Quando ti ritrovi un’etichetta appiccicata addosso, nel calcio come nella vita, è estremamente difficile staccarsela di dosso, ma c’è un attaccante che quest’anno sta facendo di tutto per uscire dall’ombra di sè stesso e dall’idea di essere un giocatore utile alla causa ma che non segna mai: Andrea Petagna.

In effetti, se dovessimo pensare ai bomber di provincia degli ultimi campionati non sarebbe certamente tra i primi nomi che vengono in mente poiché, dato poco onorevole per un centravanti, fino a questa stagione non era mai arrivato in doppia cifra in un singolo campionato. Non bisogna però farci ingannare dai numeri: non ci stiamo trovando davanti ad un giocatore scarso dato che un allenatore esperto ed unanimemente considerato tra i migliori della serie A come Gianpero Gasperini negli anni atalantini lo ha sempre considerato la spalla ideale del Papu Gomez, di Ilicic e più in generale, un ingranaggio fondamentale di quel bellissimo meccanismo che è la dea nelle ultime stagioni. Come detto nell’introduzione però, proprio il suo essere parte di un meccanismo di gioco così dogmatico come il calcio di Gasperini ha fatto sì che ad Andrea fosse chiesto un compito ben preciso: fare a spallate coi difensori ed aprire spazi agli inserimenti di centrocampisti ed esterni, non di rado peraltro fornendo lui l’ultimo passaggio, tanto che in entrambe le stagioni nerazzurre il numero di assist è stato superiore alle reti realizzate.

Inevitabilmente però, tutto il buon lavoro svolto non ha fatto altro che sottolineare ancor di più l’impietosità dei suoi numeri, che ne segnalavano una media realizzativa veramente magra. Con l’arrivo di Duvan Zapata a Bergamo poi è apparsa evidente la necessità di cambiare aria e per la Spal l’opportunità era di quelle da non lasciarsi sfuggire, poichè una punta in grado di dire la sua nel massimo campionato ed al contempo ringiovanire un reparto che, con la sola eccezione di Paloschi ha un età media piuttosto elevata era quel che ci voleva per poter trascorrere un’annata che migliorasse la comunque ottima salvezza raggiunta nel 2017.

A Ferrara il feeling con l’ambiente è immediato e subito Petagna diventa centrale nel progetto di mister Semplici. Questa centralità si riflette sui numeri ed infatti, come unico titolare fisso dell’attacco a due costantemente adottato dai ferraresi, già a febbraio raggiunge la doppia cifra in termini di reti, per la prima volta in carriera. Questo miglioramento è dovuto in gran parte a due fattori; in primis alla maggior libertà di cui gode in fase di costruzione: la necessità di abbassarsi e portar via uomini non è più l’obiettivo centrale dei suoi movimenti senza palla, e quindi adesso può focalizzarsi anche verso la finalizzazione, attaccando la porta e agendo da punta tradizionale.

Il secondo motivo alla base della sua trasformazione è presumibilmente ambientale: non bisogna infatti dimenticare che parliamo di un ragazzo che non ha ancora compiuto 24 anni e che quindi si ritrova nella cruciale fase della carriera in cui l’affermazione calcistica passa tanto dai mezzi tecnici quanto dalla fiducia e dalla serenità dell’ambiente. A Ferrara la situazione per un giovane che ha necessità di capire dove vuole e può arrivare è perfetta, poiché le ambizioni della squadra (una salvezza tranquilla) sono tali da dare la pressione necessaria a lavorare ma con la consapevolezza di un obiettivo ben raggiungibile ed è innegabile che alla Spal Petagna è quello che in Nba viene chiamato uomo franchigia: ossia l’uomo fondamentale che all’Atalanta, per motivi di appariscenza oltre che statistici non è mai potuto essere (piccolo dettaglio a sostegno di ciò: la prima stagione alla Spal è anche la prima in cui Petagna è primo rigorista della sua squadra).

Per concludere: siamo di fronte ad un giocatore nuovo? In realtà è più corretto dire che siamo di fronte ad un giocatore rinnovato, che alla luce dei risultati che ci ritroviamo a commentare quest’anno sta dimostrando i poter essere anche una punta che segna e fornendoci come chiave di lettura anche una sorta di duttilità che fa sì che si possa parlare di un buon Petagna sia come partner di fantasisti (vedi le stagioni precedenti) sia come un uomo capace di reggere da solo il peso di un attacco, considerando che, tra gli italiani, solo due bomber di razza come Quagliarella e Immobile hanno segnato di più.

Di certo la lotta per la salvezza quest’anno è combattuta e numerosa quasi da considerarsi un campionato a parte e per provare vincere questo campionato, la Spal ha trovato il suo bomber, cui l’etichetta di funzionale che non segna comincia a dar fastidio.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here