Con gli ottavi ormai avviati alla conclusione e la prospettiva, da qui a sette giorni, di avere i nomi delle otto migliori squadre d’Europa, è già tempo di cominciare a valutare quali siano le possibili candidate ad alzare la coppa dalle grandi orecchie.

Se era coerente pensare che il primo anno senza Ronaldo e Zidane sarebbe stato un anno di transizione per il Real Madrid, fino ad un paio di settimane fa era però difficile non considerare la squadra che ha vinto quattro delle ultime cinque edizioni, con comunque ancora una rosa di primissimo livello ed il Pallone d’Oro in carica tra le sue fila, come un osso durissimo per tutti fino alla fine. Invece, a concludere una settimana calcisticamente catastrofica, con due clàsicos in casa persi in pochi giorni, ieri sera è arrivata una clamorosa lezione di calcio dai ragazzi terribili dell’Ajax, che con l’1-4 del Bernabèu ha sancito la fine, oltre che della campagna europea dei blancos, anche di un ciclo di vittorie europee epocale.

In questa debacle i demeriti del Real sono indubbi, ma va dato il giusto riconoscimento anche all’avversario: un magnifico Ajax che, con il suo mix di ragazzini terribili cresciuti nelle giovanili (a dimostrazione della bontà del progetto centrato su un vivaio tra i migliori in Europa ed un lavoro eccellente di scouting) ed acquisti mirati a prezzi contenuti (vedi Blind o Tadic) ha letteralmente insegnato calcio al Bernabeu.

Quando una prestazione di squadra è tanto bella dal punto di vista tecnico e porta per di più ad uno storico successo, parlare di singoli è quasi irrispettoso verso il sistema di calcio espresso, ma per qualcuno forse questa partita aveva un significato in più, e merita un’attenzione particolare. Ieri sera infatti, nella zona centrale del campo, di fronte a tre nomi quali Modric, Kroos e Casemiro (uno dei centrocampo più vincenti della storia) si è destreggiato il talento di Frenkie de Jong, olandese classe ’97 che, purtroppo per loro, i tifosi delle merengues dalla prossima stagione sentiranno spesso nominare anche in patria, poiché fresco di accordo con il Barcellona per giugno.

Quando a gennaio venne data l’ufficialità del trasferimento, fece notizia la cifra dell’operazione: andata in porto per ben 75 mln di euro + 11 di bonus ma, vedendo la partita di ieri, anche chi non segue il calcio olandese può rendersi conto che, nel reparto su cui si è costruito il mito vincente del tiki-taka e che da quest’anno, dopo Xavi ha perso anche Iniesta, la base su cui costruire può davvero essere questo ragazzo. Dire se potrà davvero seguire le orme dei suoi illustri predecessori è impossibile, ma ci si può basare su dati oggettivi che lasciano ben sperare.

Innanzitutto, il talento del giocatore è innegabile: la tecnica è eccelsa e, dote non comune, accoppiata ad un’intelligenza tattica fuori dal comune, che a giudicare dal contesto in cui si giocava ieri ed alla caratura dell’avversario si uniscono ad una personalità da veterano. Inoltre un altro fattore che può essere di buon auspicio per l’esplosione definitiva di de Jong è proprio il Barca stesso; infatti il contesto di crescita è l’ideale per vari motivi: i blaugrana, se è vero che stanno anche loro attraversando un momento di parziale ricostruzione, non partono da un “anno zero”, hanno alcuni senatori (vedi un certo Leo Messi) e i risultati, al momento, sono positivi, con la conseguente serenità ed entusiasmo che sgravano da alcune delle responsabilità che, nell’ambito di un rifacimento totale, avrebbero potuto schiacciare un ventunenne.

In più, la possibilità di giocare con compagno di ruolo come Busquets può evolvere il gioco di de Jong, che invece di impostare quasi sulla linea dei difensori come all’Ajax odierno, può spaziare meglio nel fulcro del centrocampo.

Infine, partendo dal presupposto che i modelli più vincenti di Ajax e Barcellona prendono forma su una stessa matrice di sistema creata da Cruyff ed evolutasi poi nel tiki taka (che in un certo senso si può considerare figlio del calcio totale), crescere nei lancieri da un background che prepara molto meglio di altri al Barca.

Dovremo aspettare settembre per vedere se la scelta di un investimento del genere pagherà del tutto, ma abbiamo visto che le premesse sono buone (senza contare che presentarsi al Barcellona dopo aver umiliato in casa i rivali di sempre del Real è un ottimo biglietto da visita).

Nel frattempo, ci sono altri tre mesi per godersi questa splendida creatura che è l’Ajax attuale – di cui Frenkie è sicuramente tra i valori aggiunti – e che può permettersi di sognare in grande, magari dando un occhio anche a una statistica a loro piuttosto favorevole: infatti, storicamente nei due precedenti in cui i Lanceri sono riusciti ad eliminare il Real, a fine stagione hanno poi alzato al cielo la Coppa dalle grandi orecchie.

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