Questa sera il Liverpool, inutile girarci attorno, si trova a dover scalare una montagna. Nella gara di andata, soprattutto nella ripresa, i ragazzi di Jürgen Klopp hanno disputato un incontro di alto profilo, imponendo per larghi tratti il proprio gioco al Camp Nou. Cosa che in pochi possono affermare di aver fatto al cospetto del Barcellona. Ma un alieno che risponde al nome di Leo Messi, aiutato dall’imprecisione di Mané, Milner e Salah, ha fissato il punteggio su un perentorio 3-0 in favore dei blaugrana.
Ribaltare un passivo di queste proporzioni è sempre opera che richiede uomini decisamente ottimisti. Considerando poi la perdurante assenza di Firmino per i problemi all’inguine, quella – notizia di ieri per bocca dello stesso Klopp – di Salah, a causa della concussion rimediata nella sfida contro il Newcastle e i dubbi legati alle condizioni di van Dijk, la montagna da affrontare non è certo una qualsiasi. Somiglia piuttosto a un’ascesa invernale del Nanga Parbat. Un’impresa per pochissimi.

Guardando al passato nessuno, a livello di semifinali di Champions, ha mai saputo recuperare uno svantaggio di tre o più reti rimediato all’andata. Ci andò vicina la Roma nella scorsa stagione, proprio contro il Liverpool: dopo il 5-2 di Anfield, all’Olimpico i giallorossi vinsero 4-2, fermandosi a una sola rete dal sogno. Più tranquillo il Real nell’edizione precedente, capace di far suo il derby di Madrid resistendo al Calderón (2-1 per i colchoneros), dopo il 3-0 del Bernabeu. Nella stagione 2014-15 fu invece nuovamente il Barça a trovarsi a difendere un 3-0: avversario era il Bayern di Guardiola, che non riuscì ad andare oltre un’inutile vittoria per 3-2 nella gara di ritorno. Rivincita per gli azulgrana in quell’occasione, dopo il tremendo 7-0 complessivo (4-0 e 0-3) rimediato proprio dal Bayern due anni prima. Nella stessa edizione (2012-13), impossibile non citare la sfida tra Borussia Dortmund e Real Madrid: 4-1 per i tedeschi al Westfalenstadion, nella sera del clamoroso poker di Lewandowski, “solo” 2-0 per i blancos sei giorni più tardi.

Andando a ritroso fino all’edizione 1999-00, troviamo ancora il Barcellona protagonista, ma questa volta in negativo: fu infatti il Valencia di Héctor Cúper ad approdare alla finale – prima delle due consecutive perse a cavallo del nuovo millennio – forte del 4-1 del Mestalla, cui fece seguito la sconfitta per 2-1 in terra catalana. Nella stagione 1997-98 ecco invece la Juventus, che si guadagnò la sfortunata finale contro il Real di Mijatović superando il Monaco, grazie al 4-1 di Torino e all’ininfluente sconfitta per 3-2 nel Principato. Per scovare un precedente che arrida a chi doveva recuperare, è necessario tornare alla vecchia Coppa dei Campioni: nel 1986 proprio il Barcellona fu capace di ribaltare il 3-0 subìto in Svezia per mano dell’IFK Göteborg con un identico risultato in Spagna, passando poi il turno ai calci di rigore. Ancora più lontano nel tempo, edizione 1970-71, l’unico altro precedente di rimonta vincente: fu il Panathīnaïkos, con un 3-0 in Grecia, ad accedere alla finale – poi persa al cospetto dell’Ajax, alla prima delle sue tre gemme consecutive – ai danni di una Stella Rossa cui non bastò il 4-1 dell’andata.

Tornando al presente è chiaro come sia fondamentale per il Liverpool, per prima cosa, non subire gol. Qui la statistica sembra venire in soccorso di Milner e compagni: nelle ultime due stagioni, su un totale di 106 incontri sin qui disputati, sono ben 47 quelli conclusi senza reti al passivo, un clamoroso 45% del totale. E sono 45 (42,5%) le partite chiuse con 3 o più gol all’attivo dai reds. Dall’altra parte però, anche i numeri del Barcellona nello stesso intervallo di tempo (era Valverde) sono impressionanti: su 115 incontri i blaugrana hanno perso solo 10 volte, e soltanto in 5 occasioni (4,4% del totale) hanno subìto tre o più gol. Dieci sono invece gli incontri (8%) in cui i catalani non hanno saputo trovare la via della rete.

Ma oltre a tutti i numeri, resta l’imponderabile. Tante volte abbiamo sentito raccontare, magari a sproposito, di quante cose possano succedere in novanta minuti. Se c’è un posto dove però realtà ed epica si toccano fin quasi a fondersi, quello è Anfield. “This is Anfield”, recita il celebre cartello affisso nel tunnel che dagli spogliatoi conduce sul verde prato in riva al Mersey. E più di tre semplici parole, è una dichiarazione d’intenti: lo sa bene chi indossa la maglia del Liverpool, lo avverte chi percorre quel corridoio da avversario, per quanto scafato e abituato alla pressione possa essere.
Riusciranno i reds a regalarsi una notte da consegnare alla propria leggenda, scacciando l’incubo di un’altra stagione tanto straordinaria quanto dolorosamente senza trofei da alzare al cielo? O sarà l’alieno Messi a veleggiare verso la finale di Madrid con vista sul sesto, meritatissimo, Pallone d’Oro?
Tra poche ore sapremo.

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