Non si è ancora giocata la finale al Wanda Metropolitano, ma dopo le semifinali di martedì e di ieri possiamo indubbiamente affermare che l’edizione di Champions League 2018/19 è stata una delle più belle degli ultimi anni. Una stagione europea che ci ha regalato, oltre a una miriade di colpi di scena, una finale tutta inglese che in pochi avrebbero pronosticato, non tanto per la presenza del Liverpool, già finalista l’anno scorso e considerata sin da inizio anno come una delle candidate per sollevare il trofeo, quanto per quella del Tottenham, che da outsider è arrivata fino in fondo e adesso non vuole smettere di sognare. Perché la Champions è la competizione in cui i sogni diventano realtà e le rimonte più inverosimili diventano possibili: ripercorriamo insieme i comeback più memorabili di quest’anno.

Inter-Tottenham 2-1

Il nostro viaggio tra le rimonte più belle di questa Champions inizia nel tempio del calcio italiano, un San Siro allestito a festa per il ritorno dell’Inter in Champions League dopo un’assenza di 6 anni e mezzo. I padroni di casa ospitano il Tottenham, diretta concorrente nella lotta per il secondo posto del girone alle spalle di un Barcellona indiscutibilmente favorito. Gli Spurs passano in vantaggio al 53’ con un tiro di Eriksen sporcato dalla fatale deviazione di Miranda. Il Tottenham concede poco all’Inter ma il destino della partita cambia all’85’, quando Icardi colpisce al volo da fuori area un cross di Asamoah e batte Vorm. Inizia l’assedio da parte degli uomini di Spalletti, Pochettino si copre inserendo Rose al posto di Kane ma non basta: 92’, Candreva dalla bandierina, sponda di testa di De Vrij e… l’ha ripresa Vecino! 2-1 Inter, Garra Charrua, l’artiglio che graffia, il cuore differente degli uruguagi e fiumi di gioia nerazzurri. Nulla di questo basterà per superare la fase a gironi, ma i ricordi di quella magica serata rimarranno indelebili nella mente e nel cuore di tutti i tifosi della Beneamata.

Psv-Inter 1-2

Seconda giornata, ancora Inter in azione. Stavolta i nerazzurri visitano il Philips Stadion di Eindhoven, dove ad attenderli c’è un ostico Psv. Gli olandesi mettono seriamente in difficoltà gli ospiti e trovano il vantaggio al 27’ con una perla di Rosario da fuori area che lascia Handanovic impietrito. Nainggolan trova il pareggio allo scadere del primo tempo, sfruttando il prosieguo di un’azione di Icardi (viziata da fuorigioco millimetrico). Il gol della definitiva vittoria arriva all’ora esatta di gioco, con il numero 9 nerazzurro che controlla di testa un lancio in profondità di Vecino e supera il portiere insaccando a porta sguarnita, permettendo all’Inter di trovare la sua seconda e ultima vittoria in questa edizione di Champions.

Tottenham-Psv 2-1

Ancora girone B, quarta giornata. A Wembley il Tottenham padrone di casa non può sbagliare contro il Psv se vuole avere speranze di passare il girone. La partita degli Spurs, però, inizia decisamente in salita: al 2’ minuto De Jong stacca imperiosamente di testa su calcio d’angolo e batte Gazzaniga. Il Tottenham attacca a testa bassa per tutta la partita, andando più volte vicino al gol finalmente trovato al 78’ da Kane. Il Psv ha l’occasione di tornare in vantaggio all’81’ ma Malen cestina un contropiede pericoloso e Kane castiga gli olandesi all’89’ con un colpo di testa deviato la cui traiettoria termina lentamente in rete. Una partita che si rivelerà fondamentale per le sorti della competizione.

Juventus-Manchester United 1-2

Quarta giornata. Dopo 3 vittorie consecutive, la Juventus ha il primo match point per conquistare già aritmeticamente il primo posto nel girone H. I bianconeri dominano in lungo e in largo giocando una delle migliori partite della propria stagione, ma la porta difesa da De Gea sembra stregata e serve una magia di Cristiano Ronaldo per buttarla giù al 65’: lancio col contagiri di Bonucci, CR7 colpisce al volo un pallone che gli arriva da dietro imprimendogli potenza e trovando la sua prima marcatura europea di questa stagione. La Juve si culla del vantaggio, Allegri butta dentro Barzagli per difendere l’1-0 ma ottiene l’effetto opposto: è proprio da un fallo al limite dell’area del numero 15 bianconero che nasce la punizione trasformata splendidamente da Mata. Lo United trova il definitivo 1-2 tre minuti dopo con un autogol abbastanza casuale di Bonucci e Mourinho porta la mano all’orecchio a fine partita, prendendosi la rivincita sui tifosi juventini che lo avevano fischiato e insultato per tutti i 90 minuti e conquistando 3 punti pesantissimi per i Red Devils nel duello col Valencia per il secondo posto nel girone alle spalle della Vecchia Signora.

Real Madrid-Ajax 1-4

Dopo una soffertissima vittoria per 1-2 del Real Madrid a domicilio dell’Ajax, i Blancos erano talmente sicuri di superare l’ottavo di finale che Sergio Ramos, proprio nei minuti finali alla Johann Crujff Arena, si era fatto ammonire di proposito per scontare la squalifica nel match di ritorno, evitando il rischio di giocarlo e di prendersi un cartellino giallo che gli avrebbe impedito di scendere in campo nell’andata dei quarti di finale. Ma la tracotanza del capitano delle Merengues è stata pagata a caro prezzo da tutto il Real quando, al ritorno dei quarti, i lancieri hanno banchettato sul prato del Santiago Bernabeu, concludendo il primo tempo avanti 0-2 con le meravigliose reti di Ziyech e Neres, trovando il terzo gol nella ripresa con Tadic e vanificando il tentativo di Asensio di rimetterla in carreggiata al 70’ con la punizione di Schone due minuti dopo, nel surreale clima di stupore dei presenti. Una serata indimenticabile che ha battezzato i ragazzi terribili di Erik Ten Hag nel panorama delle stelle nascenti del calcio europeo.

Porto-Roma 3-1 (dts)

Dopo la doppietta del baby-prodigio Zaniolo nel 2-1 dell’andata, la Roma si presenta al Do Dragao con due risultati disponibili su tre per superare il Porto. I lusitani però non ci stanno, e mettono la partita sui propri binari al 26’ trovando, con Tiquinho, il momentaneo 1-0 che permetterebbe loro di accedere ai quarti. La Roma reagisce e si prende un calcio di rigore che De Rossi trasforma al 37’. Il capitano giallorosso, però, si infortuna ad inizio secondo tempo ed è costretto ad abbandonare il campo, sostituito da Pellegrini. Un duro colpo per i lupacchiotti, che soffrono la pressione degli avversari e al 52’ subiscono il gol di Marega. La Roma ha l’opportunità di mettere una pietra tombale sulle velleità di passaggio del turno del Porto, ma prima Perotti nei tempi regolamentari, e poi Dzeko, due volte, in quelli supplementari, si divorano il gol del 2-2 e il Porto trova la gloria a 10 minuti dal termine con Telles che converte in oro il rigore causato ingenuamente da Florenzi. Esplodono poi le polemiche per un possibile penalty su Schick non concesso alla Roma dall’arbitro Cakir dopo una lunga revisione al VAR, ma rimane la grande amarezza dell’eliminazione contro una squadra non insormontabile.

Paris Saint Germain-Manchester United 1-3

Lo 0-2 del Psg all’Old Trafford sembrava aver spento gli entusiasmi del Manchester United della nuova gestione Solskjaer, e il ritorno dell’ottavo di finale al Parco dei Principi ha quasi l’aria di essere una formalità. Non è dello stesso avviso, invece, Lukaku, che prima approfitta di un assist della difesa parigina per segnare subito lo 0-1, e poi risponde al pareggio di Bernat castigando Buffon, autore di una brutta papera. Ai Red Devils serve un gol che permetterebbe loro di eliminare i campioni di Francia in virtù del maggior numero di gol segnati fuori casa, e la chance arriva al 94’ quando Rashford si presenta dal dischetto e spiazza Buffon condannandolo alla seconda eliminazione di fila a causa di un rigore battuto nei minuti di recupero: la coppa dalle grandi orecchie rimane una chimera per Gigi.

Juventus-Atletico Madrid 3-0

La sconfitta per 2-0 della Juve contro l’Atletico al Wanda Metropolitano di Madrid, (teatro in cui avrà luogo l’atto conclusivo della Champions 2018/19), sembrava aver sbattuto beffardamente in faccia alla Vecchia Signora lo spauracchio della maledizione delle finali perse, ma quando in squadra hai Cristiano Ronaldo e il ritorno degli ottavi di finale lo giochi in un Allianz Stadium gremito fino all’ultimo seggiolino e pronto a spingere i propri paladini, l’impresa non sembra più un’utopia. La Juve impone un ritmo forsennato, e gli uomini di Allegri vengono trascinati da un super CR7, che prima pareggia i conti con due poderosi colpi di testa, uno nel primo tempo e uno nel secondo, e poi scrive la parola fine sulla “remuntada” ai danni dei Colchoneros spiazzando Oblak in occasione del calcio di rigore conquistato da Bernardeschi, autore di una cavalcata incontenibile. Incontenibile come l’esultanza a fine partita del fuoriclasse portoghese che, in preda all’euforia e alla trance agonistica, replica il gesto di Simeone all’andata rivolgendosi al settore ospiti. Una piccola macchia in una serata perfetta e indimenticabile che nemmeno la cocente eliminazione contro l’Ajax ai quarti potrà cancellare.

Liverpool-Barcellona 4-0

Il 3-0 di Barcellona-Liverpool è stato riconosciuto da tutti come un risultato bugiardo, legittimato solo dalla punizione-capolavoro di sua maestà Messi. Dopo il traumatico naufragio dell’anno scorso contro la Roma dell’eroico Manolas, sembrava impensabile che i blaugrana ripetessero gli errori commessi in terra capitolina, a maggior ragione contro un avversario, il Liverpool, orfano di due pedine fondamentali come Salah e Firmino. Ma ancora una volta i pronostici vengono infranti, e la mandria di Reds orchestrata da Klopp cattura i catalani prima colpendoli nelle fasi iniziali dell’incontro con Origi, e poi con un uno-due micidiale nella ripresa per mano del subentrato Wijnaldum. La ciliegina sulla torta arriva grazie alla dormita della difesa del Barça sul calcio d’angolo battuto repentinamente da Alexander-Arnold, e trasformato in delirio ancora da Origi, eroe inaspettato di una rimonta pazzesca. “It can happen only at Anfield”, diceva qualcuno, ignaro del miracolo a cui avremmo assistito nell’altra semifinale. Quel che è certo è che la scena di tutto lo stadio che canta “You’ll never walk alone” a squarciagola con tutta la squadra ai piedi della Kop… be’, quella sì che può succedere solo ad Anfield.

Ajax-Tottenham 2-3

L’ultima delle rimonte, ma solamente in ordine cronologico e di certo non per importanza, è la clamorosa impresa del Tottenham nella terra dei tulipani contro l’Ajax. I lancieri avevano espugnato il nuovo stadio degli Spurs, candidandosi prepotentemente a occupare il primo slot di finalista. L’ipoteca sulla finalissima di Madrid diventa ancora più probabile alla fine del primo tempo, quando la banda di Ten Hag conduce per 2-0 grazie al colpo di testa di De Ligt e al sinistro imprendibile di Ziyech. Ma ad incastrare gli olandesi, forse, è la novità di trovarsi in una situazione in cui hanno tutto da perdere. L’ingresso di Llorente nel secondo tempo cambia le sorti della partita, il Tottenham attacca a testa bassa e Lucas, destro naturale, dimostra di non sapere cosa significhi aver un piede debole: tripletta col mancino, prima al 55’ in contropiede (il che ha del paradossale, perché l’Ajax si è inspiegabilmente scoperto in una situazione di doppio vantaggio), poi al 59’ con una serpentina in mischia e infine al 96’, all’ultimo respiro di una partita costellata di occasioni incredibili da una parte e dall’altra. Triplice fischio: Pochettino in lacrime, Tottenham in finale e derby tutto inglese per sollevare la tanto agognata coppa dalle grandi orecchie e coronare una delle Champions più incredibili degli ultimi anni.

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