Nicola Roggero, classe ’64 originario di Casale Monferrato, è uno dei più conosciuti giornalisti sportivi italiani. A Sky dal 2003, ha una vasta cultura che spazia dal calcio all’atletica leggera, fino al football americano. È autore di diversi libri, tra cui “Bolt. La leggenda” e “Caro Nemico”, incentrato su amicizia e rivalità tra grandissimi campioni nella storia dello sport. Noto al grande pubblico, tra le altre cose, per le appassionate telecronache della Premier League, abbiamo avuto il piacere di raccogliere le sue impressioni sulla stagione inglese appena andata in archivio.

Impossibile non partire dal duello City-Liverpool, deciso di fatto dagli 11 millimetri dello scontro diretto di gennaio: la sfida più appassionante di sempre?
“Sì, anche perché mai si erano viste due squadre capaci di raccogliere tanti punti insieme. Squadre che hanno lasciato per strada rispettivamente 16 e 17 punti in tutto il campionato, praticamente nulla. E’ stato un duello bellissimo, con continui capovolgimenti in vetta. Come sempre in questi casi, è proprio lo scontro diretto che ha finito per decidere il destino: il salvataggio di Stones e quei pochi millimetri hanno cambiato tutto. Nello sport uno dei due deve prevalere, ma resta ciò che hanno fatto queste formazioni. Un ritmo strepitoso, impossibile per la concorrenza. Considerando anche ciò che è successo nelle Coppe, considero City e Liverpool le migliori squadre d’Europa in questa stagione.”

La prima (e forse unica) stagione di Sarri sulla panchina del Chelsea: dopo un avvio clamoroso (5 su 5), i Blues sono rapidamente usciti dalla lotta per il titolo, conquistando comunque un ottimo terzo posto finale. Sfumata la EFL Cup, andranno a giocarsi l’Europa League a Baku.
“Non si può certo definire negativa una stagione in cui si arriva in fondo a due trofei. Persa ai rigori la coppa di Lega, vedremo come finirà la finale di EL contro l’Arsenal.
Credo che Sarri abbia pagato il suo integralismo, la volontà di far poco ricorso alle rotazioni. E bisogna tener presente che, rispetto agli anni di Napoli, aveva a disposizione una panchina certamente più importante. Poi la ferma volontà di affidarsi ai suoi schemi e ai suoi uomini, anche quando questo non incontrava il favore del campo. Jorginho è parso un acquisto deludente così come Higuaín, per il quale il tecnico si è imposto fortemente. Un giocatore nella sua parabola discendente, che non può rappresentare un investimento che guardi al medio termine. Sarri ha pagato tutto questo, e credo anche io che questa resterà la sua unica stagione sulla panchina del Chelsea.”

Annata quanto mai travagliata per lo United, che chiude fuori dalla prossima Champions. Il rinnovo di Solskjær è stato forse troppo affrettato?
“L’impressione è quella. Con il suo arrivo è arrivata anche una serie di risultati che hanno riportato lo United in orbita qualificazione Champions, cosa che con Mourinho era lontanissima. Sembrava inoltre aver recuperato un giocatore come Pogba, che con il portoghese era quasi finito ai margini. Ma alla fine i Red Devils hanno palesato delle lacune tremende, in diversi settori del campo. Lacune che non vengono risolte dall’addio di Ferguson. C’è una fretta nel voler tornare ai vertici, che porta ad accumulare giocatori di talento mediocre – strapagandoli – scoprendo poi di non sapere esattamente cosa farne. E quando non sono mediocri, sono giocatori come Ibrahimovic: elementi che non possono essere adatti a una squadra che deve ricostruire. Così come non poteva essere l’allenatore adatto, in questo senso, uno come Mourinho, da sempre abituato a voler vincere subito. Lo United avrebbe bisogno di pazienza, per riavvicinarsi a un ciclo – irripetibile nel breve termine – come quello dello scozzese. Si stanno invece sommando errori su errori, bruciando un allenatore dopo l’altro. Non vorrei che il prossimo fosse proprio Solskjær, che pure potrà godere ancora, da idolo di Old Trafford qual è, di una certa protezione.”

L’Arsenal ha vissuto l’anno I° DA (dopo Arsène): il quarto posto è stato gettato alle ortiche con un finale di stagione deludente, ma la qualificazione in Champions può ancora arrivare vincendo l’Europa League.
“Altra squadra che ha bisogno di dimenticare un ciclo lunghissimo. E nel caso di Wenger, diversamente da quanto avvenuto per Ferguson, un ciclo che si era concluso in maniera non vincente. Anche qui ci sarebbe bisogno di pazienza. Se arrivasse il successo in EL, sarebbe comunque una stagione positiva. Ma nell’Arsenal continuano a mancare troppe cose: la difesa mi sembra tutt’altro che a posto, mentre l’attacco è sicuramente da promuovere. Si sono però fatti sfuggire un giocatore come Ramsey a parametro zero. Questo è stato un gravissimo errore. Anche per la stagione prossima vedo i Gunners non dico all’anno zero, ma comunque destinati a pensare essenzialmente ad avvicinarsi alle posizioni di vertice, senza poter essere competitivi per la vittoria.”

Il Wolverhampton è la sorpresa della stagione: solo cinque anni fa conquistavano la promozione dalla terza serie. Oggi, con il settimo posto finale e la vittoria del City in FA Cup contro il Watford, i Wolves festeggiano una qualificazione europea che mancava dal 1980-81.
“Sorprendente fino a un certo punto: grazie al fatto di essere in mano ai portoghesi, con un burattinaio che si chiama Jorge Mendes, i Wolves hanno potuto allestire una squadra di tutto rispetto. João Moutinho e Rui Patricio sono Campioni d’Europa, Diogo Jota è un grandissimo talento, davanti Raúl Jiménez è un centravanti che mi ha molto colpito per l’impatto che ha avuto sulla Premier. E’ stato molto bravo Nuno Espírito Santo a calarsi nella realtà inglese e a valorizzare anche i giocatori britannici come Bennet, Coady, Doherty, oltre a lanciare il giovane Gibbs. Mi aspettavo certamente un Wolverhampton capace di lottare per qualcosa in più di una semplice salvezza, per quanto non li vedessi così in alto.”

Capitolo singoli: chi l’ha colpita in particolar modo? Tralasciando i soliti noti ci ha stupiti Fraser (Bournemouth), secondo nella classifica degli assist dietro al solo Hazard.
“Il Bournemouth è una delle squadre meglio allenate in Inghilterra. Questo giovane tecnico (Eddie Howe, ndr) ha fatto cose strepitose. Le sta facendo da anni, da quando salvò i Cherries addirittura in League Two per poi condurli nel giro di poche stagioni in Premier. Dove si sono clamorosamente confermati, anche con investimenti piuttosto contenuti, esibendo un gioco di buonissima qualità.
A livello di singoli, ho un debole per van Dijk del Liverpool, a mio parere in questo momento il più forte difensore centrale al mondo. Lo dimostra il fatto che i Reds dal suo arrivo sono diventati una squadra competitiva ad ogni livello. Dovessi dare un premio lo darei a lui, con una citazione particolare per Sterling: era già cresciuto al primo anno di City, ma ha saputo ripetersi anche in questa stagione.”

Uno sguardo in Championship: due leggende del Chelsea (Lampard, tecnico del Derby County e Terry, vice all’Aston Villa) si giocano la promozione in Premier, chi la spunterà?
“Beh, uno dei due in Premier ci arriverà in ogni caso. Nel senso che Frank Lampard credo possa essere annunciato come prossimo allenatore del Chelsea. Per quanto riguarda la finale di Wembley, punto comunque sul Derby County.”

Il dominio inglese in Europa non sembra affatto un caso fortuito. Le enormi disponibilità economiche sono solo una delle possibili ragioni?
“E’ una ragione forte. Sono squadre con possibilità non dico illimitate, ma quasi, sul mercato. Il che permette loro fatalmente di allestire rose estremamente competitive. A ciò si aggiunge il fatto che, oggi, un giocatore di qualunque tipo – anche di livello medio – sogna di giocare in Premier League. Al di là della voglia di conquistare dei trofei, è il campionato decisamente più divertente, più competitivo. Un campionato che ti pone di fronte a difficoltà che in altri Paesi non hai: io credo che squadre come il Wolverhampton, come il Leicester, in Italia lotterebbero serenamente per il piazzamento in Champions. C’è una qualità media che nessun altro campionato può vantare.
Poi arrivare con quattro squadre a contendersi le due finali europee può anche essere frutto del caso, penso per esempio al gol al 96° del Tottenham ai danni dell’Ajax. E certo ci sono squadre in Europa che possono contrastare le inglesi ai vertici: ovviamente le due spagnole, il Bayern, un domani il PSG, la Juventus. Singolarmente queste squadre possono sicuramente competere e battere le migliori squadre di Premier: ma appartengono a campionati dove poi vediamo scavarsi dei fossati con il resto delle contendenti. Cosa che in Inghilterra – dove anche formazioni di basso livello presentano elementi di qualità straordinaria – non avviene.”

Chiudiamo con gli allenatori: la Serie A, considerando anche l’addio di Allegri alla Juventus, sembra guardare parecchio Oltremanica.
“Per Sarri vedo possibile un rientro in Italia, specialmente se – come sembra – il Chelsea non lo confermerà. Per Pochettino mi sembra davvero complicato: il Tottenham per liberare l’argentino, e aspettiamo di vedere come finirà in Champions, chiede trenta milioni di sterline. Una cifra che non è addomesticabile da nessun club italiano, nemmeno dalla Juventus. Ma onestamente non credo neppure che Guardiola o altri allenatori di vertice possano ambire in qualche modo a venire nel nostro Paese, neanche se parliamo della panchina bianconera. Perché comunque non c’è lo stimolo di un campionato combattuto, che invece la Premier fornisce.”

Un ringraziamento speciale a Nicola Roggero.

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Intervista di Diego Baracchi

Grafica di Francesco Daniel Severi

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