“Los Angeles, welcome to Zlatan”. Aveva esordito così, con la sua solita modestia, Re Ibra proprio un anno fa. Al pubblico della città degli Angeli si era presentato con un gol pazzesco da centrocampo che decise il derby contro i Los Angeles FC. Nella sua prima stagione negli States, ripresosi perfettamente dopo l’infortunio al ginocchio che rischiò di fargli finire anticipatamente la carriera, segnò 22 gol in 27 partite, non riuscendo tuttavia nell’impresa di raggiungere i Playoff.

Diventato stabilmente capitano, quest’anno ha inaugurato la nuova stagione con il gol della vittoria contro i Chicago Fire (2-1) il 3 marzo. Fermo ai box a causa di un problema al tendine d’Achille, è stato costretto a saltare subito due partite (seconda e terza giornata) contro Dallas FC e Minnesota: la prima è stata persa dai suoi compagni 2-0 e la seconda vinta 3-2. Dopo essersi ristabilito anche grazie alla sosta per le nazionali, è tornato in campo ieri, dove ancora una volta ha dimostrato di essere, nonostante i suoi 37 anni d’età, uno dei centravanti più forti al mondo. Novanta minuti, 2 gol e vittoria. Da quando veste la maglia dei Galaxy ha già segnato sei doppiette (e una tripletta) e in questa stagione è più determinato che mai a raggiungere l’obiettivo sfumato nell’ottobre scorso. I Galaxy al momento sono quinti a -4 da cugini ma con una partita in più da giocare.

 

I gol sono arrivati entrambi su due rigori conquistati da Ibra stesso: il primo l’ha realizzato con un destro secco ad incrociare mentre nel secondo ha fatto la famosa “panenka”, cioè il cucchiaio.

Panenka a parte, Re Zlatan ha fatto, per l’ennesima volta, uno di quei gesti da extraterrestre, una di quelle cose che non si vedono fare ad altri giocatori: indescrivibile e incommentabile. Minuto 13′. Le parole alle immagini.

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