Dal nostro inviato Simone Galdi.

L’Inter cinese chiude la sua avventura in Europa League, eliminata dall’Eintracht di Francoforte con una sconfitta di misura al Meazza. La Diva del Meno resta l’ultima formazione ancora in corsa nelle coppe per la Germania.

Dicono che l’Eintracht giocasse fuori casa, a San Siro. In verità due terzi dell’anello superiore erano occupati da tifosi tedeschi, pare con qualche piccolo rinforzo atalantino e laziale: non saprei dire se ci fossero italiani in mezzo a quella massa rumorosa e compatta, ma posso testimoniare l’effetto pauroso a livello di decibel. Tredicimila cinquecento sostenitori del Frankfurt, preparatissimi a cantare “Inter, Inter, vaff…” e altre amenità nella lingua di Dante.

L’Inter snervata, incerottata e malaticcia del profeta Spalletti aveva una sola chance per passare il turno, vincere. Il rigore sbagliato all’andata da Brozovic è stato un macigno psicologico prima ancora che aritmetico. Il gol di Luka Jovic dopo 5 minuti ha cancellato l’ipotesi dei supplementari e fatto secca un’Inter entrata in campo già moribonda. L’omaggio di De Vrij è stato un regalo di San Valentino con un mese di ritardo. Il serbo aveva già segnato con un cucchiaio alla Lazio nel girone, ma si giocava alla Commerzbank Arena. Quello di Milano non lo dimenticherà mai. C’è da scommettere che questo talento non resterà ancora a lungo sulla sponda del Meno. A San Siro, mentre trottava sornione tra le linee interiste, con quel suo modo di correre mi ha ricordato Clarence Seedorf. Una versione meno potente, ma altrettanto raffinata.

Dopo il vantaggio il Frankfurt continua a fare la partita, il sostegno non gli manca. All’Inter non resta che giocare di rimessa, rischiando pure di pareggiare. Ci prova al 15’ Perisic, lanciato in area e solo davanti a Trapp. Il suo tiro vola verso le stelle, una misera fine quanto quella del contropiede di Keita, lanciato dalla difesa nerazzurra e miracolosamente perso dai difensori ospiti. L’unica cosa da non fare per il senegalese è allungarsi la palla. Sceglie di farlo, per il sollievo dei teutonici.

Il Frankfurt rallenta e accelera a piacimento, gestisce, l’Inter non trova mai lo specchio ma solo un paio di calci d’angolo. Troppo poco, appena gli uomini di Peintinger giocano in verticale sono dolori. Il gol annullato per fuorigioco ad Haller è un monito, Handanovic tiene in piedi la baracca con tutte le sue estremità.

Nell’intervallo Spalletti avrà anche provato a scuotere i suoi, ma guardando alla desolazione della sua panchina avrà pensato servisse un regalo del cielo. Nulla di possibile, nella serata dell’Eintracht. Borja Valero e Vecino non ingranano mai, Candreva risulta in costante parabola discendente, Politano troppo leggero, Keita troppo solo e Perisic non pervenuto. Tra i pochi salvabili, Arkanoid Skriniar, che come al solito butta coraggio e chilogrammi dietro al pallone, ma non può bastare. Ad essere decisivo per non soccombere è sempre Handanovic. Il riassunto degli attacchi interisti sta nel primo tiro verso lo specchio, arrivato a due terzi di partita con il solito Politano. E se il segnale della riscossa è l’ingresso di Ranocchia per Cedric allora il momento è tanto drammatico quanto decisivo. Quando Haller si divora un altro gol, dopo il classico contropiede, l’aria che tira al Meazza è mesta. Nell’ultimo quarto d’ora l’Inter è lunga come un’ombra invernale e stanca come il ciuco al tramonto. L’agonia è prolungata di sei minuti oltre il novantesimo, il triplice fischio è quasi una liberazione. La Nord chiama i giocatori sotto la curva, un confronto figlio più del momento esasperante che della prestazione scadente. Gli assenti possono avere tutti ragione, ma nominare Icardi stasera è puro esercizio di stile.

Per l’Eintracht è una notte storica: era dalla stagione 1994-95 che non arrivava ai quarti di finale di coppa Uefa, quando negli ottavi riuscì ad eliminare il Napoli di Boskov, ma venne poi fermato dalla Juventus di Lippi. Il club dell’Aquila vanta anche la vittoria della Uefa 1979-80, dopo le semifinali con il Bayern e la doppia finale contro il Borussia Mönchengladbach. Con l’entusiasmo del suo pubblico e con i gol di Jovic nulla è impossibile, sulla strada che porta a Baku.

Foto di Simone Galdi

(Puntate precedenti di #nottidieuropaleague: 1. Glasgow, 2. Leverkusen, 3. Zagabria).

 

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