Ieri mattina il mondo romanista si è svegliato con una notizia scioccante: l’addio di Daniele De Rossi dopo 18 stagioni in maglia giallorossa. Il centrocampista campione del mondo, nella conferenza indetta ieri dalla società per comunicare questa importante decisione, ha fatto capire chiaramente di sentirsi “ancora calciatore” e di essere intenzionato a proseguire la propria carriera all’estero. Un po’ come ha fatto Gigi Buffon l’anno scorso quindi, anche il numero 16 giallorosso è pronto a congedarsi dal suo nido per andare a rinfoltire la schiera di bandiere del calcio italiano che hanno salutato la squadra del cuore.

Nonostante ciò, a prescindere da quale sarà il futuro del suo attuale capitano, la squadra allenata da Claudio Ranieri deve fare ancora i conti con la corsa per un posto nella Champions League 2019/20, anche se, a due giornate dalla fine del campionato, si trova al 6° posto a -3 dall’Atalanta 4°, con cui è in parità negli scontri diretti ma rispetto alla quale ha peggior differenza reti, e a pari punti col Milan, ma dietro ai rossoneri per gli scontri diretti.

A tal proposito, se la Roma può ancora sognare l’Europa più importante, lo deve anche e soprattutto al proprio “nuovo” portiere Antonio Mirante, il quale domenica sera contro la Juventus ha giocato una delle migliori partite in carriera, soprattutto nel primo tempo, effettuando una serie di miracoli fondamentali per il successo finale dei suoi. Contro i campioni d’Italia, Mirante ha mostrato ancora una volta in queste ultime settimane grande affidabilità e sicurezza trasmettendo tranquillità e serenità alla propria difesa.

La nostra attenzione oggi quindi si focalizza proprio sull’estremo difensore originario di Castellamare di Stabia, il quale un po’ per caso in questa stagione, a 36 anni suonati, si è ritrovato ad essere il titolare di una squadra in lotta per la Champions.
Mirante era arrivato alla corte dei Lupacchiotti quest’estate dal Bologna, in uno scambio con Lukasz Skorupski ed un conguaglio di 9 milioni a favore della Roma. Il classe ’83 era sbarcato a Roma inizialmente come secondo portiere, alle spalle dell’altro estremo difensore acquistato nella sessione estiva, Robin Olsen. Lo svedese aveva il compito per nulla semplice di non far rimpiangere uno dei portieri migliori al mondo, Alisson Becker, volato a Liverpool per l’incredibile cifra di 80 milioni. Olsen, fino all’anno scorso in forza ai danesi del Copenaghen, a livello internazionale si era fatto notare principalmente con la maglia della sua Nazionale prima nel playoff per andare ai mondiali (ahinoi contro l’Italia di Ventura) e successivamente proprio nella rassegna russa dove insieme ai suoi compagni è riuscito ad arrivare sino ai quarti di finale.

Grazie a queste ottime vetrine, i dirigenti giallorossi hanno pensato che quindi il n.1 scandinavo, pur non potendo sicuramente replicare le grandi prestazioni offerte dal portiere brasiliano che tutt’oggi viene considerato il migliore al mondo, avrebbe potuto comunque garantire quella affidabilità necessaria per l’estremo difensore di una big. Tuttavia, dopo un buon esordio sul campo del Torino in cui era riuscito a tenere la porta inviolata, l’ex PAOK ha iniziato a subire gol a raffica già dai primi mesi italiani, pur certamente non aiutato dal posizionamento della linea difensiva giallorossa sempre molto alta per volere dell’ex Di Francesco. A parte poche partite in cui è riuscito a dare il meglio di sé sfoderando grandi parate e ottime prestazioni (all’andata contro la Juve, a Madrid col Real e in casa col Bologna), il portiere connazionale di Ibra, ha dimostrato ben presto di non essere all’altezza dell’incarico affidatogli, incappando anche in una serie clamorosa di papere contro Genoa, Frosinone e Napoli.

È successo così che con l’avvicendamento in panchina tra Di Francesco e Ranieri e complici anche degli infortuni subiti da Olsen, c’è stato il cambio di numero 1 tra i pali a favore di Mirante, che aveva già risposto presente anche sotto la guida di Di Francesco durante l’ottavo di Champions di andata vinto dalla Roma contro il Porto (quando Olsen aveva appunto iniziato a soffire dei primi acciacchi che hanno poi contribuito a farlo scivolare nelle gerarchie) e che tutt’ora sta dimostrando di meritarsi questa chance.

A quasi 36 anni e dopo i problemi cardiaci che hanno seriamente rischiato di compromettergli la carriera nel 2016, il portiere italiano sta infatti vivendo una vera e propria seconda giovinezza. Mirante si sta giocando la chance più importante nel migliore dei modi, sognando una riconferma da titolare per la prossima stagione e magari uno stage in nazionale per indossare la maglia azzurra tanto bramata da molti portieri della sua generazioni ma “poco indossata” a causa dell’ingombrante presenza di un mostro sacro come Gigi Buffon.

Con un Antonio Mirante così, allora anche la Champions da conquistare con la Roma non è più un miraggio, e l’asso nella manica per Ranieri può senza dubbio essere la sua nuova (ma “vecchiotta”) saracinesca tra i pali.

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