La Premier League più bella di sempre, così come l’hanno definita in molti, si è conclusa con la vittoria del Manchester City di Guardiola, a +1 sul Liverpool di Klopp. A giocarsi la qualificazione in Champions League, invece, c’erano ben quattro squadre: Chelsea, Tottenham, Arsenal e Manchester United. A spuntarla sono state le prime due, rispettivamente arrivate a quota 72 e 71 punti. Niente da fare per l’Arsenal, che ha chiuso quinto a 70 punti (ma che potrà qualificarsi vincendo la finale di Europa League), e per il Man United, sesto a 66 punti.

I Blues, al fronte delle numerose difficoltà affrontate nel corso della stagione, hanno assistito alla tanto attesa esplosione di Ruben Loftus-Cheek, campione mai sbocciato che, a 23 anni, ha ricevuto l’ultima chiamata e grazie a Sarri è riuscito a non farsela sfuggire.

Nato il 23 gennaio 1996 a Lewishman, un piccolo quartiere di Londra, cresce a Swanley nel Kent e, a soli 8 anni, entra a far parte del settore giovanile del Chelsea. Viene paragonato a Ballack per prestanza fisica (191 cm x 83 kg) e doti tecniche: è un centrocampista moderno, box to box, in grado di svolgere entrambe le fasi di gioco. Tra le sue doti spiccano inoltre un grande stacco aereo, una discreta agilità e l’abilità di inserirsi tra gli spazi, come dimostrato nel suo ultimo gol contro l’Eintracht Francoforte in semifinale di Europa League.

Gli inizi

Arrivato nell’Under-18 diventa capitano e nel 2015 porta la squadra alla vittoria della Uefa Youth Cup contro lo Shakhtar, a fianco di giocatori che oggi, come lui, fanno parte del calcio dei grandi: Christensen, Musonda e Solanke. Il 1º luglio dello stesso anno entra a far parte della prima squadra ed esordisce il 10 dicembre 2014 contro lo Sporting Lisbona nella fase a gironi della Champions League. Chiude la sua stagione con altre 3 apparizioni in campionato.

Quella seguente va ancora meglio, perché tra campionato e coppe viene schierato ben 16 volte e il 16 gennaio segna il suo primo gol tra i professionisti, in FA Cup contro lo Scunthorpe United, squadra di League One. Riesce a segnare anche in Premier, contro l’Aston Villa. L’anno successivo, forse per l’arrivo di Antonio Conte in panchina o per l’acquisto di N’golo Kante, il classe ’96 trova sempre meno spazio: le sue apparizioni totali sono 11, con 0 gol a referto.

L’esperienza al Crystal Palace

Il 12 luglio 2017 viene ceduto in prestito al Crystal Palace, dove trova la concorrenza di Cabaye e Milivojevic nel ruolo da lui prediletto e quindi viene impiegato come mezz’ala sinistra, prima da De Boer e poi da Roy Hodgson. La sua stagione però si complica e, dopo due leggeri stop per problemi fisici, prima all’inguine e poi alla coscia, torna in campo. Un nuovo infortunio, questa volta alla caviglia, lo costringe a star fuori per 10 partite. Durante la sua assenza le Eagles sprofondano al terzultimo posto ma, al suo rientro, è uno dei protagonisti della salvezza grazie ad ottime prestazioni. La sua prima annata con una casacca differente da quella dei Blues si chiude con 5 gol e 2 assist in 25 presenze. Il periodo trascorso lontano da Stamford Bridge l’ha aiutato molto nella sua crescita personale e calcistica.

A fine stagione, tra l’esonero di Antonio Conte e l’approdo in panchina di Maurizio Sarri, la carriera del centrocampista inglese svolta nuovamente. L’ex Napoli lo rivuole dalle parti di Fulham Road e, dopo il mondiale in Russia, riesce a trattenerlo al Chelsea.

La consacrazione

Nel girone d’andata di Premier League viene schierato titolare solamente 2 volte. In Europa League, invece, è un titolare fisso. Secondo molte testate giornalistiche, a gennaio, è stato vicino al Milan ma ha rifiutato per potersi guadagnare una maglia da titolare nella società dov’è cresciuto. Lavora duramente e con ottimi allenamenti scala le gerarchie: il lavoro del centrocampista inglese viene premiato da Maurizio Sarri che, dal 30 gennaio, non farà più a meno del suo numero 12, sempre in campo in dalla 24^ giornata in poi. Si trova bene a giocare sotto la guida di Sarri e facendo suo il “Sarriball” diventa un titolare inamovibile. Le presenze stagionali totalizzate da Loftus-Cheek con il Chelsea sono ben 40 (17 da titolare) e, pur non essendo prolifico sotto rete, segna 10 reti e fornisce 5 assist.

È bello sentirsi un giocatore importante per il Chelsea – Ha dichiarato da poco il numero 12 – per me è una sensazione nuova, visto che sono stato spesso in panchina con questo club. Al Crystal Palace mi sentivo un calciatore di primo piano perché giocavo spesso e aiutavo la squadra a vincere.”

Durante un’amichevole di beneficienza giocata negli States contro i New England Revolution Loftus-Cheek si è fatto male al tendine d’Achille e ha messo a repentaglio la sua partecipazione alla finale di Europa League di Baku.

I “Tre Leoni”

Il suo dinamismo, diventato fondamentale per il Chelsea, lo sta diventando anche per la Nazionale. Dopo aver rappresentato l’Inghilterra a livello giovanile, dall’Under-16 all’Under-21, collezionando 38 presenze e 15 gol, il 2 novembre 2017 riceve la sua prima convocazione in Nazionale maggiore ed esordisce con la maglia dei “Tre Leoni” l’11 novembre contro la Germania. Quest’estate inoltre viene sorprendentemente convocato per i Mondiali in Russia, venendo preferito a Wilshere, disputando 4 delle 7 partite.

Loftus-Cheek è passato da essere una riserva ad essere un pilastro dell’undici titolare e ormai Sarri lo ritiene talmente importante che, come riportato dal “Sun”, vorrebbe che non venisse convocato da Southgate per la fase finale della Nations League per non aver ancorq quei problemi alla schiena che l’hanno tormentato in passato, oltre ad una possibile ricaduta sul tendine. Questa è stata quindi la stagione della consacrazione per il giovane inglese e adesso, dopo aver indossato la maglia del Chelsea per ben 15 anni, spera di farlo per ancora molto tempo così da poter vincere qualcosa da protagonista con la società che l’ha fatto diventare un calciatore.

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