Potete credere nelle coincidenze, oppure no; potete pensare che sia già tutto scritto o che siamo noi i soli padroni del nostro destino; potete persino ritenere che nella vita ci sia un’entità superiore che sceglie per noi. Chi per partito preso, chi per convenienza o chi semplicemente per convinzione radicalizzata può ed ha il diritto di credere a ciò che ritiene più opportuno, ma quello che risulta evidente è che certi avvenimenti sembrano fatti apposta, quasi a voler rievocare avvenimenti, cose e persone che hanno lasciato un vuoto incolmabile nella vita di una persona, di una famiglia, di un popolo. Non è questione di crederci o meno, di pensarla in un modo oppure in un altro, è solamente l’analisi di alcune situazioni che si ripropongono dando la parvenza di voler segnare un punto da cui ripartire.

È il 2 maggio 2004 ed il motomondiale fa tappa a Jerez de la Frontera. Sono quasi le 11.00 e la domenica motoristica sta per aprirsi con la partenza della classe minore, la 125cc, che tanti talenti ha saputo sfornare negli anni. Una pioggia torrenziale fa da cornice ad un gran premio spettacolare, ritenuto dagli addetti ai lavori come uno tra i più belli dell’intero campionato. Nel gruppetto di piloti ci sono tanti giovani italiani pronti a darsi battaglia, ma non sono gli unici; la lotta per la vittoria sarà agguerrita ed i contendenti non lasceranno nulla di intentato. Pronti, via e la gara sembra prendere subito una piega ben delineata: un’allora giovanissimo Casey Stoner prende il largo in pochi passaggi, lasciando agli avversari solo le briciole. Intanto il passare dei giri scandisce la rimonta di un altro pilota agli albori, che il giorno precedente ha saputo conquistare la prima pole position della sua carriera, ma che alla prima curva si ritrova nono vanificando di fatto il risultato ottenuto in qualifica. Grazie alla sua abilità sull’acqua però, tornata dopo tornata, riesce a portarsi in seconda posizione ma il distacco dall’australiano sembra ormai incolmabile. Ma si sa, quando la pista è bagnata, mantenere la concentrazione per 23 giri non è affatto semplice e gli imprevisti sono all’ordine del giorno.

Mancano tre giri dal termine e accade qualcosa di clamoroso, incredibile, insperato: alla curva 4 Stoner cade, spalancando le porte a quel ragazzino sconosciuto che ha saputo recuperare dopo una partenza difficile; quel pilota, allora 17enne, taglia il traguardo vincitore, siglando il suo primo successo nel mondiale. Quel ragazzo è Marco Simoncelli e quel giorno rappresenta l’inizio della sua breve e gloriosa carriera. Alle sue spalle si posiziona il compagno di squadra Steve Jenkner regalando al team Aprilia Rauch Bravo di Fiorenzo Caponera la gioia per una doppietta meravigliosa.

La storia di quel ragazzo purtroppo la conosciamo tutti e forse è proprio per questo che ciò che è successo ieri mette i brividi al solo pensiero. Stesso circuito, stessa categoria (anche se ora si chiama Moto3 ed ha moto differenti) e stesso risultato: i protagonisti sono ovviamente diversi, ma le analogie e le persone direttamente coinvolte sono le stesse che 15 anni prima hanno vissuto intensamente quei momenti raccontati in precedenza. Già perché ieri, domenica 5 maggio 2019, proprio sulla pista di Jerez de la Frontera il Sic58 Squadra Corse, team nato dall’idea di papà Paolo Simoncelli in onore del figlio Marco, ha ottenuto la propria prima vittoria nel motomondiale con Niccolò Antonelli; e come se non bastasse, sul secondo gradino del podio è salito l’altro pilota del team, il giapponese Tatsuki Suzuki, coronando così una giornata storica.

Le immagini dei due centauri in tuta bianca sul podio rievocano ricordi bellissimi; la mente torna a quel giorno del 2004, quando il diluvio stampò sul volto di un ragazzino sognante il sorriso più bello che potesse desiderare. Papà Paolo sale sul podio assieme ai suoi piloti per festeggiare con loro il coronamento di un sogno atteso dopo anni di duro lavoro. Rivedere un Simoncelli alzare il trofeo del vincitore, per giunta quello di Jerez, fa scendere una lacrima; Paolo bacia più volte quella coppa, poi lancia uno sguardo al cielo. Nelle interviste post gara dirà: “Sono commosso, a distanza di 15 anni si è ripetuta la stessa cosa, è qualcosa di pazzesco. Forse Marco ci sta dando una mano da lassù”

Per lui è sicuramente il giorno più bello da quel maledetto 23 ottobre 2011, un giorno da cui provare a ripartire; un giorno nuovo dove forse qualcuno ha voluto dare un segnale della propria presenza, pur non essendo realmente presente. E se anche non fosse così, e se anche queste parole non rispecchiassero la realtà è pur sempre bello pensare che possa essere successo davvero.

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