A differenza di ciò che ci insegna la tradizione NBA, stranamente, quest’anno quello che abbiamo visto in regular season è stato confermato anche nei playoff: a Est si affronteranno prima e seconda, mentre ad Ovest sarà scontro tra prima e terza. Da 16 squadre siamo arrivati alle migliori 4: è quindi arrivato il momento di analizzarle nel dettaglio.

Golden State Warriors

Gli uomini di Oakland sono sicuramente i favoriti come ogni annata dell’ultimo lustro, e quest’anno, anche nei momenti di maggiore difficoltà, non sembrano minimamente peggiorati, anzi: hanno dimostrato,  ad esempio, che possono largamente fare a meno del grande ed atteso acquisto della scorsa estate, Cousins, e non solo. In gara-6 contro Houston hanno sottolineato come la loro sia una squadra nell’accezione più propria del termine, con alcuni singoli che brillano di più, ma comunque in un contesto affermato. Mancava Durant, e sarebbe mancato in un’ipotetica gara-7 contro i texani, che però non c’è stata grazie ad uno spaziale Curry ed un sempre degno di nota, anche se mai abbastanza elogiato, Klay Thompson.
Si pensava che senza la loro stella più luminosa avrebbero affannato sotto le bombe del Barba, ma i ragazzi della Baia hanno voluto ricordare chi era la miglior squadra anche quando KD militava nei Thunder. In quella che potrebbe essere l’ultima stagione con un quintetto così forte, in quanto si vedono potenzialmente partenti Thompson, Cousins, ma soprattutto Durant, per problemi di salario e per problemi personali dei giocatori, i Warriors potrebbero avere comunque fame per un terzo anello consecutivo.

Milwaukee Bucks

I Bucks sono stati la miglior squadra della regular season: come detto in precedenza, questi playoff hanno confermato quanto di buono fatto dalle franchige più forti in questa stagione, e infatti Giannis e compagni sono stati convincenti a livelli assoluti anche in quest’ultimo mese.
È vero che hanno potuto affrontare dei Pistons sicuramente non al loro 100% (considerando che il loro 100% avrebbe probabilmente ottenuto lo stesso risultato), ma hanno anche demolito dei Celtics poco brillanti ma che, per così dire, nelle magliette portavano comunque la scritta “Boston Celtics”. Dopo una gara-1 che sembrava preannunciare il fatto che Brad Stevens avesse trovato la formula magica per fermare Giannino e i ragazzi di Milwaukee, l’esito è stato l’opposto: 4-1 e Boston a casa al secondo turno. Coach Mike Budenholzer ha creato un sistema incredibilmente affidabile, che con il dio greco funziona alla perfezione, e che anche in sua assenza può reggere. Un sistema non rigido, modificabile in corso d’opera, come si è visto nella scorsa serie. Hanno un fenomeno, nonché probabile MVP, una schiera di giocatori incredibilmente utili alla causa (Brogdon, Middleton, Bledsoe, ecc.), un coach che si sta dimostrando all’altezza, tanto entusiasmo, ed una gran voglia di arrivare fino in fondo.
Se abbiamo una favorita nella serie con i Raptors, sono loro.

Toronto Raptors

Non sono più i Raptors degli anni passati. Senza togliere nulla alla squadra canadese che negli ultimi anni ha sempre dimostrato di essere tra le migliori squadre in regular season, ma quest’anno sembrano avere qualcosa in più: Kawhi Leonard. Più definibile come “qualcosa” che “qualcuno” per i suoi atteggiamenti dentro e fuori dal campo, e per i suoi numeri, più macchina che uomo. Nello scambio con DeRozan hanno guadagnato sicuramente in fatto di attributi, leadership e solidità difensiva, tutto in un solo giocatore. Anche se sull’indimenticabile buzzer beater di gara-7 ha dimostrato di essere anche lui un sotto sotto una persona, con quell’urlo liberatorio, rimane una macchina pressoché perfetta (e quest’anno lo sembrerebbe anche dal punto di vista degli infortuni). Le speranze dei canadesi si aggrappano a lui, sperando in una ripresa di Lowry, che fino ad adesso ha mantenuto la sua nomea di “giocatore da regular season”, anche se con alcune eccezioni in determinate gare. Non dimentichiamoci neanche dei fondamentali giganti Siakam, Ibaka e Gasol.
In ogni caso, con un Leonard si può arrivare in fondo, ed è quello che i Raptors devono fare se vogliono avere speranze di tenere il numero 2 anche il prossimo anno.

Portland Trail Blazers

 

Chiudiamo con i Blazers, che probabilmente sono i meno gettonati, ma che potrebbero chiudere degnamente la post-season di quest’anno, dove sono stati un po’ la sorpresa. A Ovest la squadra che tutti vedevano come quella che avrebbe potuto battere i Warriors, oltre Houston, era OKC, che con un George in formato MVP sembrava davvero capace di qualsiasi cosa. Tuttavia, un po’ a sorpresa (e neanche tanto vista la regular season che hanno fatto e che puntualmente è stata “confermata”), stavolta in mezzo si è messa Portland che non solo li ha battuti, li ha asfaltati, facendo cedere tutte le certezze dei Thunder, danneggiati però dall’infortunio di George alla spalla. Lillard e McCollum su tutti hanno dimostrato non solo di poter contribuire con cifre importanti, ma anche con cuore, e freddezza nei momenti clou della gara, con tiri decisivi messi a segno. Rivelazione nella rivelazione è stato Kanter, che, salvo le ultime partite in cui ha giocato con una spalla slogata per mano di Jokic, ha dato un contributo fondamentale. Molto probabilmente si fermeranno qui, contro i campioni che dovrebbero recuperare anche Durant (che però intanto è out per gara-1), ma grazie a due vittorie, una convincente con la squadra più spendacciona della lega, e un’altra decisamente emozionante con la seconda della classe, non dimenticheranno quest’anno facilmente.

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