Giovedì 11 aprile, nell’esclusivo e storico club dell’Augusta National partirà la corsa al titolo individuale più ambito nel mondo del golf: la green jacket, il simbolo per antonomasia di questo sport che incorona ogni anno il vincitore del Masters (o Augusta Masters), il primo major della stagione. Pur essendo il più “giovane” tra i quattro principali tornei, il Masters da sempre è considerato il punto più alto possibile per la carriera di un golfista e gode di una leggendaria tradizione che l’hanno reso una vera e propria icona dello sport. Nello stato della Georgia prende vita annualmente una quattro-giorni che va oltre alla normale competizione, fatta di rituali quasi religiosi.

Il primo di questi riti è il Par 3 contest che si disputa il mercoledì antecedente all’inizio del torneo in un’atmosfera di totale serenità e ilarità, dove spesso si vedono colpi sensazionali e hole-in-one surreali. Questo contest è composto da nove buche, solo par 3, dell’Augusta National e porta con sé una sorta di maledizione, poiché nessun vincitore del mercoledì è poi riuscito a portarsi a casa la vittoria dopo le 72 buche. Nel 2018 entrò per la seconda volta nell’albo d’oro di questa particolare gara il grandissimo e quasi settantenne Tom Watson, una delle figure più celebri della storia del golf con all’attivo otto titoli major.

La seconda particolarità del Masters è proprio il “terreno di gioco” poiché è l’unico major a disputarsi costantemente in un club, l’Augusta National nello stato di Georgia (U.S.A.). Qui la questione è molto soggettiva, ci sono gli amanti dei links i quali sostengono che il miglior percorso al mondo sia quello del St Andrews in Scozia che rientra tra i R&A, ma per tantissimi esperti e appassionati la bellezza del golf club fondato da Bobby Jones non ha eguali. Alcune delle sue buche sono divenute simboli di questo torneo, tra queste la Pampas (buca 7), la mitica Camellia (buca 10), la difficilissima Golden Bell (buca 12) ed il dogleg Azalea (buca 13).

Ultimo, ma non per importanza, il simbolo per eccellenza del Masters: la green jacket. Il vincitore del torneo non si porta a casa un trofeo, non alza al cielo la Claret Jug o il pesantissimo Wanamaker Trophy, bensì indosserà la giacca che contraddistingue la stretta cerchia dei soci dell’Augusta National, divenendo di diritto un membro del club. Il rituale resta uno dei momenti più emozionanti dell’anno dove fuori dalla club house, un socio di Augusta assieme al campione uscente vestono di verde il fresco vincitore.

Quest’anno a contendersi il titolo di Patrick Reed ci saranno i pluricampioni Masters Tiger Woods, a caccia del suo quinto successo, Phil Mickelson e Bubba Watson, ma il principale favorito dai bookmakers è il nordirlandese Rory McIlroy in un grandissimo momento di forma che l’hanno riportato in terza posizione nel ranking PGA. Considerate le caratteristiche del percorso non si può non considerare Jon Rahm. Inoltre ci sarà anche il nostro campione Francesco Molinari, attuale numero 7 al mondo il quale ha dichiarato di sentire un buon feeling e di puntare ad un buon piazzamento magari in top 10. La mina vagante, a nostro avviso, sarà l’ex numero 1 al mondo, ultimamente sparito dai radar e finito fuori dai primi trenta, Jordan Spieth, che ha già vinto nel 2015 e cerca il suo quarto major in carriera. Solo la buca Holly, la diciottesima (e settantaduesima), ci dirà chi sarà il nuovo Masters Champion.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here