Dopo l’annuncio a fine 2018 del suo approdo nel team ufficiale Honda HRC e dopo un inverno di grande attesa, l’avvio di stagione di Jorge Lorenzo non ha ripagato le aspettative riposte nel campione maiorchino dalla casa giapponese. Certo, siamo solo alla quinta gara di campionato e ne mancano fin troppe per poter dare un giudizio complessivo alla sua annata, ma se come si dice “chi ben comincia è già a metà dell’opera”, allora possiamo affermare che dalle prime indicazioni la strada da percorrere dal pilota spagnolo sembra ancora lunga e tortuosa prima di poter arrivare nelle posizioni di vertice.

Facendo un passo indietro torniamo con la mente al suo addio a Yamaha, nell’ormai lontano 2016, quando logorato dalla convivenza forzata con Valentino Rossi decide di firmare un biennale stellare con la Ducati: dodici milioni e la promessa di vincere un mondiale, che col senno di poi non vedrà nemmeno col binocolo. Chi ha vissuto quell’inverno con l’attesa di vedere lo spagnolo in sella al bolide italiano sa bene quante analogie vi siano con il periodo che sta attraversando tuttora: dichiarazioni atte ad accrescere un’attesa già spasmodica di suo, notizie di test privati che danno in grande spolvero l’asso di Palma de Maiorca ed un grande entusiasmo generale; insomma sembrava che Lorenzo dovesse scendere in pista e vincere il mondiale a mani basse.

Purtroppo però nel motociclismo, come in altri sport, le chiacchiere stanno a zero e la pista detta sempre la sua legge; è così che la prima annata in sella alla rossa di Borgo Panigale passa nell’anonimato e le critiche non tardano ad arrivare. Iniziano a manifestarsi le prime incomprensioni all’interno del team e Lorenzo viene troppe volte immortalato in atteggiamenti poco consoni alla rilevanza mediatica a lui riservata. Come, ad esempio, nel GP di Argentina quando si rende protagonista di un gesto spiacevole nei confronti della sua moto, del suo team e dei tifosi: dopo una caduta alla prima curva del primo giro infatti, lo spagnolo cerca in ogni modo di ripartire, ma vedendo che la moto non si riaccende, in un momento d’ira la scaraventa a terra; “abbandonata e maltrattata” scriveranno i giornalisti, scatenando la furia dei team manager Ducati. Si dice che nel box del numero “99” quel giorno volassero parole grosse e fin da subito l’aria iniziò ad essere pesante.

L’anno successivo Jorge riuscì in parte a riprendersi, grazie al tanto agognato serbatoio richiesto per mesi, conquistando tre vittorie nel corso della stagione, ma ormai l’idillio parve chiaro che fosse sfumato e non restò altro né al pilota, ma soprattutto a Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati Corse, di pensare ad un sostituto per le stagioni avvenire.

Ora che anche l’inverno scorso se n’è andato e si sono disputati i primi cinque Gran Premi della stagione, possiamo iniziare a trarre delle considerazioni sulla scelta di Jorge Lorenzo di passare in Honda al fianco di Marc Marquez. Innanzitutto possiamo notare come i suoi risultati rispecchino esattamente l’andamento avuto nel primo anno in Ducati, sintomo di una difficoltà di adattamento superiore rispetto agli avversari; certo, il cambio di moto non è mai semplice da digerire ma da un campione come lui ci si aspetta sicuramente di più. Inoltre la convivenza con un fuoriclasse come il “cabroncito” a lungo termine potrebbe portare ad una destabilizzazione psicologica non indifferente, perché nel motociclismo più che in altri sport “il primo avversario da battere è il proprio compagno di squadra” e terminarvi alle spalle ogni santa domenica non è certo piacevole; specie se poi ti chiami Jorge Lorenzo e le battute d’arresto per una lucidità mancata sono state troppo spesso una costante.

Insomma si prospetta una stagione difficile quella appena iniziata per il ”Martillo” che già dal prossimo appuntamento al Mugello, luogo a lui caro dove lo scorso anno vinse la sua prima gara con la Ducati, dovrà dimostrare di valere la fiducia riservatagli da Shuhei Nakamoto. Il miglior risultato fino ad ora è stato l’undicesimo posto ottenuto lo scorso weekend a Le Mans, ma non può assolutamente bastare per un perfezionista come Jorge. Conscio del suo potenziale, ma ancor più dei suoi limiti proverà a dar sfoggio di tutta la sua esperienza e del suo talento per sopperire ad una situzione tecnica moto-pilota al momento non proficua.

La sua condizione psicologica, come visto in passato, farà molta differenza perché a differenza di Marquez, Rossi e Stoner è un pilota che quando il feeling con la moto viene a mancare, lui non riesce a guidare sopra ai problemi. Ma serve un cambio di marcia per dimostrare al mondo intero che i cinque titoli mondiali ottenuti in carriera non sono stati un caso.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here