È autunno inoltrato in Andalusia, il caldo asfissiante dell’estate ha lasciato il posto a temperature gradevoli e belle giornate. A Los Caños de Meca, nei pressi di Cadice, stazionano le navi dell’ammiraglio dell’esercito francesce Pierre Charles Silvestre de Villeneuve, comandante delle truppe franco spagnole, uomo di Napoleone Bonaparte. La flotta ha ricevuto gli ordini di passare per Gibilterra e far sbarcare gli uomini in Italia invece che a Bolougne, in Francia, dove dovevano recarsi precedentemente per aver poi la possibilità di transitare attraverso la Manica e invadere l’Inghilterra. I transalpini infatti non erano riusciti a superare il blocco inglese nell’Atlantico: quella del giovane Regno Unito, la Royal Navy di Giorgio III, era la più forte e potente flotta d’Europa. Villeneuve, nonostante Napoleone con il cambio di programma avesse provato ad evitare lo scontro frontale, dopo aver appreso di essere stato sostituito, decide di prendere l’iniziativa ed uscire dalla baia facendo così concretizzare il vantaggio della flotta britannica posta in attesa. Trentatrè i vascelli franco-spagnoli, ventisette quelli inglesi che si trovano l’uno contro l’altro. La Bucentaure contro la Victory a duello nelle acque antistanti Capo Trafalgar come due aristocratici feriti nell’orgoglio. Gli uomini di Villeneuve cadono nonostante la superiorità numerica, così Napoleone viene sconfitto e vani si rivelano le sue intuizioni e i suoi sforzi. Esce vincitore, stremato e moribondo l’ammiraglio Horatio Nelson, eroe nazionale, che consolida la forza marittima dell’Inghilterra.

Generale Napoleone Bonaparte o Wojciech Szczesny, portiere della seconda testa di serie, dopo il Real e prima del City, sconfitta in una personale e drammatica Trafalgar. Insieme a Ronaldo e Emre Can è l’unica nota positiva della debacle casalinga. Al minuto ’52, sul risultato di 1-1, Szczesny in maglia rossa tiene a galla la nave rimanendo in piedi con mestiere e furbizia e negando il gol ad uno spumeggiante Hakim Ziyech con un braccio alto e deciso. 

 

Le reazioni della squadra sono velleitarie e gli attacchi nemici si intensificano. Al minuto ’58 è Donny van de Beek che impegna il  numero il numero 1. Un tiro forte e ben orientato parte dal limite per insaccarsi sotto la traversa, il polacco dice ‘no’ alzando l’altro braccio questa volta e impedendo al suo vascello di imbarcare acqua. Vani sono gli sforzi del portiere, non evita Trafalgar, non indossa la feluca di ammiraglio britannico e cade al minuto ’67 senza capacità e forza di reagire. Con lui un compagno, come tanti, perchè forse una Trafalgar si portra dietro spesso una Waterloo, è lì ad ”invocare una Sant’Elena anche in comproprietà”.

Lord Horatio Nelson o Hugo Lloris, portiere della compagine inglese degli Spurs, con la statua a Trafalgar Square in quel di Londra. In una precedente battaglia era stato il numero uno ad avere l’intuizione vincente: freddezza, concentrazione e rigore parato al Kun Aguero. 

Questa volta la situazione si ingarbuglia, la retroguardia accusa i colpi, il nemico non indietreggia e Hugo è costretto a raccogliere il pallone in rete per ben quattro volte. Ma lui, dalla ”feluca a bradelli cerca di estratte il conoglio della sua Trafalgar” e ci riesce: con la mano di richiamo, il numero uno ora in maglia arancione, rispedisce al mittente il colpo del ko che De Bruyne pensava di aver sparato. Tutti i suoi sforzi costruiscono una Trafalgar gioiosa, sorridente agli inglesi della capitale, che grazie al gol di Llorente e ai miracoli di Lloris possono ancora partecipare al ”ballo mascherato della celebrità”.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here