Nel weekend appena trascorso, fra le tante partite in programma, abbiamo assistito all’ultima giornata di Premier League, dove il trono d’Inghilterra è stato conteso fino all’ultimo respiro: a giocarselo, sono state le due regine Manchester City e Liverpool, con i Citizens che alla fine sono riusciti a difendere il punto di vantaggio sui Reds vincendo così il secondo titolo dell’era Guardiola (il sesto in totale nella storia dei blu di Manchester).

Tutto, come già sottolineato, si è deciso in un caldissimo pomeriggio. Le due città coinvolte erano Brighton e Liverpool, con il City impegnato nell’East Sussex, mentre gli uomini di Klopp ospitavano il Wolverhampton. Ai Citizens bastava una vittoria a prescindere dal risultato di Anfield; Salah (recuperato dal 1′ minuto) e compagni, invece, dovevano vincere e contemporaneamente sperare in un passo falso del Manchester. Così non è stato però, perché entrambe le squadre hanno fatto il proprio dovere: 4-1 del City, 2-0 del Liverpool. In altri termini: Manchester City campione d’Inghilterra, Liverpool che si accontenta del secondo posto. È stata una battaglia combattuta fino alla fine, una sfida a distanza che ha regalato tantissime emozioni.

C’è da dire però che ha vinto la squadra che sin dall’inizio ha avuto i favori dei pronostici, che potevano però saltare se solo il Liverpool non avesse sprecato 7 punti di vantaggio sui rivali. Il campionato inglese è da sempre definito (giustamente o non?) il torneo più difficile del mondo, ma la squadra di Klopp aveva, fino a questo gennaio, il destino nelle proprie mani. Poi la rimonta, una rimonta che è iniziata non dal campo, ma nello spogliatoio del City: Guardiola è stato bravo a prendersi sulle spalle delle responsabilità che un leader come lui doveva arrogarsi per forza. Infatti, l’ultima sconfitta dei Citizens in campionato risale al 29 gennaio scorso, quando vennero sconfitti per 2-1 sul campo del Newcastle; da quel giorno in poi solo vittorie, né pareggi, né sconfitte, per un totale di ben 14 vittorie consecutive, un numero da capogiro e al quale difficilmente altre squadre potevano pensare di tener botta. In particolare, hanno pesato e non poco le vittorie contro Arsenal, Chelsea, United e Tottenham. Quattro partite in cui sono venuti a galla più pregi che difetti della squadra di Guardiola, che ha dimostrato di aver recepito quasi del tutto gli insegnamenti del suo maestro. Si è vista una squadra tecnicamente di un livello superiore a tutte: ma superiore anche al Liverpool?

La squadra di Klopp è conosciuta per essere, come direbbero a Roma, “anema e core”: se il City è forse stato più continuo rispetto ai Reds, quest’ultimi hanno invece dimostrato di avere un carattere fuori dal normale, una determinazione che il proprio allenatore ha trasmesso a tutti dalle parti di Anfield, dal giocatore più forte all’ultimo magazziniere. La fantastica rimonta in Champions League contro il Barcellona è la prova numero 1. Ma a livello di gioco chi ha dimostrato di avere qualcosa in più?

Questa è una domanda che forse non ha una risposta, come quando ti chiedono chi preferisci tra Boca o River, tra Messi e Ronaldo, tra Federer e Nadal. Una risposta forse non c’è, ma un ragionamento si può fare. Le filosofie di gioco di Guardiola e Klopp sono diametralmente opposte: se il tecnico spagnolo preferisce una fitta rete di passaggi, il classico tiki-taka, l’allenatore tedesco è famoso per il suo calcio divertente, veloce e dinamico. Lui ha sempre detto: “Non mi importa se perdo, l’importante è che i tifosi si divertano vedendoci giocare”, il che riassume nel migliore dei modi quale sia la sua attitudine. Si potrebbe sfidare chiunque a dire che le partite del Liverpool annoiano.
Inoltre, anche il lavoro dei vari reparti è difficilmente paragonabile. Le difese, ad esempio, lavorano in modo opposto, con quella di Guardiola che cerca il più possibile di non fare danni, mentre quella di Klopp spinge così tanto che a volte sembra che Alexander Arnold e Robertson siano degli attaccanti finiti in difesa per sbaglio. Dei reparti di centrocampo e di attacco poco si può dire: eleganti e tecnici quelli di Guardiola; dannatamente belli e sfacciati quelli di Klopp.

La risposta alla domanda iniziale non si può trovare quindi, e alla domanda su come e perché questa lotta di Premier sia stata così entusiasmante c’è solamente un concetto in grado forse di giustificare il tutto: la famosa questione mentale, perché è stato un campionato che si è giocato su una questione puramente nervosa. Con il Liverpool a 7 punti di vantaggio pochi pensavano ad una rimonta del City, consapevoli del fatto che contavano solamente i punti in più. Roba da principianti, perché per una volta anche una delle “squadre di Guardiola”, le quali notoriamente si sono sempre contraddistinte dall’ossessione per il “bel gioco”, ha dimostrato che c’è qualcosa di più importante della tecnica e del tiki-taka: la mentalità.

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