodar, che significa addio all’Europa League dopo lo 0-0 in Russia all’andata. Per dirla con Pietro Nicolodi, “Typisch Leverkusen”, tipico per i rossoneri. Anche quest’anno, a meno di clamorose rimonte in Bundes, zerutituli.

Spiegare cosa sia mancato alla squadra allenata da Peter Bosz è abbastanza semplice: un gol nei primi 45 minuti, che avrebbe sicuramente spianato la strada al cospetto di un avversario fresco (la diacronia della stagione russa), intelligente e anche piuttosto coraggioso, ma decisamente più modesto quanto a tecnica individuale.

È mancato in campo l’infortunato Karim Bellarabi, che una mano là davanti avrebbe potuto darla eccome. Sono mancati nel tabellino soprattutto Kevin Volland e Kai Havertz, che l’appuntamento col gol l’hanno cercato ma mai trovato. Julian Brandt ispirato ma senza mordere, così come Leon Bailey, vicino alla rete ma alla fine digiuno.

La beffa del Krasnodar è arrivata a 5 minuti dai supplementari e se si riavvolgesse il nastro del match si potrebbe vedere come il primo tempo sia stato equilibrato, pari le occasioni, anche se la parata più difficile l’ha dovuta fare Lukas Hradecky, su colpo di testa di Claessen. Il lampo di Bailey, respinto da Safonov, è stata l’occasione più nitida per i padroni di casa. Primo tempo a reti inviolate.

Il secondo tempo sembrava far pendere la bilancia verso il Reno, fino alle battute conclusive. D’accordo, il Bayer era in controllo, ma quando hai Jonathan Tah ad impostare (non esattamente Beckenbauer) a lungo andare la manovra si inceppa e può scapparci il disastro. Anzi, la Katastrophe”.

Sì perché lassù, nel settore B9, la signora alle mie spalle continua a ripetere questa frase, anche se siamo sullo 0-0 e basterebbe un gol a spingere la sua amata squadra agli ottavi di Europa League. Das ist eine Katastrophe, è il suo ritornello che non fa parte della nutrita schiera di cori della curva Nord. Parentesi: che bello non sentire un fiato proveniente dal campo, perché la curva canta in maniera costante e sovrasta tutto con i suoi cori. E pensare che i dati ufficiali riportano spettatori 16084, di cui 128 russi (quelli li ho contati da solo). La BayArena potrebbe contenerne oltre 30 mila, ma stasera tanti sono rimasti a casa, quasi avessero avuto una premonizione.

Per tornare alla Katastrophe, il vero segno premonitore era stata la traversa balorda colta da Lucas Alario, imbeccato da Charles Aranguiz in verticale. Il destro dell’argentino colpisce il difensore russo, si impenna e sbatte sul metallo. Sembra non esserci modo di bucare Safonov.

Il modo di segnare lo trova invece Suleymanov, che esegue un ricamo su punizione ad una manciata di secondi dall’extra time. Lo 0-1 scuote finalmente i ragazzi di Bosz, ormai disperati. Una mischia da angolo permette ad Aranguiz (il migliore dei suoi) di tirare solitario all’altezza del dischetto. 1-1, ma non c’è più tempo. Da “Katastrophe” siamo passati a “die Scheiße”, ma poco cambia. Fuori da tutto, i tifosi del Bayer non sanno come farsi passare quest’emicrania. Per i tifosi del Krasnodar, il sogno continua.

In sala stampa ci sono cronisti russi che hanno il coraggio di chiedere a Bosz quali sono le possibilità del Krasnodar di vincere l’Europa League. L’imbarazzo del traduttore è enorme: per lui meglio un tuffo nel dio Reno e per noi poveri mortali una Kölsch da buttare giù in fretta.

Foto di Simone Galdi

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