Lo sport ha questa grande capacità di emozionare, di prenderti il cuore e farne quello che vuole, di lasciarti attaccato allo schermo per interi pomeriggi, ma anche di farti soffrire in caso di sconfitta. Il biathlon in questo senso ci mette del suo, con l’incertezza a farla da padrona e quella magnifica legge secondo cui tutto, fino all’ultimo metro, sia un ping-pong continuo fra la vittoria e la sconfitta. In Italia ammettiamolo, questa stagione, ci siamo divertiti tanto, con quel finale di Mondiale, tanto irripetibile quanto godurioso, e quella splendida Coppa del Mono generale portata nel bel paese da Dorothea Wierer.

Ogni favola ha bisogno di quel pizzico d’horror per rendere anche più magico l’intero finale. Forse questo era un finale già scritto, ma l’ultimo brivido di paura dopo il secondo poligono di Dorothea domenica scorsa nella Mass Start, ancora circola nel sangue. Poi due poligoni ragionati, mentre la carabina prendeva peso e la pressione prendeva gioco del fisico dell’altoatesina, la partita chiusa a braccia alzate. Sul traguardo, la fatica di una lunghissima stagione in un batter d’occhio si trasforma in gioia e, forse anche lacrime, oscurate da quella tenuta verde che da oggi è ufficialmente storica.

Tanti ad inizio stagione si erano schierati, vedendo come potenziale favorita proprio la nostra campionessa. Forse lo era o forse no, ma di sicuro non partiva molti gradini sotto le dirette avversarie, lacunose a loro volta in qualche fondamentale. Da questa affermazione alla sfera di cristallo, però, ce ne passa di acqua sotto ai ponti, ma così incredibilmente è stato. Tanti i momenti magici della stagione trionfale: la vittoria nella sprint di Hochfilzen, la vittoria nell’inseguimento sulle nevi di casa ad Anterselva, quell’oro mondiale che ha un sapore speciale e, infine, quell’ultimo rettilineo di domenica. Una cavalcata trionfale per alcuni, il coronamento di un sogno per altri, il lieto fine di una grande storia per tutti.

C’è qualcosa che accomuna tutti questi momenti: una ragazza che ormai è personaggio. Sì, perché Wierer è quel mix perfetto fra talento, mentalità e un pizzico di pazzia. Il biathlon non richiede altro. Poi, dopo interviene madre natura che ci lascia un gioiellino per simpatia e bellezza. Mai una parola fuori posto, quella battuta sempre pronta e quella risata contagiosa che ormai è diventata di fama mondiale.

Lisa Vittozzi è l’altra grande protagonista della stagione; in lotta anche lei fino all’ultimo metro ma impotente di fronte ai tanti errori nel poligono a terra. Nella favola, anche lei ha recitato un ruolo da protagonista assoluta. In una veste strana: la rivale amica che ingaggia una lotta sana, una perfetta interpretazione che farà scuola. La doppietta di Oberhof ancora canta nel cuore di tutti i tifosi e quel secondo posto finale che rimane a tutti gli effetti un grande risultato. Ora anche lei è nell’olimpo delle più grandi e con i 24 anni siamo certi che avrà ancora tanto da dire a questo sport.

Il successo del biathlon italiano in generale, Dorothea Wierer nello specifico, segnerà la vita di tanti altri sport in tutto il panorama italiano. Questa è la dimostrazione che se le cose vengono fatte con criterio, alla fine i risultati arrivano e molto poco dipende da quanto danaro ci sia a disposizione. Con il giusto impegno si riescono a muovere folle, si riesce ad aprire gli occhi a tutti quelli che sono gli organi di informazione che finalmente hanno dato spazio anche ad uno sport che solo un decennio fa arrancava. Questa volta si è mosso anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per rendere omaggio a questa grande impresa: il grande segno che il biathlon può conquistare proprio tutti. 

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