L’ultimo gol il Tucu lo aveva messo a segno il 25 novembre all’Olimpico, contro il Milan. Un gol molto bello per giunta: controllo con la coscia, palla lasciata scendere e destro di prima intenzione che si infila alle spalle di Donnarumma. Da quel momento Simone Inzaghi ha capito che il suo numero 11 non poteva più essere solamente un sostituto, un jolly da buttare nella mischia quando c’è un risultato da recuperare, ma doveva necessariamente entrare nei collaudati meccanismi della sua squadra.

E Inzaghi una soluzione l’ha trovata, ed è stato molto bravo nel dare all’argentino un ruolo in cui può esprimersi al meglio, con conseguente beneficio per tutti i suoi compagni. Il Tucu è il vero e proprio ago della bilancia della Lazio, da lui passano le sorti della sua squadra grazie alla sua tecnica individuale – eccezionale nello stretto, devastante a campo aperto quando si aprono gli spazi -, e al suo essere imprevedibile, riuscendo a dare quel cambio di passo alla manovra dei suoi.

Tuttavia, da un giocatore di attacco ci si aspettano gol. E dopo il fisiologico calo realizzativo di Immobile (dopo una stagione da 41 gol in 47 presenze), lo spostamento di Luis Alberto sulla linea mediana e un Milinkovic che ha visto arretrato il suo raggio d’azione di una trentina di metri, ecco che Correa è chiamato ad essere una risorsa importante in zona gol. La sensazione che si ha quando prende palla e va a puntare l’area avversaria è che possa succedere qualunque cosa, da un momento all’altro; come però l’argentino vede la porta avvicinarsi, è come se le sue lunghe leve perdessero vigore, e che quel brio e quella vivacità nella sua corsa lascino spazio all’indecisione, all’insicurezza che si tramutano poi in errori abbastanza eclatanti. Tutti ricorderanno l’incredibile gol sbagliato conto l’Inter quando il Tucu vestiva blucerchiato, ma più recentemente basti pensare all’incredibile occasione, dopo che Immobile lo aveva messo a tu per tu con Reina, sciupata a San Siro contro il Milan nella gara di campionato, poi persa per 1-0: inspiegabile per un giocatore con queste qualità.

Come speso accade nel calcio però, l’occasione per rifarsi è lì dietro l’angolo e sempre contro il Milan nella semifinale di ritorno della Coppa Italia (che evidentemente gli porta bene) Correa è tornato al gol dopo quel 25 novembre, portando la Lazio in finale. Una partita sontuosa la sua: pericolo costante per la difesa rossonera con Musacchio che lo ha sofferto e non poco, e poi il gol con un tocco di punta sotto le gambe di Reina dopo un contropiede condotto alla perfezione dagli uomini di Inzaghi, che con tre passaggi hanno trovato la via della rete.

Infine i numeri: lo storico di Correa conferma questa sua scarsa vena realizzativa. Sono 3 i gol nella stagione 15/16 a Genova, 15 nelle due successive a Siviglia e 6 in quella in corso alla Lazio. Pochi per un giocatore offensivo, che si, non fa mancare il suo apporto in termini di assist, ma che viste le sue eccelse qualità può e deve fare meglio davanti la porta: la crescita del Tucu passa proprio da qui.

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