Esattamente 2 anni fa Bologna, la “capitale cestistica” italiana, guardava con desolazione le sue due squadre principali sgomitare nei playoff di A2 per ritornare nella massima serie. Per una delle due il purgatorio finì proprio in quella postseason, mentre l’altra avrebbe dovuto sgomitare in cadetteria fino ad oggi.
Quest’anno però, sotto le torri, si può ricominciare a respirare aria di Basket city perché, dopo la promozione della Fortitudo, e quindi la certezza di avere il derby più bello d’italia in serie A la prossima stagione, una coppa europea è finalmente rientrata in una bacheca emiliana: precisamente in quella già piuttosto ben fornita di via dell’Arcoveggio, sede della Segafredo Virtus Bologna che, dopo aver regolato il Bamberg nella semifinale di giovedì, ha travolto Tenerife nella finalissima portando la Basketball Champions League. E’ il secondo successo di una squadra italiana in Europa dopo la vittoria della Dinamo Sassari in Euro cup pochi giorni fa.

Una final four, quella di Anversa, che ci ha regalato grande Basket ed una squadra che, a dispetto di un campionato senza sussulti, ha rivelato tutto il proprio potenziale, talvolta inespresso, nel momento più importante della stagione.

Come contro i tedeschi, anche la finale contro gli spagnoli è stata in controllo dall’inizio alla fine, grazie ad una solidità difensiva esaltante ed ad un Kevin Putner straordinario, che a fine partita registrerà 26 punti a referto ed il secondo titolo di MVP delle finali di champions consecutivo, dopo quello del 2018 in maglia Olympiakos.

Già dal primo quarto la partita si incanala su binari favorevoli per le V nere, che concludono in doppio vantaggio e con un dato che spiega meglio di tutti il grande lavoro bolognese nella propria metà campo: Tenerife arriva alla prima sirena con l’imbarazzante percentuale al tiro del 18%, contro il 53% degli emiliani. Secondo e terzo quarto scorrono più o meno sulla stessa falsariga: Bologna arriva ad un massimo distacco di +19, con gli spagnoli che si aggrappano ai secondi tentativi; la Virtus ha infatti come unica pecca della serata una certa difficoltà a rimbalzo ma, di fatto, fino all’ultimo periodo è difficile parlare di partita aperta. E’ l’ultima frazione quella più complicata per la squadra italiana che, invece di amministrare il rassicurante vantaggio accumulato, si perde un po’ fino ad arrivare, a mezo di due minuti dalla sirena con solo due possessi di vantaggio. Qui, finalmente, Mario Chalmers, fino a quel momento piuttosto evanescente e a tratti irritante, si ricorda di aver vinto due anelli Nba e di essere stato il playmaker dei grandiosi Miami Heat di Lebron, Wade e Bosh, inventandosi il canestro da fuoriclasse che, di fatto, chiude i giochi.

Alla sirena è 73-61 per Bologna, che può così festeggiare il suo quinto titolo continentale a 10 anni dall’ultimo: quella Eurochallenge che, nel 2009, aveva tanto la sinistra aura di un canto del cigno, viste anche le vicissitudini economiche e societarie del club nell’ultima decade. E invece the old empire is back, grazie ad una ricostruzione, soprattutto dopo il periodo di sofferenza in A2, mirata proprio a dare lustro ad un’icona dello sport nazionale. Tutto questo sotto gli occhi attenti di Alberto Bucci: che prima in panchina  poi sulla poltrona di presidente ha guidato le V nere sia nel periodo d’oro che in questa difficile risalita all’elite del basket e che ci ha lasciati pochi mesi prima di vedere i suoi ragazzi culminare anche il suo lavoro alzando al cielo una coppa.

Senza soffermarci sui singoli; oltre ai già citati Putner e Chalmers, una menzione speciale, soprattutto in chiave nazionale (nell’anno in cui si ritorna a disputare un Mondiale), va al capitano Pietro Aradori, autore di una partita in crescendo dove, oltre ad un eccellente lavoro sul perimetro, ha messo insieme una serie di canestri pesantissimi, dimostrando quella personalità sotto pressione che in Cina, a settembre, farà estremamente comodo all’Italbasket.

Per ultimo, non si può non citare tra gli artefici del trionfo coach Sasha Djordjevic, che ha dato un impronta ed una mentalità vincente alla squadra, lavorando soprattutto in costruzione di una fase difensiva impeccabile (vero credo dell’allenatore balcanico). Testimone di ciò, i soli 111 punti concessi nell’arco delle intere final four.

Negli ultimi 18 anni nessun club italiano ha vinto più di una coppa internazionale; nello stesso arco temporale, da ieri, per la Virtus Bologna sono 3.

Basket city is back, the old empire is back.

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