Santos Saúl Álvarez Barragán, conosciuto meglio come Canelo, è campione mondiale dei pesi medi, detentore da sabato dei titoli WBA, WBC e IBF.

Di fatto, grazie alla vittoria della scorsa notte alla T-Mobile Arena di Las Vegas contro The Miracle Man Daniel Jacobs, Canelo ha aggiunto alla sua bacheca la cintura IBF dei pesi medi e ora sogna di unificare tutte le cinture andando a prendersi l’ultima che gli spetta, quella WBO attualmente nelle mani dell’americano Demetrius Andrade.

Canelo ha faticato non poco contro Jacobs che, nonostante tutto, ha resistito 12 round rischiando più volte di mandare KO l’avversario messicano che, al contrario, ha saputo difendersi come meglio non poteva fare, mettendo in mostra tutta la tecnica difensiva ed il lavoro svolto dal suo team in questi mesi per arrivare al meglio a quest’incontro.

Canelo si è dimostrato sempre sicuro di sé durante tutto il perdurare del match e con tenacia e grinta si è andato a prendere la cintura IBF grazie a due ultimi round (l’11esimo e il 12esimo) disputati ad un’intensità inaudita, ribaltando i punti che fino ad allora davano ragione a Jacobs che più volte è andato a segno con Jabs/Diretti e Montanti che avrebbero fatto crollare anche un elefante.

Un elefante appunto ma non un leone, non un guerriero come Canelo, capace di resistere ai colpi e di esaltarsi nelle avversità.

L’incontro è stato tutto sommato equilibrato ed i verdetti dei giudici lo  hanno confermato. 115-113, 115-113, 116-112, questi i punti a favore di Canelo che gli sono valsi la vittoria sul filo del rasoio contro l’americano. Un Jacobs che, nonostante le liti e i cosiddetti Beefs nelle settimane pre-match (su tutti quello nella cerimonia del peso con la rissa sfiorata per un soffio), ha mantenuto la calma e con grande onestà si è congratulato con l’avversario rimarcando la nobiltà di questo sport (non a caso la boxe viene chiamata l’arte nobile).

Jacobs è un campione dentro e fuori dal campo, un vero combattente nel ring come nella vita, dove ha combattuto per anni un tumore alle ossa per poi vincerlo (da qui il soprannome The Miracle Man) e tornare a fare quello che meglio sa fare, combattere con un paio di guantoni addosso.

Ad ogni modo, in questa occasione, la sua esplosività, la sua forza fisica ed i suoi 9cm di differenza contro Canelo (1,82m vs 1,73m) non sono bastati per vincere. Il pugile messicano, cresciuto “a pane e boxe” (è l’ultimo di 8 fratelli tutti impegnati nel pugilato professionistico) ha mostrato di fatto al mondo sportivo cosa lo contraddistingue, quella Garra Charrua latina che è stata più volte vista nel calcio e che ora arriva anche ad innondare il mondo pugilistico.

Canelo l’ha rimarcato su tutti i social scrivendo “Gran Noche mostrando cosas diferentes” (grande notte mostrando cose differenti), simbolo che la particolarità delle sue giocate ed il perfezionamento ossessivo di ogni movimento difensivo grazie al lavoro del team (non a caso Canelo rilancia ovunque l’hashtag #teamcanelo) siano stati decisivi per l’esito finale dell’incontro.

Un Canelo che, piano piano, giocata dopo giocata, allenamento dopo allenamento, sta conquistando i fan di questo magnifico sport, sta scalando sempre più in alto fino a vette prima inimmaginabili (basti pensare al salto di categoria nei supermedi avvenuto lo scorso dicembre contro Rocky Fielding) e sta emozionando sul ring come solo campioni del calibro di Muhammad Ali, Mike Tyson, Floyd Mayweather e Joe Louis ci hanno abituato.

Ad ogni modo ora che l’ennesimo Rodeo è stato completato non ci resta che scandire un grosso Chapeau al luchador messicano che ora può prendersi il giusto riposo a suon di Corona e Tacos in una playa messicana, aspettando nuovi incontri, nuovi orizzonti e nuove vette da scalare.

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