Se per tutti i Golden State Warriors erano già dalla regular season la squadra da battere, le Western Coast Finals che si sono concluse questa notte, con un perentorio 4-0 contro i Portland Trail Blazers di Damian Liliard (che ha comunque giocato un’ottima pallacanestro, purtroppo oscurata dalla perfezione avversaria), hanno ribadito ancora di più come Curry e soci, ad un three peat, ci puntino eccome. La grandezza (almeno apparente) dell’impresa è amplificata dal fatto che la serie sia stata sweeppata senza due di quelli che, nelle intenzioni di inizio stagione, dovrebbero essere stati membri di un quintetto composto solo da all star: Demarcus Cousins e soprattutto l’Mvp delle Finals delle ultime due stagioni: Kevin Durant.

Senza l’ex Thunder si è in un certo senso entrati in una “macchina del tempo” che ci ha riportati indietro all’origine di quella che può consacrarsi come la dinastia di questo decennio e che, con la quinta finale consecutiva e la concreta possibilità di quattro successi dal 2015 ad oggi, entrerebbe di diritto nella storia dei roster più vincenti di sempre, ossia il primo titolo dell’era Steve Kerr. E da questa macchina del tempo, uscendo, ci siamo trovati davanti ad una lezione di basket da parte di due uomini simbolo dei successi di questo quinquennio e che, in tutta la serie ed in maniera emblematica stanotte hanno letteralmente dominato: Stephen Curry e Draymond Green, entrambi in tripla doppia prima e primi due giocatori della stessa squadra raggiungono questo traguardo in una partita delle post season.

Riguardo al primo ormai gli aggettivi sono superflui, ma per riassumere la grandezza del giocatore bastano un paio di dati: nella serie in cui KD non ha visto il parquet, l’Mvp 2015 e 2016 (unico votato all’unanimità della storia) ha totalizzato 146 punti (36,5 di media): il valore più alto di sempre per una serie conclusasi in 4 partite. Oltre a questo, a colpire è la freddezza del numero 30  nei momenti decisivi: è dal 2015 che non sbaglia un tiro libero nell’ultimo quarto di una partita di playoff: Steph è il giocatore più influente degli ultimi anni e lo sta confermando anche oggi.

Parlando del suo partner in crime, questa WC Finals ha confermato, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, che non amare cestisticamente Draymond Green dovrebbe essere costituzionalmente vietato. Per capire la mentalità di money basterebbe un aneddoto: la sua playoff mode di Lebroniana memoria si è attivata dopo la settimana dell’all star game, da cui è uscito riposato e soprattutto facendosi trovare, alle soglie della post season, ben 10 kg più magro (e devastante). La mentalità non solo influisce sul fisico ma anche sul gioco di Dray: pur giocando da lungo infatti, è il motore del gioco dei gialloblu in entrambi i lati del campo: essendo al contempo il miglior difensore del roster, un eccellente rimbalzista, uomo assist e realizzatore. Lo spessore del giocatore è apparso evidente soprattutto in gara 3; dove, con Portland superiore per tutto il primo tempo, ha di fatto retto la baracca da solo per tutta la prima frazione, evitando un divario irrecuperabile e mantenendo i suoi a galla abbastanza da poter poi (grazie all’altro fenomeno citato prima) mandare la serie sul 3-0.

Se abbiamo volutamente dato risalto ai due uomini centrali di questa serie, non bisogna dimenticare altri due “vecchi” che si sono distinti nelle ultime partite: Klay Thompson, solito tiratore mortifero che stanotte non è risaltato perchè fermatosi a “soli” 17 punti, ed Andre Iguodala, infortunatosi sul finale di gara 3 ma che, anche a 35 anni resta fondamentale nelle rotazioni giù alla Baia.

In tutto questo rimane centrale il lavoro di coach Kerr, capace di costruire negli anni una squadra tanto ben amalgamata da poter tornare ai fasti di un tempo in pochi giorni e che può sopperire alla mancanza di uno dei migliori attaccanti di sempre (che fino all’infortunio stava disputando dei playoff da Mvp) semplicemente ritrovando se stessa e tornando il roster del record assoluto (73-9) di vittorie in regoular season.

Un’ultima considerazione sul futuro della squadra e dell’ intera lega: voci autorevoli dicono che Durant potrebbe esercitare l’opzione per liberarsi in estate proprio perchè non si è mai sentito uomo franchigia in un team dove tutti sono fenomenali ingranaggi che fanno degli Warriors una schiacciasassi perfetta: questa serie potrebbe essere la prova decisiva che probabilmente è Durant degli Warriors, non viceversa.

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