Se il calcio è sogno, sulle rive del Meno si sogna fortissimo. L’Eintracht Francoforte vince 2-0 contro il Benfica e ribalta la sconfitta dell’andata a Lisbona per 4-2, staccando così il biglietto per le semifinali di Europa League. Risultato storico per i tedeschi che, dopo aver vinto la Coppa di Germania 2018 dopo 30 anni di astinenza, sperano di ripetersi in Europa, a 39 anni dal successo in Uefa contro il Borussia Moenchengladbach.

L’atmosfera della CommerzBank arena prima, durante e dopo la partita rispecchia l’umore stellare di una città e di una tifoseria mai così vicini al trionfo. La coreografia che accoglie le due squadre all’ingresso sul prato è da pelle d’oca, studiata settore per settore e perfettamente eseguita. Non vale un gol di vantaggio, ma pone una pesante ipoteca psicologica sul match. I ragazzi di Adolf Hutter volano dal fischio d’inizio, con il loro gioco verticale e imprevedibile, in una rotazione continua degli uomini d’attacco, concedendo zero punti di riferimento alla macchinosa difesa ospite.

Il Benfica di Bruno Lage sembra un pulcino più che un’aquila, impaurito nella propria metà campo e sperduto nell’altra metà,incapace per tutto il primo tempo di mettere in difficoltà i padroni di casa. Una replica della deludente squadra vista a Zagabria.

 

Già al settimo l’Eintracht potrebbe passare, ma la combinazione Ante Rebic per Filip Kostic si conclude con un diagonale lento che Odysseas Vlachodimos non ha difficoltà a bloccare.

L’entusiasmo tedesco fa tenere il ritmo alto anche a Luka Jovic, in serata poco ispirata, mentre dalla parte opposta Joao Felix e Haris Seferovic si trovano poco e male, costretti come sono a giocare di rimessa. Merito soprattutto del Francoforte che, seppur impreciso, ha baricentro alto e movimento di palla costante. Serve un episodio e un uomo in serata di grazia per sbloccare il risultato. Ci pensa allora Kostic, quando sul cronometro sono passati più di 35 minuti. Rebic parte da sinistra e si infila in mezzo a sei avversari, salta due uomini e arriva al limite dell’area, trovando davanti a sé un muro rosso. L’opzione più saggia è uno scarico per Gacinovic: mancino millimetrico che si stampa sul palo. Odysseas è per terra e non fa in tempo a rialzarsi, sul tap in segna Filip il bello. 1-0, ma dalla tribuna è sembrato palese come Kostic, al momento del tiro di Gacinovic, fosse abbondantemente in offside.

Non c’è il VAR, così il fischietto di Daniele Orsato da Schio convalida la rete.

Bruno Lage la prende molto male, tanto da essere espulso. Il Benfica è scosso, dopo aver creduto a lungo di poter tenere il pari giocando molto al di sotto degli avversari. Anche i più tiepidi del Meno sentono che l’impresa è alla portata e infatti al riposo vanno i giocatori, non i tifosi locali che continuano a cantare.

 

Ripresa dinamica, con i portoghesi finalmente svegli. Secondo minuto, Joao Felix scambia con Gelson Fernandes ed entra in area da sinistra. Tiene tutti sulla corda con i suoi tocchi ravvicinati, poi spara un traversone basso che viene deviato in angolo.

Uno squillo per annunciare che il Benfica è in partita, mentre l’Eintracht deve riprendere il ritmo folle del primo tempo. Dopo 7 minuti arriva la possibile palla del pari sulla testa di Seferovic, lanciato da Samaris. Il pallonetto del greco trova in area l’attaccante svizzero che però non sfrutta.

Si sveglia al 12’ la Diva lunatica, con una discesa centrale di Gacinovic che sfiora il palo di sinistro. Al quarto d’ora Jovic va vicinissimo al raddoppio, stavolta d’esterno destro dopo una lunga percussione di Kostic.

Si dice che nel tennis sia decisivo il settimo game: nel calcio potrebbe essere il minuto 67, quello in cui Rode servito da Ante Rebic trafigge Odisseas di destro dal limite dell’area. Che sia proprio Rode a segnare il gol qualificazione la dice lunga sulla salute di questo Eintracht: un mediano di rottura, aggressivo ma non particolarmente tecnico e con un’attitudine alla rissa già sperimentata contro l’Inter.

 

Nel momento migliore del Benfica, l’Eintracht ha saputo capovolgere l’inerzia del match e trovare il gol. Fondamentale la spinta di un pubblico fanatico e instancabile nel cantare: la Diva ha il suo coro.
Appena quattro minuti dopo Rode va vicino alla doppietta, raccogliendo una palla vagante in area e provando il destro a giro sul secondo palo, ma Odysseas usa la mano di richiamo e si salva. Sulle tribune è delirio puro tra i quarantottomila presenti.

Scorre l’ultimo quarto di gara tra i nervi del Benfica e la resistenza coraggiosa dei tedeschi. Si schianta sul palo la speranza portoghese, all’85’, quando Eduardo Salvio colpisce al volo sull’ennesimo cross di Joao Felix. Anche quest’anno l’Europa resta un tabù per il Benfica. Più che di maledizione, si può parlare di collettivo non all’altezza, dal punto di vista tattico e psicologico prima che tecnico.

Il trionfo dell’aquila assiana incendia la notte di Francoforte. La magia dell’Eintracht continua e sarà compito del Chelsea di Maurizio Sarri trovare la formula per rompere il sortilegio.

(Puntate precedenti di #nottidieuropaleague: 1. Glasgow, 2. Leverkusen, 3. Zagabria, 4. Milano).

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