San Siro è vestito a festa. C’è da celebrare lo scudetto dello splendido Milan di Carlo Ancelotti. È una tipica partita di fine stagione, senza implicazioni di classifica, senza ambizioni di risultato. A cinque minuti dal termine, la scena la prende lui, il Divin Codino, che lascia il calcio in quella soleggiata domenica di maggio. Si era ripromesso di non piangere, ma l’abbraccio di un’altra leggenda, Paolo Maldini, e l’affetto di tutto lo stadio, che si alza in piedi per tributargli l’ultimo applauso, lo fanno cedere.

Roberto Baggio, il calciatore italiano più amato, si ritira. In quella lunga ovazione della Scala del Calcio, c’è l’amore sconfinato di tutti gli appassionati, l’affetto di tutto il popolo del pallone. Un popolo che l’ha osannato al di là dei colori, che l’ha eletto simbolo del nostro calcio, che l’ha adottato come un figlio nelle Notti Magiche o nei torridi pomeriggi americani.

Il 16 maggio del 2004 Roberto Baggio lasciava per sempre il calcio. Dopo 205 gol in Serie A e 27 in azzurro. Dopo aver unito tutti con la sua classe, la sua eleganza, la sua bellezza.

Dal 16 maggio di 15 anni fa, “Non è più domenica…”

A veder giocare Baggio ci si sente bambini. Baggio è l’impossibile che diventa possibile, una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo”

– Lucio Dalla

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