”I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d’ossa rosicchiate nascoste sotto terra.”

Chissà se il giovane Maestrelli, il ”toscanino” così come lo chiamavano in quel di Bari, aveva mai sognato uno scudetto sulla panchina della Lazio. Lui che pochi mesi prima del Patto d’Acciaio, a 16 anni 4 mesi e 19 giorni, aveva esordito in serie A contro il Milan per esser poi chiamato alle armi dal Regio Esercito. Lui che era stato prigioniero dei tedeschi, che era riuscito a salvarsi e si era anche rifugiato sulle montagne italiane. Lui che era stato capitano della Roma e che era scampato per un disguido alla tragedia di Superga. Lo avrebbe mai immaginato lui uno scudetto sulla panchina della Lazio? Addirittura il primo della società capitolina?

In un’ intevista del 2013 Luigi Martini, storico terzino della lazio campione d’Italia, dichiarava: «Fascista quella Lazio? Ma se Maestrelli aveva fatto il Partigiano. In pochi eravamo politicamente schierati. Petrelli era di destra, io votavo MSI. Wilson stava con la DC. Chinaglia con nessuno. E Re Cecconi si interessava poco di politica. Si è voluto forzare la mano equivocando con la tradizione laziale e con il fatto che avevamo le pistole». Parole che oggi assumuno una grande importanza, sopratutto all’indomani della rievocazione storica ad opera di un gruppo di tifosi biancocelesti, nei pressi di Piazzale Loreto, prima della sfida di Coppa Italia contro il Milan. Ammesso che non è mai giusto far di tutta l’erba un fascio, nell’ecosistema calcio bisogna prestare un’attenzione in più: considerare dinamiche antropologiche alla luce di condizionamenti psicologici, storici e sociali che spesso esulano dal contesto cronologico ma mai sono completaemente sciolte dal presente socio – culturale.

”(…) ho letto libri scritti, in mancanza di una parola migliore, da hooligans; ma almeno il novantacinque per cento dei milioni di spettatori che ogni anno guardano le partite non ha mai dato un pugno il vita sua. Questo libro  [Febbre a 90′] è per noialtri, e per chiunque si sia chiesto cosa significhi essere fatti così.” Noialtri siamo tutti. Siamo noi che abbiamo assistito agli atti di pochi e non ci prendiamo la premura di non dare la colpa a molti. Il calcio è stato arma e riscatto, talvolta è riuscito lì dove i governi hanno fallito, ma la concezione politica ha il divieto coercitivo, morale anzichenò, di non minare la coesistenza democratica ampiamente intesa. Maestrelli l’ha inseganto questo, quasi come Cassandra la sua figura si stagliava in mezzo a quelle dei calciatori campioni in un paese che si affacciava sugli anni di piombo e non lo sapeva o faceva finta di non saperlo.

Il giovane Tommaso, nato a Pisa, era stato come altri colleghi più famosi – Bruno Neri ad esempio, l’unico dei calciatori in campo durante l’inaugurazione dell’attuale Artemio Franchi che rifiutò di alzare il braccio per il saluto fascista – un partigiano, un protagonista di un fronte di lotta eccezionalemente unitario composto da comunisti, socialisti, democristiani, anarchici, liberali, monarchici e repubblicani contro il regime totalitario. Di storie ne esistono molte e sarebbe facile raccontarle prendendo le parti di chi ci conviene ma la verità è che essere un uomo di calcio, al giorno d’oggi anche una donna, è una sfida, una responsabilità e un’opportunità che può influenzare il clima e far addirittura piovere. Maestrelli è stato un fiore nella storia biancoceleste eppure in gioventù ha rappresentato quelli che molte frange del tifo pensano di aver il dovere morale di attaccare. 

Seppur questo tempo pare essere caratterizzato da foschia il ricordo dell’angelo della Lazio rafforza la presa di posizione della società nei conforni dell’exploit politico del tifo, condanna l’intolleranza e la discriminazione di ogni matrice favorendo la convivialità perchè noi, vittime in ogni tempo di qualsiasi colore di oppressione, ”nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra.”

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