Giovedì 16 maggio, al Bethpage Black Course di Long Island (NY), si terrà il secondo major della stagione di golf: il PGA Championship, che dopo molti anni viene collocato tra il Masters e lo US Open e non più come ultimo slam dell’annata. Da sempre questo major è considerato come il “fratello minore” degli altri tre prestigiosissimi trofei, a causa della “particolarità di non avere particolarità”, posto tra la fama globale della green jacket, la leggenda centenaria della Claret Jug e la rinomata difficoltà del “gemello” US Open. Tuttavia, dopo decenni di scarsa reputazione è giunto il momento di abbandonare questa nomea e conoscere la storia epica di un torneo storico e dal valore inestimabile.

Il PGA Championship è uno dei tre major che ogni anno si tengono in suolo statunitense, è organizzato dalla PGA of America a differenza dell’Open degli Stati Uniti che viene organizzato dalla USGA. Si disputa dal 1916 e ci sono state 100 edizioni, i recordman di vittorie sono Walter Hagen e il Golden Bear Jack Nicklaus a quota cinque, seguiti da Tiger Woods a quattro, con l’ultimo trionfo al Southern Hills Country Club nel 2007.

L’icona del torneo è senza ombra di dubbio il Wanamaker Trophy, trofeo intitolato al magnate statunitense Rodman Wanamaker e famoso per le dimensioni ed il peso notevole di circa 13 chilogrammi. Il trofeo viene lasciato per un anno al vincitore che poi deve riconsegnarlo alla vigilia dell’edizione successiva, in cambio di una versione in miniatura che può tenere a vita nel proprio palmarès fisico. L’ultimo ad averlo alzato al cielo è stato Brooks Koepka, che nel 2018 ha chiuso le 72 buche con due colpi di vantaggio su Tiger Woods e tre su Adam Scott. Quest’anno invece i riflettori saranno tutti puntati sulla “tigre”, grande favorito della vigilia, che andrà alla ricerca del quinto titolo per raggiungere Hagen e Nicklaus e per avvicinare sempre L’Orso d’oro nella classifica dei plurivincitori major all time.

In aiuto del fresco vincitore Masters ci sarà il percorso del Bethpage Black Course che ha già fatto da sfondo alla vittoria di Tiger allo US Open del 2002. Il “terreno di gioco” di Long Island ha le caratteristiche ideali per il gioco del numero 6 del ranking, un par 70 totale da 6800 metri e solo due par 5 posizionati alla quarta buca in e alla quarta out. Sul tee di partenza ci saranno 156 giocatori, tra i quali 17 vincitori del PGA Championship e 3 plurivincitori: Tiger Woods (4), Vijay Singh (2) e Rory McIlroy (2). Proprio il nordirlandese, attuale numero 4 della classifica di merito, resta per i bookmakers il principale indiziato a contendere il pesante trofeo a Woods, seguito dal nostro Francesco Molinari in ottima forma dopo il Masters che proverà in tutti i modi a portarsi a casa il suo secondo titolo major dopo l’impresa di Carnoustie nel 2019.

Da non sottovalutare i primi tre giocatori del ranking, Dustin Johnson, Justin Rose e Brooks Koepka (campione uscente), che nonostante un campo non perfettamente adatto alle loro tipologie di gioco restano in lizza per la vittoria finale. Inoltre, è consigliabile tenere d’occhio gli outsiders in un torneo che negli ultimi anni ha regalato delle vittorie a sorpresa come quelle di Jimmy Walker (2017), Jason Dufner (2013), Yang Yong-eun (2009) e la doppietta di underdog in fila tra il 2002 ed il 2003 composta da Beem e Micheel.

Non ci resta che attendere e goderci lo spettacolo dei migliori giocatori del pianeta.

 

 

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